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Quel punto sacro di Palermo tra il pubblico Macello e la Conceria: la Piramide della Volta

Un viaggio a ritroso nella speranza di avere sempre più chiara la visione della città che amiamo. Una Palermo sconosciuta ai più, attraverso il Cassaro e la "Strada Nova", ovvero la via Maqueda

Antonino Prestigiacomo
Appassionato di storia, arte e folklore di Palermo
  • 25 novembre 2021

A sx l'antica stampa di Antonio Bova e a dx la priramide della "Madonna della Volta" prima della distruzione nel '62 (foto Quatriglio)

Se guardate attentamente l'antica stampa di Antonio Bova che descrive il «Prospetto della piazza Ottangolare di Palermo con veduta della Porta Nuova e della Porta Maqueda» ad esempio nel celebre libro di Arcangiolo Leanti, Lo stato presente della Sicilia, o sia, breve e distinta descrizione di essa, vi accorgete sicuramente, al di là della prospettiva falsata ma utile per inquadrare contemporaneamente il Cassaro e la “Strada Nova”, ovvero la via Maqueda, che al centro di quest'ultima è collocata una piramide con una croce in cima. È la cosiddetta “Piramide della Volta”.

Tutto ebbe inizio quando si «incominzò la nova felice e pomposa strada detta di Macheda». La costruzione della via Maqueda per tradizione si associa ai due viceré che diedero maggiore attenzione e impulso allo sviluppo urbano della città di Palermo, cioé Don Garcia de Toledo e Bernardino Cardines Duca di Maqueda, tuttavia, è stato dimostrato e ricordato da Rosario La Duca «che ci fu una precisa volontà pianificatrice da parte dell'amministrazione civica, sia nel primo che nel secondo intervento, per ripartire la città “in quattro nobili parti”».



In questo contesto nasce il taglio di via Maqueda che ad un certo punto della costruzione avrà un problema di continuità per via di una depressione terrena che collegava le due piazze «del pubblico Macello e della Conceria». Onde evitare di costruire un muro che interrompesse la comunicazione tra le due piazze si pensò bene di disegnare una volta, cioè un arco sul quale fare correre la “Strada Macheda” e, scrive il Mongitore, «Sulla tela del muro di questo passaggio vi fu dipinta sopra una tavola di pietra di Genova una divotissima immagine di Maria Vergine in atto di porgere la piena mammella al celeste Bambino, che tiene in braccio; ed è venerata col nome di Madonna delle Grazie; e comunemente, la Madonna della Volta».

A dipingere questa sacra immagine fu Giacomo Caviglione nel 1602. A quanto pare la Vergine della Volta fu prodiga di miracoli, tanto che la gente per ringraziarla le portava costantemente doni in legno o argento. Il viceré Don Giovanni Enriquez De Caprera, Grande Almirante di Castiglia, nel 1641, meravigliatosi della frequentazione del luogo, eresse un altare in onore della Madonna della Volta e ne divenne inevitabilmente “protettore”.

Perciò fece erigere una chiesa completata il 19 gennaio del 1643. Essa era rivolta verso il quartiere della Conceria e quasi attaccata alla Volta. Ovviamente il popolo concorse per una migliore custodia della sacra immagine della Madonna all'interno della detta chiesa, ma il “Venerabile Servo di Dio d. Girolamo di Palermo” si oppose argomentando che l'affresco avrebbe potuto subire irreparabili danni. Il sacerdote fu prudente, ma non lungimirante perché quando il passaggio della Volta fu chiuso la sacra immagine scomparve con esso, anche se non del tutto, ma si dirà dopo.

Oggi per indicare la posizione in cui si trova qualcosa utilizziamo Google maps, ma in quei tempi si utilizzavano strumenti differenti, come ad esempio una piramide di marmo. Tornando al tema iniziale, e cioè “la Piramide della Volta”, bisogna considerare che tale oggetto serviva proprio a questo, ovvero ad individuare un luogo, nel nostro caso un luogo sacro.

Già, infatti la piramide di marmo, che ne sostituì una precedente di legno, collocata in via Maqueda, indicava il luogo sotto al quale era ubicata l'immagine della Madonna della Volta e vietava contemporaneamente il transito su quel terreno sacro: «Nella strada, che stendesi sopra la Volta, e sopra il luogo, sotto di cui è l'altare della Vergine, s'alzò fin dal principio una Piramide di legno, per impedire il corso alle carrozze, e non passare sopra di quel luogo consacrato a Nostra Signora.

Ma già sdrucita, e fraccata, perché esposta all'inclemenza delle stagioni, dispose il Senato di Palermo di rifarla e più durevole, e più pregiata, onde sul medesimo luogo fece alzare altra Piramide di marmi bianco, e bigio, disposta con ben inteso lavoro, nell'Aprile del 1686, manifestando gli atti della sua venerazione verso la Sacratissima Immagine di Maria.

In una delle due facciate si scolpì l'effige della Gran Signora [...]». Il simulacro marmoreo, ci dice il Villabianca, negli anni cominciò a far storcere il naso ai gran signori che con carrozze sempre più grandi e pompose correvano lungo la via Maqueda, così «A 2 dicembre 1776, lunedì – La Piramide marmorea posta alla bocca della discesa del pubblico macello nella Strada Nuova, e che copriva il santuario sotterraneo della chiesa della Madonna della Volta, rimase affatto abbattuta per disposizione del Senato e fu levata affatto dal detto sito.

Deturpava in verità un tale obelisco, stando colà nel mezzo, il dritto corso di detta grande strada; e però, rialzandosi il medesimo fu collocato fra il febbraio dell'anno 1777 dal manco lato della via stessa, giusto di faccia all'antico sito, da cui fu rimosso».

Fin qui il marchese di Villabianca, ma egli non poteva sapere quel che avrebbe visto con i suoi occhi Gioacchino di Marzo, il quale, curando la celebre opera del marchese annotava: «Ma il detto obelisco marmoreo con l'immagine di Nostra Donna fu poi ancor tolto a' dì nostri dal luogo cennato [...] fu trasferito nella piazzetta dietro la parrocchia di Santa Croce, in via S. Agostino, dove fin oggi rimane». A sua volta, il Di Marzo non poteva sapere che durante la seconda guerra mondiale la chiesa di Santa Croce sarebbe stata bombardata e quasi rasa al suolo, sicché in questo sito la Piramide della Volta subì la definitiva demolizione nel 1962.

Ciò che ne rimane si trova all'interno del chiostro di Santa Ninfa dei Crociferi: due lapidi con iscrizioni latine e un bassorilievo di forma ovale in marmo ritraente una Madonna che allatta il bambino in braccio mentre due puttini la incoronano, il tutto incorniciato da una lavorata ghirlanda di frutti. L'ovale marmoreo che decorava la piramide è inchiodato su un muro, sopra di esso c'è una scritta latina «Anagliphon hoc e latente et in decoro loco sublatum instauratum hic posuit Rev. Mus Franciscus D'Ardia Parochus A.D. MCMLXII».

Chiunque andrà ad ammirare questi resti, avrà davanti a sé un riflesso di quella che fu la famosissima Madonna della Volta, un riflesso del passato che ci parla di un mondo lontano nel tempo che tuttavia ci sussurra ancora oggi e ci invoglia a viaggiare a ritroso nella speranza di avere sempre più chiara la visione della città che amiamo, come se volessimo scoprire e vedere con i nostri occhi l'infanzia di una persona che fa parte della nostra vita.
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