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Quando a Palermo si spegnevano le luci: il Settecento tra erotomanie e cicisbei

Ventagli con disegni erotici, figurine scandalose e l'abitudine di passeggiare in notturna: l'antica vita nel centro storico di Palermo tra polizia, falò, chiesa e libertini

Santi Gnoffo
Ricercatore storico e delle Tradizioni popolari siciliane
  • 14 novembre 2019

Piazza Pretoria a Palermo

Nella seconda metà del Settecento avvenne uno strano e quasi incredibile fenomeno: si diffuse per un lungo periodo a Palermo una certa rilassatezza di costume morale che per fortuna vide coinvolto un numero esiguo di aristocratici.

Negli ultimi anni di quel secolo la moda straniera arrivò infatti anche in città: la galanteria francese con orpelli ed insidie coinvolse la nobiltà, contagiandola e dalla Francia arrivarono anche nuove maniere di vestire, nuovi libri ed oggetti licenziosi. Le autorità civili e le cariche ecclesiastiche vigilavano zelantissime, certo, ma i loro occhi e le loro orecchie non riuscivano sempre a impedire relazioni occulte di "commercio malsano", o creduto tale.

E che cosa, d'altronde, non poteva entrare in città, quando in una sola volta, non meno di venti forestieri residenti a Palermo, usciti col pretesto di andare a bere un thè sopra una nave straniera ancorata al porto, ritornavano in pieno giorno carichi di preziose merci di contrabbando?



Nel 1782 arrivò, per l'appunto da Parigi una quantità enorme di ventagli con figure che facevano arrossire anche i libertini tanto che due anni dopo, per ordine dell'Arcivescovo Sanseverino, furono sequestrati e bruciati. Qualche anno dopo ancora però si diffondevano - anche davanti alla polizia - figure che erano il colmo della sconcezza. Nonostante i falò, le merci proibite infatti si moltiplicavano.

La conseguenza fu che le nuove mode colpirono le antiche usanze: “Mentre prima della celebrazione delle nozze non era permessa dimestichezza di sorta tra i giovani dei due sessi in Italia, le signorine palermitane, disinvolte, affabili senza affettazione, cominciavano a rallentare la severa consuetudine di stare ai fianchi delle mamme. Mentre nel Continente conducevano le figliuole in società guardando non al diporto, ma al secondo fine di disporle al matrimonio, in Sicilia mostravano una certa confidenza nelle loro figliuole, e permettevano che il loro carattere si svolgesse e maturasse".

Queste sono parole che il viaggiatore Bartels usò per descrivere "Il tenore di vita" di società è libero e piacevole, e più leggiadro per le nubili, le quali in tutto il resto d'Italia non compariscono mai".

"Qui non si guarda più che tanto alla età acconcia a prender parte ai piaceri del mondo - continua - Qui per le ragazze si stima necessaria la entrata prematura in società, acciò non manchi in esse la conoscenza dei pericoli stando ancora sotto la direzione dei genitori".

"Così la madre non si occupa assolutamente della educazione dei figli, i quali, com'è ovvio supporre, non avranno alla loro volta imparato nulla. Però incontra in Palermo ciò che non incontra fuori, in Italia: una ragazza che possa facilmente dare un passo falso: e questa è conseguenza naturale della conoscenza precoce dei piaceri mondani; conoscenza che, trovando la ragazza un cotal poco emancipata dalla sorveglianza paterna e materna e completamente abbandonata a se stessa, dà ad essa agio di profittare dei molti godimenti".

Le donne palermitane erano in preda ad una grande libertà e mentre i mariti s'avviavano a spogliarsi della "vecchia gelosia" erano le donne che fornivano aneddoti alla cronaca scandalosa.

Era Fuori le Mura che avvenivano prevalentemente questi episodi. La Marina era l'attrattiva più potente di chi amasse divertirsi senza troppi scrupoli di morale. Brydone scrisse a proposito: "Siccome i Palermitani in estate sono obbligati a mutare la notte in giorno, il concerto musicale non principia prima della mezzanotte".

Il tocco è il segnale perchè i virtuosi diano fiato ai loro strumenti per la sinfonia. A quell'ora la passeggiata formicola di pedoni e dì carrozze, alle quali, perchè sian meglio favoriti gl'intrighi amorosi, è vietato, qualunque sia il grado della persona, di portare lumi. Questi vengono spenti a Porta Felice, ove i servitori attendono il ritorno de' loro padroni: e tutti i passeggianti restano un'ora o due nelle tenebre, a meno che le caste corna della luna, insinuandosi ad intervalli, non vengano a dissiparle".

"Il concerto finisce verso le due del mattino, e tutti i mariti rincasano a trovare le loro mogli. Un marito non rifiuta mai alla sua metà il permesso di andare alla Marina e le signore per conto loro son tanto circospette che spessissimo coprono il viso con maschere".

Vietati i lumi, che perciò si spegnevano a Porta Felice, la Marina rimaneva al buio completo, come quello che meglio favorisse gli amori.

Le signore potevano andarvi senza i mariti, ed alcune anche mascherate. Siccome la maggior parte dei nobili di sera si recava alla Marina in veste da camera e le donne in semplice mussola bianca, si ha tutta cura di non far entrare fiaccole accese, d'altronde, non se ne ha bisogno, perchè la bella luna riflettendosi sul mare illumina tutto d'intorno.

L'abate Meli nei suoi scritti racconta della misteriosa trasparenza dei veli che volevan coprire il collo delle ragazze alla procace evidenza dei seno delle maritate, dalla furtiva occhiata della monachella al fremito inverecondo della donna mondana.

Per quanto concerne la "Moda" tra le malattie in voga predominava quella dei deliquî, pretesto all'amore, e certe smorfie per accreditarli: si fingeva di svenire e si giocava a carte. Nubili, mogli e vedove, "tutte posson dirsi paghe e contente, in quanto A un latu ànnu l'amanti o niuru o biunnu, Secunnu lu capricciu, e a ll'autru latu La sfera, lu quatranti e mappamunnu. La desiderata Marina è sempre il luogo favorito di certa gente. L'amore vi assume carattere di liberalità; la gelosia ne fugge; e se vi fa capolino, vi è, come avanzo di barbarie, derisa".

Ogni donna ha il suo amante e chi non ne ha, potrà occhieggiando procurarselo; e allora complimenti a tutt'andare, e subito confidenza. Le vesti di queste donne sono scollacciate quali si addicono al tratto, che la moda impone libero dai vieti pregiudizî di dignitoso riserbo nelle donne, di sommo rispetto alle mogli altrui.

Ma questa tolleranza da parte degli uomini era soltanto parvenza e sterna. Nei diversi monasteri d'allora, molte nobili e civili signore venivano ospitate. E non sempre per loro spontanea volontà. Tra il 1770 ed il 1804 quattordici nobili dame entrarono nel solo Conservatorio della Divina Provvidenza (Ritiro di Suor Vincenza) a Porta San Giorgio.

In questo Ritiro, come negli altri simili d'allora, nessuna dama andava a chiudersi senza gravi ragioni, e queste non potevano non essere d'indole estremamente delicata: o che i doveri coniugali avessero, per passioni inconsiderate, ricevuto qualche colpo o che la condotta del marito si riflettesse sulla moglie, la quale, appunto perchè donna, rimaneva esposta alla solita maldicenza, che talora risparmia l'uomo notoriamente infedele ed accusa la donna forse lievemente indiziata di colpevolezza, quando non del tutto innocente.

Con questa vita e con queste abitudini è facile comprendere come potesse a Palermo farsi strada il cicisbeismo, che tra le cattive fu la peggiore delle mode.

Non la si cerchi nel popolo, perchè la rigidezza della sua morale e quella gelosia che, per quanto esagerata da viaggiatori e da romanzieri, era ed è sempre intensa. Il cicisbeo, o meglio, il Cavalier servente (così li denominava il popolo) nacque e prosperò nelle alte sfere sociali.

Il Cavalier servente custodiva la dama, la teneva di conto, ne visitava ad ore determinate gli angoli più recessi e l'addobbava e adornava di sua mano; giacchè a lui, solamente a lui, era dal nuovo codice galante il diritto di accedere, padrone e servo, signore e vassallo, cavaliere e valletto, capitano e soldato, là dove codici oramai fuori moda non consentiron mai di levare gli occhi, non che di mettere i piedi o di alzare le mani.

Egli non era l'innamorato ma era un infelice che trascinava la catena d'una passione ardente. Quasi mai ricambiata. La figura del Cicisbeo, fu motivo di derisione da parte del popolo che non capiva il motivo per cui un uomo era al servizio di una dama, ne soddisfava i capricci senza avere nulla in cambio. Ma anche questa moda cessò.
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