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Ricordate il caso delle sorelle Napoli? È nato uno spettacolo che va oltre la cronaca

La storia delle sorelle siciliane ha commosso l'Italia intera: "Le sorelle N." oggi va in scena grazie a un giovane regista che prova a raccontare feroci dinamiche

Alessia Rotolo
Giornalista
  • 8 agosto 2019

Le attrici che interpretano le sorelle Napoli: Maria Chiara Pellitteri, Noemi Scaffidi, Miriam Aurora Scala, Silvia Trigona

Le tre sono proprietarie di un terreno di 90 ettari tra Mezzojuso e Corleone e da dodici anni denunciano continue intimidazioni e minacce con lo scopo di indurle a cedere l'attività agricola di produzione di foraggio e cereali. Nel 2006, muore il loro padre e per la famiglia comincia il calvario: le donne sono vittime di continui raid e invasioni di animali che calpestano il loro raccolto, tanto da ridurle al crollo economico.

In molti pensavano che sarebbe arrivato prima un libro che raccontasse la loro vicenda. In realtà ad indagare per primo la storia delle sorelle Napoli di Mezzojuso (abbiamo raccontato qui la loro storia) e della società di certi paesi del Sud dalla mentalità patriarcale, omertosa e perbenista è stato un giovanissimo regista teatrale siciliano: il ventiquattrenne Riccardo Rizzo.

"Le sorelle N." ha debuttato alle Orestiadi di Gibellina in quanto vincitore del premio "Città Laboratorio", un osservatorio sulla giovane scena teatrale siciliana che grazie alla collaborazione tra Fondazione Orestiadi con Teatro Biondo Palermo, Scena Aperta e Presidenza del Consiglio Comunale di Palermo, da spazio ogni anno a due compagnie emergenti che presentano alle Orestiadi i loro progetti inediti. In scena quattro giovanissime attrici siciliane: Maria Chiara Pellitteri, Noemi Scaffidi, Aurora Miriam Scala, Silvia Trigona.

La menzione speciale del premio è andata invece a "Visionarie" di e con Costanza Minafra e Giulia Pino.

Chi ha seguito il caso mediatico delle quattro donne riscontra molta teatralità in questo gioco delle parti, amplificato dalla Tv e da un Giletti forse troppo di parte. Da un lato ci sono le quattro sorelle "quattru fimmini suli" nell'entroterra siciliano con tanta terra ereditata dal padre e, dall'altro lato c'è un paese, dove alcuni soggetti che hanno una mentalità squisitamente maschilista e sembrerebbe anche mafiosa vorrebbero vessare le sorelle per avere la loro terra.

Il tutto viene condito da un'attenzione mediatica morbosa che dedica puntate su puntate di una trasmissione molto seguita a livello nazionale la domenica pomeriggio.

E il gioco è fatto, il teatrino è montato, la verità rimbalza da un lato e dall'altro del ring e non trova il suo posto. La cosa che colpisce dello spettacolo è senza dubbio la volontà di un giovane regista di parlare di un tema così attuale in Sicilia, un tema di cronaca che però va oltre, oltre la notizia.

Riccardo Rizzo non vuole schierarsi da una parte o dall'altra, anche se guardando lo spettacolo umanamente non si può fare a meno che schierarsi dalla parte delle "quattro fimmini sule".

Su un palco quatto ragazze intrecciano argomenti che collegano la Sicilia del passato con quella contemporanea, così sembra che il tempo su questa terra non sia mai passato, che l'emancipazione della donna si percepisce come una eco lontana che arriva dal continente ma non scalfisce le dinamiche che a Mezzojuso governano la quotidianità.

È difficile spiegare a chi vive fuori dalla Sicilia, magari in una grande città, cosa voglia dire per quattro donne sole avere a che fare con la gestione di un enorme podere in un paese sperduto della Sicilia, scontrarsi con un paese che avidamente vuole quelle terre e fa di tutto per impedire alle donne di avere un raccolto, di potere vivere serene dei frutti della loro terra.

Uno spettacolo che senza dubbio arriva e che prova a raccontare le dinamiche feroci - di silenzi e oppressioni - che solo in certi contesti del Sud Italia è possibile vivere ancora immutate come negli anni Cinquanta.

Il regista prende lo spunto dalla storia di cronaca ma poi vuole andare oltre, e quella N puntata dopo la parola "sorelle" vuol dire proprio questo, N per elevato a n, per tutte quelle storie che come questa non sono finite sotto le luci della ribalta ma che urlano in silenzio che qualcuno le ascolti.

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