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Riapre alla comunità il MAC di Gibellina: il sogno di Ludovico Corrao ora è realtà

Oggi il Museo è ritornato a vivere posizionandosi, di diritto, tra i luoghi di riferimento nello Stivale in materia di Arte Contemporanea, custodendo la più ampia collezione del Sud Italia

Rosa Guttilla
Giornalista
  • 25 luglio 2021

Succede che la forza della Natura faccia tremare la terra, una notte di gennaio, a tal punto da far crollare interi paesi, generando morte e panico. Succede pure che da quel terribile tremore la forza della Cultura riesca a far nascere fiori immortali dell'Arte "nel deserto del destino e dell'oblio".

È accaduto questo a Gibellina, paese della Valle del Belìce, fortemente colpito dal terribile terremoto del 1968 ma rinato, quasi subito, dalle sue macerie grazie alla visione lungimirante e all’invito di un singolo, Ludovico Corrao, a cui si deve la rinascita, all’insegna della cultura a 360 gradi, di una realtà unica nel panorama internazionale.

La riapertura a Gibellina - unico esempio in Europa di “città nuova” - del MAC, Museo d’arte Contemporanea voluto dallo stesso Corrao e oggi a lui intestato, dopo sei anni di chiusura, rappresenta la rinascita di quel simbolico fiore della speranza, piantato all’indomani del buio di quella fredda notte di gennaio.



Oggi il Museo è ritornato a vivere posizionandosi, di diritto, tra i luoghi di riferimento nello Stivale in materia di Arte Contemporanea, custodendo la più ampia collezione del Sud Italia.

L’ampio progetto ha visto, in soli due anni, restaurate dodici opere d’arte disseminate per la cittadina, in quello che è un museo en plein air a pieno titolo, oltre alla nuova installazione, all’interno degli oltre 1000 metri quadri dello spazio museale, di circa 400 opere, a fronte delle circa 2000 fondo del MAC, per le quali l’amministrazione comunale prevede, in futuro, un ampliamento del museo.

Tantissimi gli artisti che con le loro opere, in un continuo e inarrestabile processo di donazioni, hanno lasciato tracce di sé al MAC.

Tra questi Fausto Pirandello, Renato Guttuso, Beniamino Joppolo, Antonio Corpora,Carla Accardi, Piero Dorazio, Pietro Consagra, Achille Perilli, Tano Festa, Toti Scialoja, Franco Angeli, Giulio Turcato, Mimmo Rotella, Mimmo Paladino, Enzo Cucchi, Turi Simeti, Mimmo Jodice, Renata Boero, Christo, Pino Pinelli, Emilio Isgrò, Luca Patella, Marco Nereo Rotelli, Nino Mustica, Claudio Verna. Non ultimo Mario Schifano con l'intero “Ciclo della natura”.

La storia del MAC risale ai primi giorni di marzo del 1980 quando il collezionista saccense, Nino Soldano, incontrò il sindaco Ludovico Corrao; rimasto affascinato volle dirottare su Gibellina - che da poco più di dieci anni tentava di rimettersi in piedi - la sua enorme collezione di grafica.

Nasceva così la prima cellula del MAC; non esisteva una sede, non c'erano spazi, e le 83 opere della collezione Soldano furono momentaneamente conservate nei locali della scuola elementare e da lì trasferite, un anno dopo, in un'ala dell'Istituto Comprensivo Papa Giovanni XXIII.

A distanza di trent'anni, e più, dopo alterne vicende, grazie all’impiego di fondi comunitari, in sei anni di ristrutturazione, il Museo è stato riconsegnato alla comunità, nucleo altrettanto fondante che da sempre, nell’intuizione di Ludovico Corrao, ha dialogato con tutti gli artisti venuti a Gibellina, dove nel tempo è rimasto un patrimonio straordinario, un vero “liber” di storia dell’arte contemporanea italiana del Secolo breve.

L'interazione tra comunità e artista, infatti, è sempre stato al centro della rinascita di Gibellina; su questo ideale, ad esempio, sono nate le Orestiadi che proprio quest’anno celebrano la 40esima stagione.

Pittura, sculture, grafica, fotografie e maquette delle grandi opere di Gibellina Nuova e del Cretto di Burri, si trovano suddivise in otto sezioni che segnano il percorso espositivo storico-cronologico, dal primo ‘900 alle ultime Avanguardie, raccontando la storia contemporanea della rinascita nel segno dell'arte.

Costruito e impaginato dal Comune di Gibellina, su progetto museologico di Tanino Bonifacio e allestimento di Alessandro Becchina, il MAC Museo d’arte contemporanea Ludovico Corrao è inserito nella Rete Museale Belicina.

Si parte dall’allestimento en plein air, spazio espositivo che racconta la storia della città di Gi­bellina prima e dopo il sisma del 1968, dove sono esposti i plastici progettuali di sculture, opere architettoniche, palazzi, chiese e piazze disseminate in tutta la città.

Solo per citarne alcuni, la Porta del Belice, La Stella di Pietro Consagra. Una narrazione a parte suscita la maquette del Grande Cretto di Alberto Burri e la foto, presentata in anteprima per la riapertura de MAC, che vede Ludovico Corrao posare la prima pietra di ricostruzione.

Si prosegue nella stanza con opere del primo ‘900 fino alle ultime avanguardie, seguendo un itinerario espositivo storico e cronologico: la Sala Mario Schifano, la più impressionante, quella che resterà di certo scolpita nella memoria.
Qui si trovano dieci preziose tele, l'intero "Ciclo della natura" realizzato a Gibellina nella primavera del 1984, dedicato alla vitalità dei bambini e alle sostanze primigenie, acqua, aria e terra.

Segue la sezione dedicata alla collezione del mecenate e gallerista Nino Soldano.

Le altre sale puntano e delimitano specifici periodi storici: “Il ‘900 tra Realismo e Astrattismo”, presenta opere pittoriche di alcuni maestri dell'arte italiana che hanno operato nei primi decenni del secolo breve, come Vittorio Corona o l’espressionismo di Beniamino Joppolo o il naturalismo lirico di Fausto Pirandello, Ernesto Treccani, Lia Pasqualino Noto e Gianbecchina.

L'ambito storico che questa sezione propone e anticipa è la conflittualità fra arte “Realista” e arte “Astratta”, con opere di Carla Accardi, Piero Dorazio, Achille Perilli, Giulio Turcato, Antonio Sanfilippo, Ugo Attardi.

La sala 6 “Dalla Transavanguardia ai nuovi scenari dell'arte contemporanea” mette insieme un corpus variegato per stili e tendenze poetiche. La sezione è dedicata ad artisti che operano in Italia dal 1970‐80 a oggi tra cui Mimmo Paladino, Sandro Chia e Tatafiore.

Le due sale “Dalla Scuola di Piazza del Popolo alle poetiche dell'Astrattismo e dell’Informale” raccolgono un doppio percorso espositivo che narra le vicende dell'arte italiana degli anni 50-70, con opere degli artisti della Scuola di Piazza del Popolo - Tano Festa, Franco Angeli, Mario Schifano e Mimmo Rotella, fra gli altri.

Chiude la collezione del museo il corpus di fotografie e testimonianze sul terremoto lasciate da Mimmo Jodice, Enzo Brai, Letizia Battaglia, Melo Minnella, Vittorugo Contino, Mario Giacomelli, Maria Mulas, Arno Hammacher, Andrea Jemelo, Angelo Pitrone, Silvio Wolf.

Anche l’ampia corte che conduce all’ingresso del MAC, pronta a trasformarsi in una sezione espositiva en plein air, è stata ridisegnata.

Tutto ciò è testimonianza - insieme al grande lavoro che coinvolge, giorno dopo giorno, il recupero e la valorizzazione di tutto il patrimonio disseminato nel territorio di Gibellina, non ultimo il Cretto di Burri, per il quale è stato incaricato l’architetto Mario Cucinella - di quel seme gettato nel momento dello sconforto che, non solo ha germogliato, ma ha dato frutti e certamente continuerà a farlo.

Il MAC è aperto al pubblico dal martedì alla domenica (dalle 9.30 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00; chiusura lunedì; biglietto 7 euro, ridotto 5 euro).

Nei due primi weekend (24 e 25 luglio e 31 luglio e 1 agosto), i residenti di Gibellina lo potranno visitare gratuitamente.
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