MUSICA

HomeMagazineCulturaMusica

Quando la "nera mietitrice" lo sfiorò: Alessio Bondì e quel pianto che gli ha ridato la vita

La forza della rinascita caratterizza la storia musicale di Bondì, ma ancor prima la sua vita. Il cantautore palermitano che ha appena pubblicato il suo terzo album, ''Maharia'', si racconta a Balarm

Jessica Di Bona
Appassionata di arte e cultura
  • 26 giugno 2021

Alessio Bondì

La forza della rinascita caratterizza la storia musicale di Alessio Bondì, ma ancor prima la sua vita. È infatti un evento drammatico - e la conseguente rinascita - che lo porta, poco più che ventenne, a rivalutare la sua attività artistica, ma più di tutto il suo ''posto nel mondo''.

Una decina di anni fa, si trovava in Sicilia per le vacanze e la nera mietitrice lo ha sfiorato: «Un incidente con la macchina mi ha segnato, mi ha segnato nel bene perché sono rimasto vivo. Ero molto stanco e mi sono schiantato contro un albero perché mi sono addormentato», ci racconta Alessio, ormai con serenità.

Tornato a Roma, dove viveva per studiare teatro all'Accademia Corrado Pani, dopo diversi giorni metabolizza il tragico avvenimento; accade che durante una lezione, in preda a un pianto improvviso, lascia l'aula: «Dopo l'incidente ho avuto la sensazione che la mia vita potesse finire in qualsiasi momento», ci racconta. È allora che si avvicina seriamente alla musica: «Ho preso consapevolezza in maniera molto forte e precisa e, nei mesi successivi, decisi di riprendere in mano la chitarra.



La musica l'avevo coltivata solo nella mia stanzetta, a parte alcune esibizioni nei locali a Palermo». Grazie all'incontro col palco, avvenuto tramite il mondo del teatro a Roma, e all'incidente che ha riacceso il desiderio di fare musica ''sul serio'', Alessio riprende in mano la chitarra e non la lascia più: «In quel momento la musica mi ha chiamato» [ride].

Dopo aver superato con grande forza il brutto episodio, la musica diventerà la sua compagna di viaggio.

Rinascere, è questo dunque il leitmotiv della sua vita e anche dell'album, il suo terzo, ''Maharia'', che ha visto la luce proprio il 21 giugno, il giorno del solstizio d'estate, nonché il più lungo dell'anno: «Questo disco rappresenta una rinascita - racconta -. Credo ci sia bisogno di ritualità, abbiamo perso tanto in questo anno e mezzo. Il caffè, la birra con gli amici».

''Maharia'' è viaggio musicale tra incantesimi e filastrocche e racchiude sapori intimi e personaggi misteriosi, tra euforia e magia, a partire dall'affascinante copertina disegnata da Giulia Conoscenti, che raffigura una donna enigmatica, a ricordarci che ci sono cose che non si possono spiegare ma solo intuire, proprio come quei termini siciliani che è quasi impossibile tradurre in italiano.

Un esempio è dato dal termine ''taliare'', ricorrente in ''Maharia'': ''Ora ca un ci si, a mia cu mi talìa?'', ascoltiamo in ''Ave Maria al contrario'', un'intensa ''preghiera'', espressa grazie alla profondità del verbo ''taliàre'', che non significa solo ''guardare'', ma anche ''accorgersi di qualcuno''.

''Ora che non ci sei, chi si accorge di me? Chi mi osserva? Chi mi guarda? Io non esisto da quando non ci sei'', sono queste alcune delle sfumature del verbo, perché io esisto nello sguardo dell'altro, come il bambino inizialmente si riconosce nello sguardo della madre e l'amato nello sguardo dell'amata. È un legame viscerale, quello con lo sguardo degli altri, infantile, ma che ritroviamo a tutte le età e Alessio lo esprime con grande sensibilità.

Dell'amore e dei suoi inganni, oltre che della rinascita, raccontano i testi di ''Maharia'', quell'amore inafferrabile e indefinibile, che vuole ''taliare'' ed ''essere taliato'' per non perdere l'amato, come se così si potesse in qualche modo tenere con sé per sempre: «L'innamorato è vittima di un sortilegio.

L'altro è visto come qualcosa che non ti potrà mai appartenere. Ci si sente stregati dall'altra persona che ti provoca entusiasmo ma anche rabbia». La tracklist è attraversata da tante suggestioni, dalla filastrocca ''Fataciume'', al ritmo sudamericano di ''Taverna vita eterna'', col suo ''lupunaru''. Alessio canta in palermitano, la scelta del dialetto è legata al desiderio di autenticità e di rappresentare al meglio l'inconscio: «Il palermitano non è ''accademizzato'', non lo impariamo a
scuola, si compone soltanto di vita, di umore, di musicalità. È una materia viva, piena di vita».

Dei suoi viaggi ci dice: «Il viaggio aiuta a capire il valore della lingua e aiuta a dialogare con persone che hanno altri retaggi. È stato per me molto importante vivere a Roma, dove stavo in una classe di aspiranti attori, che venivano da tanti posti diversi».

A volte il dialetto, o meglio l'emozione che questo esprime, viene compreso all'estero più di quanto si faccia in Italia: «Paradossalmente - dice - in giro per l'Europa mi hanno detto delle cose così precise che in Italia spesso si perdono in un pregiudizio diffuso sulla musica dialettale. All'estero arriva l'emozione». E a proposito di viaggi, Alessio inizierà presto il tour del nuovo album, pubblicato dall'etichetta 800A. Il primo concerto si terrà a Bologna il 21 luglio, poi Milano (22 luglio), Torino (23 luglio), Roma (24 luglio), Bacoli (25 luglio), Cupramontana (29 luglio), Messina (9 agosto), Palermo (6 settembre). In questi giorni alcuni fan, per omaggiarlo, hanno scritto delle frasi tratte dai suoi brani in giro per l'Italia, a Palermo, a Napoli, a Roma, a Firenze e a Bologna.

Non ci resta, dunque, che lasciarci trascinare da questa ''Maharia'', per ritrovare la luce dopo il buio, protagonisti di una rinascita che ci aspetta perché, come ci ricorda Alessio, «noi siamo infiniti».
Se ti è piaciuto questo articolo, continua a seguirci:
Iscriviti alla newsletter
Cliccando su "Iscriviti" confermo di aver preso visione dell'informativa sul trattamento dei dati.

ARTICOLI RECENTI