Ricordare il passato per un futuro diverso: un giorno al "No Mafia Memorial" di Palermo
Nel cuore del centro storico, il No Mafia Memorial ha scelto di parlare soprattutto ai giovani, adottando un linguaggio contemporaneo, immersivo. L'intervista al capo area
Il "No Mafia Memorial" a Palermo
Sicilia è memoria. E custodirla è una responsabilità Entrare al No Mafia Memorial non significa semplicemente visitare un museo. Significa attraversare una storia che non chiede di essere osservata da lontano, ma vissuta. Una storia che riguarda Palermo, la Sicilia, e chiunque creda che la memoria non sia un esercizio del passato, ma un atto quotidiano di responsabilità civile.
Nel cuore del centro storico, in via Vittorio Emanuele, il No Mafia Memorial ha scelto di parlare soprattutto ai giovani, adottando un linguaggio contemporaneo, immersivo, capace di intercettare l’attenzione delle nuove generazioni senza semplificare la complessità del fenomeno mafioso e della lunga storia dell’antimafia.
Come spiega Massimiliano Mendolia, Capo Area museale del Memoriale, la scelta del multimediale nasce da un’esigenza concreta emersa dal lavoro con le scuole: «La nostra decisione di creare una mostra multimediale immersiva è stata dettata proprio dalle richieste delle scuole. Ci siamo accorti che non tutti gli studenti erano realmente attenti o interessati al fenomeno mafioso e all’antimafia attraverso le mostre tradizionali. Con questa esperienza, fatta di proiezioni e suoni adattati alle tecnologie di oggi, i risultati sono stati notevoli». L’impatto è immediato. Gli studenti entrano negli spazi del Memoriale e restano coinvolti, concentrati, presenti.
«Quando i ragazzi entrano nelle aree multimediali restano incollati a quello che vedono. È molto diverso da una visita basata solo su pannelli informativi. Questa tecnologia è più vicina alla loro quotidianità, al loro linguaggio», racconta Mendolia, sottolineando come oggi il Memoriale accolga fino a duecento studenti al giorno nei periodi di maggiore affluenza. Nei sette anni dall’apertura del polo museale questa realtà è cresciuta anche e non solo a livello turistico.
Nel 2018 il numero dei visitatori era di circa 100/200 a settimana ad oggi sono circa 4000 a settimana e rientra nelle classifiche di Tripadvisor, e di altri portali turistici, posizionandosi nella top 10 dei luoghi più visitati a Palermo. Ma il dato più significativo non è solo numerico. È ciò che accade dopo la visita. «Quando un ragazzo vive questa esperienza e prova un’emozione forte, spesso negativa, poi ne parla a casa. Va a raccontare quello che ha visto ai genitori o ai nonni. È lì che si costruisce davvero la memoria», spiega.
Un processo che trasforma l’esperienza museale in un dialogo familiare, in una richiesta di confronto, in consapevolezza. Le reazioni dei giovani visitatori sono diverse, profonde, mai indifferenti. «C’è chi dice di conoscere già alcune storie perché viste in un documentario, ma c’è anche chi scoppia a piangere davanti alle immagini del ragazzino rapito e sciolto nell’acido. Dipende dalla sensibilità di ciascuno. C’è chi chiede chiarimenti, chi vuole sapere di più. Ogni reazione è diversa ed è giusta così», racconta Mendolia. L’emozione diventa così uno strumento fondamentale per trasformare la storia in coscienza civile.
«L’emozione conta tantissimo. Attraverso le nuove tecnologie si riesce a fare uno switch: trasformare la storia, che ormai fa parte del nostro passato, in un’esperienza emotiva. Ed è proprio quel momento emotivo che contribuisce a costruire la consapevolezza civile, soprattutto nei ragazzi», spiega, sottolineando come non tutti reagiscano allo stesso modo, ma come la maggioranza senta il bisogno di portare fuori, nella vita quotidiana, ciò che ha visto. Il percorso del No Mafia Memorial va oltre i nomi più noti. Falcone e Borsellino restano figure centrali, ma non sono l’unico punto di partenza.
«Abbiamo costruito un percorso che parte dalle origini della mafia: i feudi, i gabelloti, i contadini. Questa parte storica spesso manca al visitatore. Dare un contesto più ampio permette di comprendere davvero il fenomeno», spiega Mendolia. Una scelta che stimola senso critico e permette di leggere la mafia come un sistema storico, sociale ed economico, non come un racconto isolato di eroi e vittime. Il Memoriale parla anche ai turisti, italiani e stranieri, e si confronta con uno stereotipo ancora durissimo da scardinare. «Quando si pensa alla Sicilia, per molti la prima parola che viene in mente è mafia. Noi lavoriamo per raccontare la realtà e combattere questo immaginario costruito dal cinema e dal folklore», afferma Mendolia.
«Non raccontiamo solo il fenomeno mafioso, ma anche la reazione della Sicilia, il cambiamento, il movimento di consapevolezza che è nato soprattutto dopo il ’92». In questo senso, la responsabilità del No Mafia Memorial è chiara: raccontare senza mitizzare, ricordare senza spettacolarizzare, educare senza semplificare. «È un modo per dire: sono siciliano, nella mia terra c’è stata la mafia, ma sono fiero di essere uno di quelli che le va contro», conclude Mendolia.
Oggi il Memoriale è cresciuto fino a diventare uno dei luoghi culturali più visitati di Palermo, con migliaia di visitatori ogni settimana e una presenza costante nelle classifiche dei portali turistici. Un segnale forte, che dimostra come la memoria, quando è raccontata con onestà e rigore, riesca a parlare a tutti. Perché la Sicilia non è solo mafia. È memoria, è responsabilità. È vita. Fatta di persone che scelgono di non dimenticare ma, anzi, fieri di vivere in quest’isola, la custodiscono con responsabilità.
Nel cuore del centro storico, in via Vittorio Emanuele, il No Mafia Memorial ha scelto di parlare soprattutto ai giovani, adottando un linguaggio contemporaneo, immersivo, capace di intercettare l’attenzione delle nuove generazioni senza semplificare la complessità del fenomeno mafioso e della lunga storia dell’antimafia.
Come spiega Massimiliano Mendolia, Capo Area museale del Memoriale, la scelta del multimediale nasce da un’esigenza concreta emersa dal lavoro con le scuole: «La nostra decisione di creare una mostra multimediale immersiva è stata dettata proprio dalle richieste delle scuole. Ci siamo accorti che non tutti gli studenti erano realmente attenti o interessati al fenomeno mafioso e all’antimafia attraverso le mostre tradizionali. Con questa esperienza, fatta di proiezioni e suoni adattati alle tecnologie di oggi, i risultati sono stati notevoli». L’impatto è immediato. Gli studenti entrano negli spazi del Memoriale e restano coinvolti, concentrati, presenti.
«Quando i ragazzi entrano nelle aree multimediali restano incollati a quello che vedono. È molto diverso da una visita basata solo su pannelli informativi. Questa tecnologia è più vicina alla loro quotidianità, al loro linguaggio», racconta Mendolia, sottolineando come oggi il Memoriale accolga fino a duecento studenti al giorno nei periodi di maggiore affluenza. Nei sette anni dall’apertura del polo museale questa realtà è cresciuta anche e non solo a livello turistico.
Nel 2018 il numero dei visitatori era di circa 100/200 a settimana ad oggi sono circa 4000 a settimana e rientra nelle classifiche di Tripadvisor, e di altri portali turistici, posizionandosi nella top 10 dei luoghi più visitati a Palermo. Ma il dato più significativo non è solo numerico. È ciò che accade dopo la visita. «Quando un ragazzo vive questa esperienza e prova un’emozione forte, spesso negativa, poi ne parla a casa. Va a raccontare quello che ha visto ai genitori o ai nonni. È lì che si costruisce davvero la memoria», spiega.
Un processo che trasforma l’esperienza museale in un dialogo familiare, in una richiesta di confronto, in consapevolezza. Le reazioni dei giovani visitatori sono diverse, profonde, mai indifferenti. «C’è chi dice di conoscere già alcune storie perché viste in un documentario, ma c’è anche chi scoppia a piangere davanti alle immagini del ragazzino rapito e sciolto nell’acido. Dipende dalla sensibilità di ciascuno. C’è chi chiede chiarimenti, chi vuole sapere di più. Ogni reazione è diversa ed è giusta così», racconta Mendolia. L’emozione diventa così uno strumento fondamentale per trasformare la storia in coscienza civile.
«L’emozione conta tantissimo. Attraverso le nuove tecnologie si riesce a fare uno switch: trasformare la storia, che ormai fa parte del nostro passato, in un’esperienza emotiva. Ed è proprio quel momento emotivo che contribuisce a costruire la consapevolezza civile, soprattutto nei ragazzi», spiega, sottolineando come non tutti reagiscano allo stesso modo, ma come la maggioranza senta il bisogno di portare fuori, nella vita quotidiana, ciò che ha visto. Il percorso del No Mafia Memorial va oltre i nomi più noti. Falcone e Borsellino restano figure centrali, ma non sono l’unico punto di partenza.
«Abbiamo costruito un percorso che parte dalle origini della mafia: i feudi, i gabelloti, i contadini. Questa parte storica spesso manca al visitatore. Dare un contesto più ampio permette di comprendere davvero il fenomeno», spiega Mendolia. Una scelta che stimola senso critico e permette di leggere la mafia come un sistema storico, sociale ed economico, non come un racconto isolato di eroi e vittime. Il Memoriale parla anche ai turisti, italiani e stranieri, e si confronta con uno stereotipo ancora durissimo da scardinare. «Quando si pensa alla Sicilia, per molti la prima parola che viene in mente è mafia. Noi lavoriamo per raccontare la realtà e combattere questo immaginario costruito dal cinema e dal folklore», afferma Mendolia.
«Non raccontiamo solo il fenomeno mafioso, ma anche la reazione della Sicilia, il cambiamento, il movimento di consapevolezza che è nato soprattutto dopo il ’92». In questo senso, la responsabilità del No Mafia Memorial è chiara: raccontare senza mitizzare, ricordare senza spettacolarizzare, educare senza semplificare. «È un modo per dire: sono siciliano, nella mia terra c’è stata la mafia, ma sono fiero di essere uno di quelli che le va contro», conclude Mendolia.
Oggi il Memoriale è cresciuto fino a diventare uno dei luoghi culturali più visitati di Palermo, con migliaia di visitatori ogni settimana e una presenza costante nelle classifiche dei portali turistici. Un segnale forte, che dimostra come la memoria, quando è raccontata con onestà e rigore, riesca a parlare a tutti. Perché la Sicilia non è solo mafia. È memoria, è responsabilità. È vita. Fatta di persone che scelgono di non dimenticare ma, anzi, fieri di vivere in quest’isola, la custodiscono con responsabilità.
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