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Quel mattacchione del Caravaggio: una meretrice come modella per le Madonne

Non solo la Vergine, anche Santa Caterina, Marta e Maddalena: partendo dalla famosa Natività dell'Oratorio San Lorenzo di Palermo conosciamo Fillide: modella di Caravaggio

Gianluca Pipitò
Ricercatore storico e dell'Arte
  • 10 maggio 2019

La Natività coi Santi Lorenzo e Francesco d’Assisi (particolare, 1600 circa) di Caravaggio

Avrei voluto essere presente all’arrivo del dipinto della Natività di Caravaggio all’Oratorio di San Lorenzo e Francesco di Palermo.

Sì esattamente così: esser presente, ovviamente con le conoscenze attuali e magari pensare di scorgere il sorriso beffardo del Merisi per il segreto che custodisce questa magnifica tela ormai perduta.

Di Caravaggio ormai sappiamo molto, abbiamo tante informazioni riguardanti la sua vita ed i suoi atti violenti che ci fanno pensare che fosse sicuramente un uomo sui generis, anticonvenzionale, anche strano ma, stranamente lasciatemelo dire, forse molto più vicino ad un concetto di Cristianesimo puro rispetto ai suoi colleghi famosi e vicini ai poteri forti.

Affermazione ardita? Probabile, ma detta con coscienza poiché il Merisi, pensate un po’, era un seguace delle idee del Cardinale Carlo Borromeo, formandosi nella cittadina di Caravaggio in quell’ambiente influenzato dalle idee di San Carlo e a Roma sotto la protezione di Federico Borromeo e Costanza Colonna Sforza, figlia del vincitore della battaglia di Lipari (che parallelismo: San Lorenzo/Caravaggio, Santa Cita/Battaglia di Lepanto).

In questo ambito culturale nasce l’opera commissionata dalla Compagnia di San Francesco dei Bardigli, composta per lo più da mercanti Genovesi, e che per bellezza esecutiva, sia nella stesura dei colori che nella luce, l’accuratezza e precisione nei dettagli e facendo un confronto stilistico con l’adorazione dei pastori del 1609 di Messina e la Santa Lucia di Siracusa del 1608, non poteva essere stata realizzata in Sicilia, considerando anche e soprattutto lo stato emotivo di Caravaggio, fuggito da Malta, braccato ed in preda alle paure di una esecuzione immediata.

La pala fu eseguita probabilmente a Roma per vari motivi: la continuità esecutiva e stilistica con le opere del ciclo romano e, soprattutto, per le recenti scoperte di archivio di Giovanni Mendola in particolar modo con la lettera di impegno del 24 aprile del 1600 in cui un banchiere senese, Fabio Nuti, che ha contatti con il confrate della Compagnia di San Franceso Cesare da Avosta (che presenta una lettera di cambio del 1601 proprio del Nuti, impegna Caravaggio per un dipinto.

Ma torniamo alla realizzazione del quadro: l’opera austera e semplice raffigura i dettami di San Carlo che, rappresentando la realtà, vedeva nel volto del povero e del peccatore raffigurato il Cristo stesso.

A questo punto sorge la domanda: qual è il peccato più antico che conosciamo? Il meretricio, sicuramente.

Guardando bene la copia della pala d’altare, il volto di Maria sembra molto simile a quello delle opere già conosciute e che hanno come modella principale Fillide, nata l’8 gennaio del 1581 a Siena, guarda caso come il Fabio Nuti, la ritroviamo a Roma tredicenne in preda a varie vicende familiari, personali e con la giustizia.

Fillide si dedica sin da piccola al meretricio facendo un “salto” di qualità conoscendo i Tomassoni nel 1598 che la inseriscono in un giro “più raffinato ed elegante” per poi, dopo alterne vicende, abbandonare dedicandosi all’agiato Giulio Strozzi, il quale tra l’altro commissiona il ritratto di Fillide a Caravaggio nel 1604, e trasformandosi in una filantropa cercando così di guadagnarsi il rispetto cittadino fino all’allontanamento forzato dello Strozzi da Roma e la fine del loro amore. Ormai agiata morirà i primi giorni di luglio del 1618 a soli 37 anni.

Fillide, oltre ad essere rappresentata nel famoso ritratto Strozzi, viene utilizzata come modella dal Merisi per altre tele “sacre” e non come: Santa Caterina d'Alessandria del 1597, Marta e Maria Maddalena del 1598, Giuditta e Oloferne del 1599.

Quindi immaginate la sorpresa che avrebbero avuto i Confrati ed i Francescani nel sapere chi fosse Maria? Ma che burlone o semplicemente che genio quella mente folle del Merisi di Caravaggio!

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