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Quella luminaria maleducata a Palermo: ma per l'artista è un piccolo inno al sacro

Da qualche giorno in piazza Aragona campeggia una luminaria un po' stravagante che ha diviso l'opinione pubblica in città, è un progetto collaterale di Manifesta12

Alessia Rotolo
Giornalista
  • 17 settembre 2018

L'opera "AIHCNIM"

Da qualche giorno in piazza Aragona, a Palermo, campeggia una luminaria un po' stravagante che ha diviso l'opinione pubblica.

C'è infatti chi la trova adorabile e chi invece la trova solo scurrile, banale e di dubbio gusto, trovando che l'arte debba elevare il pensiero con la sua potenza piuttosto che stimolarne la povertà.

Intanto a Palermo ormai non si discute di altro, la luminaria con la scritta "Minchia" (ma che secondo il progetto dell'artista è da leggere al contrario, quindi "Aihcnim") è stata accesa lo stesso giorno in cui Papa Francesco si trovava a Palermo, sabato 15 settembre.

L'opera è inserita tra i progetti collaterali della biennale Manifesta12 ed è di Fabrizio Cicero per la cura di Bridge Art e prodotto da Andrea Schiavo H501: sarà esposta e accesa fino al 5 novembre.

«Il termine "minchia", storicamente usato per indicare l'organo riproduttivo maschile col passare del tempo si è trasformato in un suono che, allontanandosi dalla figura che rappresenta, diventa modo per enfatizzare la qualsivoglia emozione: disprezzo, apprezzamento e soprattutto stupore», dice l'artista.

«Un sostantivo il cui "rumore", rimbalzando, ha risalito l'intera nazione - continua - una parola cardine del linguaggio siciliano che ha sconfinato dai confini dell'isola riducendo la distanza tra nord e sud».

«"Minchia" diventa una scritta luminosa - spiega ancora - un arco temporale, dove la parola risuona come eco del passato accogliendo ancora oggi stranieri e cittadini che lo attraversano».

L'intermittenza fa da faro nella notte, un punto di incontro tra ieri e oggi, tra fuori e dentro. «Quella che può sembrare un’operazione dissacrante e ingenuamente di rottura - aggiunge Cicero - è invece un piccolo, modesto inno al sacro».

«Scrivere una parolaccia in cielo oppure riappropriarsi del senso più antico del sacro attraverso un’arte, tra le più recenti, fin dalle origini associata alle celebrazioni religiose: il lumen simbolo di vita e di tensione verso la dimora celeste» conclude l'artista.

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