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Quando Zichichi parlava di scienza e fede: "C'è una logica che governa l'universo"

Sulla sua pagina Instagram ricordava anche l'incontro con Giovanni Paolo II: "Sentii che la storia ci offriva un’occasione unica: quella di sanare una frattura". Il video

Balarm
La redazione
  • 9 febbraio 2026

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Antonino Zichichi, il celebre fisico scomparso il 9 febbraio, sosteneva che la scienza e la fede non sono in conflitto, ma complementari, vedendo l'esistenza di Dio come l'autore della logica che governa l'universo, una logica che la scienza studia. In particolare sosteneva che le leggi fondamentali della natura e l'ordine del cosmo rappresentano una prova di questa intelligenza superiore, espressa anche nel suo libro "Perché credo in colui che ha fatto il mondo" e "L’Infinito, L’irresistibile fascino del Tempo".

Per Zichichi, comprendere le leggi del cosmo equivale a intravedere la mente del Creatore, affermando che la scienza è un modo per interrogare Dio, e fede e scienza sono entrambi "doni divini".

Un rapporto però spesso conflittuale nella storia dell'umanità e che ha a che fare anche con la comlplessità dell'esistenza, le malattie, le guerre. Celebre lo scambio di battute con Umberto Veronesi. Altrettanto noto il rapporto e il dialogo con Papa Giovanni Paolo II che lo stesso Zichichi ricordava sulla sua pagina instagram: «Quando incontrai Giovanni Paolo II, sentii che la storia ci offriva un’occasione unica: quella di sanare una frattura che per secoli aveva diviso la Scienza e la Fede. Spiegai al Pontefice ciò che il mondo scientifico sapeva da tempo — che la condanna inflitta a Galileo Galilei fu un errore umano, non un contrasto con la Verità. La Chiesa aveva colpito un uomo che, con straordinaria umiltà e rigore, aveva aperto all’umanità il Libro della Natura».

E poi aggiungeva: «Parlai con Giovanni Paolo II della necessità di riconoscere ufficialmente quel torto, non per riscrivere il passato, ma per dare forza al futuro: un futuro in cui la Scienza e la Fede potessero tornare a dialogare, unite nella ricerca della Verità. Il Papa mi ascoltò con attenzione, con quella profonda intelligenza spirituale che lo caratterizzava. Fu grazie al suo coraggio e alla sua apertura che la Chiesa ebbe, dopo secoli, la forza di chiedere perdono e di riabbracciare la Scienza. Un gesto che segnò non solo la storia della Chiesa, ma quella dell’intera umanità».
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