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Quella partita di calcio nel giorno dello sbarco in Sicilia: la storia della "Disordinata"

La vicenda, ebbe luogo in una “giornata particolare” quella dei bombardamenti e dello sbarco degli alleati in Sicilia con l’Operazione Husky: la partita Palermo-Villabate

Susanna La Valle
Storica, insegnante e ghostwriter
  • 8 marzo 2026

Foto realizzata con AI

La storia siamo noi, diceva il titolo di una canzone, parole che aprono ad una riflessione, i racconti personali diventano testimonianze rispetto alle grandi narrazioni, sono colori che affrescano un periodo riportando emozioni, sentimenti e verità. Sono venuta a conoscenza di questa storia grazie ad una delle Amministratrice di un grande gruppo di Facebook (Sicily World) e da qui ho contattato l’autore di un romanzo in inglese, dove si trova questo “fatto” realmente accaduto.

L’autore, Salvatore Cottone, trasferitosi negli Usa è stato un divulgatore della cultura siciliana, insegnando persino la lingua presso associazioni e università private. La vicenda, ebbe luogo in una “giornata particolare” quella dei bombardamenti e dello sbarco degli alleati in Sicilia con l’Operazione Husky. In questo scritto, con un immaginario mosaico di personaggi e vicende, si racconta una giornata che cambiò le sorti non solo della guerra ma del mondo.

Tutto ha inizio con una domanda che l’autore rivolse ad un suo conoscente di 92 anni lungo, il corso di Villabate: “Zu Santo mi racconti una storia che pochi conoscono…”. È così che Santo cominciò a raccontare una partita che si disputò proprio il 10 luglio del 1943 tra la “Disordinata” Villabate e il blasonato Palermo, allo Stadio di Bolognetta. I giocatori per la maggior parte Custureri, sarti, condividevano la grande passione per il calcio e per la loro squadra così chiamata, perché pantaloncini, magliette e calzettoni erano spesso “arrangiati”, diversi gli uni dagli altri, tutti però con i colori sociali giallo-rossi; anche il campo allenarsi era stato “rimediato” era il Guarnaschelli, in terra battuta, affittato e rimesso a posto dalla stessa squadra. I giocatori del Villabate non erano però “nuddu 'miscato cu nenti" militavano nel campionato dilettanti di seconda categoria ed erano forti.

Nel libro è possibile leggere la formazione dove vengono descritte le caratteristiche e peculiarità di ogni giocatore, anche se su tutti spiccano i due protagonisti attaccanti, uno dei quali racconta in prima persona, ed il portiere chiamato “Saracina, con lui la porta era al sicuro”. Nel pieno del conflitto mondiale giocare con il Palermo, in un periodo in cui molti campionati erano stati sospesi, “era un modo per rimanere vivi e lottare, per continuare a giocarsela, comunque vada” dice l’autore.

Le due squadre avevano già avuto modo di incontrarsi, e la “disordinata” era considerata dal Palermo, un osso duro. La partita di “Davide contro Golia” si trasformò in un evento, all’annuncio della partita tutti i si mobilitarono ed accorsero quasi 20.000 spettatori, provenienti anche dai territori “di Vicari, Lercara Fiddi, Marineo, Alia, Misilmeri, ecc» dove molti palermitani s’erano rifugiati.

I preparativi furono vissuti tra i circoli, il corso, le piazze. “mi raccumannu picciotti” era la frase più ricorrente. Santo ed Angelo i due protagonisti avevano preparato tutto e si erano organizzati per stare vicini in treno per discutere di strategie e moduli. Dopo una notte insonne per l’emozione arrivò la mattina del 10 luglio; i tifosi si erano organizzati con bici, carretti e muli, schietti e maritati (scapoli e ammogliati) per raggiungere lo stadio.

La squadra partì in treno, alle 12.30, tutti tranne Santo e Angelo che arrivarono in ritardo: “Buttana u trenu persimu”. Disperati, arrabbiati, avendo perso l’appuntamento, trovarono come solo mezzo di trasporto un tandem, avuto grazie al custode delle bici che disse loro “, itivinni ca li raggiunciti, forza Villabati”. Furono 20 km di salite e curve, Angelo incoraggiava Santo “«Non ti preoccupare…. ca a scinnuta tutti i santi aiutano!!!» Fu una prova durissima sotto il sole di luglio. Inutile dire la delusione della squadra e dei tifosi quando si accorsero alle 15.00 che i due calciatori più amati mancavano all’appello: “siamo proprio la disordinata” dissero.

Arrivati in ritardo, benché inseriti nella formazione rischiavano di non entrare, fu però trovata una soluzione, fu concesso di iniziare l’incontro con mezz’ora di ritardo, il tempo di far riassorbire tutto l’acido lattico accumulato con la corsa in bici. La partita finalmente iniziò e tra azioni e parate di Saracina, la “Disordinata” si trovò in vantaggio verso la fine del primo tempo con due goal. E ‘al fischio dell’arbitro, prima di tornare negli spogliatoi che avvenne un evento assolutamente inatteso, il cielo diventò scuro accompagnato da un tremore spaventoso che sembrava un terremoto; più di 400 aerei volavano carichi di bombe diretti a Palermo. Fu terrore puro la gente scappò in ogni direzione, tra urla e sirene.

Santo ed Angelo corsero verso il tandem in pantaloncini scarpini e maglietta pronti a ricominciare, con più foga di prima, la corsa verso casa, “tanto era tutta discesa”. Le scarpe chiodate non aiutavano la pedalata e dopo aver travolto una bambina con poche conseguenze, silurarono un carretto sulla strada vicino Misilmeri. Volarono entrambi, Santo rimase stordito, Angelo invece “non dava segni di vita”. Entrambi vennero riportati in paese senza essere visti. È qui un nuovo dramma, si sparse la notizia che i due giocatori erano morti durante i bombardamenti “mischini cosi giovani e cosi appassionati du Palluni ca mancu li bummi li fermarono”. Vi furono abbianniate a lutto, lamenti, lacrime e fiori, tutto finché Santo ricomparve all’improvviso tra l’incredulità dei compaesani, “quasi 6000 volte raccontai a parenti ed amici quello che era successo”, dopo arrivò anche Angelo, ed il dramma divenne una gran festa.

La partita finì così al primo tempo e non fu terminata, la Disordinata Villabate sempre pronta ad affrontare ogni avversità, aveva ora altre e più importanti priorità c’era da ricostruire vita, speranze e futuro. C’è da ricordare che per molti di quelli che vissero questo incredibile evento «è già da tempo scoccato il 90° minuto della vita».
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