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Piombo o farina: i "trucchi" delle donne di Sicilia per scoprire il mestiere del futuro sposo

Il 24 giugno, giorno di San Giovanni, era il momento giusto per cimentarsi in una serie di prove che aiutavano la futura sposa a scoprire in anteprima il mestiere del marito

Mario Calivà
Scrittore e drammaturgo
  • 28 marzo 2021

Una frame dal film "Matrimonio all'italiana"

Tanto tempo fa in Sicilia le donne, prima di sposarsi, ricorrevano a diversi espedienti per scoprire in anteprima il mestiere dell'uomo che le avrebbe portate all'altare.

Il metodo più comune era quello di versare del piombo fuso in un secchio d'acqua fredda e osservare la forma che avrebbe assunto il suddetto metallo liquido. Se veniva fuori una cazzuola, allora lo sposo sarebbe stato, sicuramente, un muratore; se era un'ascia o una sega, allora, un falegname; se il piombo avesse assunto la forma di un remo, il futuro marito sarebbe stato, con ogni probabilità, un pescatore.

Il 24 giugno, giorno di San Giovanni, era il momento giusto per cimentarsi in queste prove.

A Belpasso, invece, si utilizzava la farina. Si prendeva un setaccio e "colle mani rivolte alla schiena la donna si mette a cernere la farina che v'è dentro". Appena terminata l'operazione occorreva controllare la forma assunta dalla farina: se questa avesse formato uno strato uniforme, occorreva ripetere l'esperimento.



Ma se la farina avesse formato degli strati, significava che il mestiere del futuro marito sarebbe stato quello del falegname. Se, invece, la farina si fosse raccolta in mucchi, il mestiere svelato era quello del contadino. Inoltre, esisteva anche la possibilità di ricorrere a delle formule magiche espresse sotto forma di poesie.

Ad esempio, una ragazza invaghita di un falegname prima di compiere l'esperimento del piombo poteva recitare alcuni versi come questi: "San Giuvanni sì, San Giuvanni no, Si m'hê pigghiari ô mastru d'ascia, Pozza truvari 'u munzeddu, adunca no".

A Naso, invece, la ragazza che del futuro marito desiderava scoprire il mestiere, prima di andare a letto, mangiava un pezzo di pasta condita con molto sale. La notte, a causa della sete, la donna avrebbe sognato un uomo in abiti da lavoro (che avrebbero svelato il suo mestiere) giungere davanti al suo letto per portarle un po' d'acqua.

Un'alternativa era rappresentata dall'utilizzo del crisantemo giallo. Occorreva che la donna bruciacchiasse la corona del fiore per poi lasciarlo fuori tutta la notte. Se l'indomani mattina la donna avesse trovato il fiore ravvivato significava che lo sposo sarebbe stato uomo ricco e facoltoso.

Oppure, la sera della vigilia di San Giovanni la donna si procurava tre fave: una sgusciata, l'altra sbucciata a metà e l'altra ancora con la buccia. Dopo averle preparate le doveva sistemare sotto il cuscino.

L'indomani mattina la donna, appena sveglia, senza guardare doveva estrarne una: se avesse pescato quella sbucciata, il suo futuro marito sarebbe stato povero; se quella scorticata a metà non sarebbe stato né ricco, né povero; se quella intera, allora si sarebbe trattato di un uomo danaroso.

Esisteva anche una variante di questo esperimento che consisteva nell'estrarre a sorte le fave direttamente da un sacco.

Nel paese di Chiaramonte, invece, le donne usavano affacciarsi alla finestra all'alba del giorno di San Valentino: se non passava nessuno era un cattivo presagio e, quindi, significava che la ragazza sarebbe rimasta zitella. Se fosse passato un uomo, quest'ultimo avrebbe indicato, senza volerlo, le sembianze del futuro marito.

A Monte San Giuliano le donne utilizzavano una mela. Il frutto veniva posato sulla strada. La donna rimaneva nascosta ad osservare quel che succedeva: nel caso fosse passato per primo un uomo, voleva dire che presto sarebbe andata a nozze. Ma se la mela fosse stata raccolta da una ragazza, non esisteva nessuna speranza di sposalizio.

Ancor peggio se la ragazza che passava si limitasse a guardare la mela senza toccarla significava che la donna sarebbe rimasta vedova. Se a passare per primo davanti alla mela fosse stato un prete, la donna era condannata a morire vergine.

Un altro espediente molto utilizzato era quello del secchio d'acqua posto al centro di una stanza: la donna vi saltava sopra e, immediatamente, andava ad affacciarsi alla finestra: la persona che sarebbe passata, senza volerlo, avrebbe offerto le caratteristiche del futuro sposo.

Se in passato si utilizzavano questi espedienti per scoprire il mestiere del futuro coniuge, oggi, grazie ai social media, è diventato più semplice: basta sfogliare le foto profilo per comprendere la condizione socio-culturale di chi ci interessa. Anche se a volte dietro un buon vestito o l'ostentare un certo stile di vita potrebbe nascondersi il contrario. Quindi, anche se a volte gli antichi metodi potevano sbagliare, di sicuro, però, erano più sinceri.
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