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Per tutti è "Villa degli sbadigli": è l'antico giardino di Catania da cui si vede il "fiume fantasma"

"Villa 'e varagghi" è il nome che gli abitanti le hanno dato, seppur sia intitolata al compositore Pacini. Un modo affettuoso e colorito per indicare un luogo magico nel cuore del centro storico

Simona Russo
Giornalista
  • 19 maggio 2021

Villa Pacini a Catania (foto da fb di Francesco Raciti)

Come per le persone anche ad alcuni angoli delle città accade talvolta di essere rinominati/soprannominati in seguito ad aneddoti o memoria storica tramandata e legata intimamente a quel luogo specifico. Quindi poi, questi siti, vengono conosciuti e riconosciuti proprio con quello specifico "nickname".

È il caso del Giardino Pacini che a Catania si trova nel cuore del centro storico. È infatti situato sotto i famosi Archi della Marina, ricavati dal riempimento della spiaggia dell'antico "Porticello", e sul cui viadotto passa il binario della ferrovia, vicino al porto, e subito fuori dalla antica porta della città, porta Uzeda.

È uno dei due giardini più antichi della città e uno dei quattro parchi principali di Catania. Soprannominato dai catanesi "Villa 'e varagghi" in quanto consueta meta, in passato soprattutto, di persone anziane che vi si recavano per rilassarsi e che, tra una partita a carte e l'altra, "varagghiàunu", ossia sbadigliavano. "Varagghiu", in dialetto catanese, significa per l'appunto sbadiglio.



Sorta alle spalle dell'antica Porta Uzeda, la "Villa 'e varagghi" si estende triangolarmente tra la via Cardinale Dusmet e Piazza Borsellino.

Fu costruita alla fine del 1800, la sua nascita risale ai primi tempi dell'Unità d'Italia quando venne riordinata l'area adiacente alle mura e la porta Uzeda nell'area interessata dalla foce del fiume Amenano, ove le lavandaie catanesi lavavano i panni: venne realizzata una villetta con passeggiata a mare e riordinato il lavatoio, di cui oggi restano alcune tracce visibili di fronte alla "Pescheria".

Inizialmente si affacciava ai piedi del mare, ma nel 1866 iniziarono i lavori di costruzione della linea ferroviaria Messina-Siracusa con la costruzione dei contestati Archi della Marina, il lungo viadotto che sottrasse parecchio spazio al giardino e cancellò la passeggiata a mare.

Nel 1879 la villetta ebbe finalmente un nome, quello del musicista e compositore catanese Giovanni Pacini, scomparso poco più di un decennio prima e il cui busto in marmo bianco venne posto su di un piedistallo all'ingresso (l'opera è dello scultore Giovanni Duprè).

La villa è sempre stata luogo di tantissimi concerti di bande musicali catanesi. All'inizio degli anni trenta del '900, allo scopo di potenziare il Porto di Catania, venne interrato il vecchio porto saraceno e canalizzata la foce del fiume Amenano realizzando il nuovo grande molo Crispi. Con tale operazione la villetta perse la sua "ariosità" trovandosi incassata tra il viadotto della ferrovia e le recinzioni del porto, ma allo stesso tempo gli ha donato una nota caratteristica.

Un'ulteriore mutilazione si ebbe nel secondo dopoguerra quando venne realizzato il mercato ortofrutticolo tagliando un'ampia sezione di alberi e realizzandovi la cosiddetta Piazza Alcalà (poi rinominata piazza Borsellino), e intorno agli anni '60 del secolo scorso quando venne raddoppiato il binario della ferrovia e una nuova area fu quindi ricoperta dalla seconda fila di archi.

Oggi la Villa Pacini continua a conservare un certo fascino, grazie alla presenza di un tratto del famoso fiume Amenano. Qui si trova uno dei pochissimi punti in cui è possibile ammirare il corso del fiume catanese prima di sfociare in mare aperto. Il nome Amenano si rifà all'omonima divinità greca con il corpo di toro e la faccia umana.

Nel Medioevo e fino all'800, il fiume è stato chiamato Judicello perché attraversava l'antico quartiere ebraico della Giudecca. Prima che nel 1669 il fiume fosse seppellito dall'eruzione dell’Etna, riforniva d'acqua l'intera città. Si diramava in tre parti: una si dirigeva verso la Pescheria e Villa Pacini, la seconda verso il Teatro Romano e piazza Duomo e la terza verso le Terme Achilliane. Non si è ancora riusciti a risalire a quella che potesse essere anticamente la sorgente del fiume.

Ciò che oggi si sa è che il fiume Amenano alimentava il lago di Nicito, anch'esso sepolto dall'eruzione. Da allora l'Amenano divenne un vero e proprio "fantasma" che vive al di sotto della città di Catania e che è possibile intravedere solo in alcune parti della città.
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