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Rame e latta erano la sua passione: "Nino u lantirnaru'', lo stagnino amato da tutta Scicli

Nonostante sia venuto a mancare nel 2017, ancora oggi viene ricordato con affetto da chi l'ha conosciuto e la sua bottega storica è diventata una sorta di museo

Jessica Di Bona
Appassionata di arte e cultura
  • 26 novembre 2021

Ci sono persone che fanno la storia e vengono ricordate anche quando non sono più tra noi, perché chi ha avuto la fortuna di conoscerle non le dimentica facilmente. Questo è il caso del signor Antonino Manenti, noto a tutti come ''Nino u lantirnaru''.

Nino era una vera e propria istituzione a Scicli. Nonostante sia venuto a mancare nel 2017, ancora oggi viene ricordato con affetto da chi l'ha conosciuto e la sua bottega storica vicino la chiesa di San Bartolomeo è diventata una sorta di museo.

Veniva chiamato ''u lantirnaru'' perché fin da piccolo aveva fatto lo ''stagnino'', si occupava di riparare oggetti in latta e rame. Nino è stato uno degli ultimi esempi dell'antico mestiere, la testimonianza di un passato non troppo lontano, fatto di semplicità e assenza di consumismo, un passato in cui gli oggetti venivano riparati e non sostituiti, un tempo in cui custodire era un valore.



«Lui aveva fin da piccolino iniziato a lavorare nella bottega. Prima per trasportare l'acqua o l'olio non c'erano contenitori di plastica, ma latta e rame, ha imparato il mestiere, ha potuto acquistare la bottega e ha continuato a fare questo mestiere», racconta la nipote Maddalena Mormina.

Nino era amato da tutti, con i suoi racconti e la sua umiltà. Non solo le persone del quartiere, ma anche i turisti acquistavano i suoi oggetti. Dentro la sua bottega si trovava di tutto, pentole, padelle riparate, brocche per contenere l'acqua, l'oliera, le giare. Realizzava anche miniature di 2 cm, rappresentando chiese e monumenti.

«Mio papà era un artigiano, ce l'aveva nel sangue, ha imparato il mestiere fin da piccolo. Per più di cinquant'anni ha avuto un'attività commerciale dove vendeva tutto, era anche ambulante. Poi però la plastica ha sostituito parecchio gli oggetti in latta», racconta una delle figlie di Nino, Laura Manenti: «Tutto il mondo è venuto a Scicli e tutto il mondo l'ha conosciuto».

Nino teneva un quadernetto destinato agli autografi dei personaggi famosi che andavano a trovarlo e dove raccoglieva anche i pensieri che i passanti volevano lasciargli. Tra i visitatori della bottega ci sono Aldo, Giovanni e Giacomo, Ivana Spagna, e tanti altri.

Nino nacque nel 1937, a ridosso della Seconda guerra mondiale, la sua infanzia fu dunque costellata di sacrifici: «Conosce fin da piccolo l'arte di arrangiarsi e va subito a lavorare», racconta la figlia «Era un papà meraviglioso e un nonno fantastico, dotato di grande umanità, grande umiltà, sempre affettuoso, molto cordiale. Quando dico ''sono la figlia di Ninu u lantirnaru'', tutti subito si ricordano di lui».

Nel teaser del film documentario ''Viaggio a sud - Indagine in Sicilia'', di Joshua Wahlen e Alessandro Seidita, che riporta le testimonianze di artigiani, contadini, poeti, cantastorie siciliani, vi è anche un racconto di Nino u lantirnaru, in siciliano, che riporterò in italiano: «Io avevo sei anni e andai dal mastro, a sei anni i ragazzini più poveri venivano mandati dal mastro.

A quindici anni, tra la disperazione e la fame, il mastro mi disse ''più di 500 lire alla settimana non ti posso dare'', io gli dissi ''ma io li guadagno in un giorno'' e lui mi rispose ''figlio mio, se vuoi restare, resti, io t'insegno il mestiere''. Io me ne sono andato e ho aperto la bottega», racconta Nino, con la tipica teatralità da cantastorie che lo contraddistingueva e con la luce negli occhi di chi coltiva una passione.

Alla fine del trailer, la telecamera si ferma su un cartello con una scritta firmata da Nino: ''I cosi vecchi sono ricordi del passato. Non li vendo, sono miei'', perché amava riparare gli oggetti e dare nuova dignità alle ''cose vecchie''.

Ha lasciato un vuoto a Scicli, ma il suo ricordo è sempre vivo, a testimoniare che le belle persone non vanno mai via. Vagando tra i vicoli barocchi, guardando con attenzione, si scorgerà la luce accesa di notte nella piccola bottega di Nino u lantirnaru.
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