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Roberto Alajmo lascia il Biondo di Palermo: cosa ne pensa il mondo della cultura

Tra ricordi e politica, Emma Dante, Claudio Collovà, Alfio Scuderi e Giorgio Pace commentano l'addio di Alajmo alla direzione artistica del Teatro Biondo di Palermo

Alessia Rotolo
Giornalista
  • 24 gennaio 2019

Roberto Alajmo

«Per me è una serata molto speciale. In questi giorni ho capito che non sarò più io il direttore del Teatro Biondo per i prossimi cinque anni. Di più non posso e non voglio dire, per rispetto del consiglio di amministrazione».

Con queste parole Roberto Alajmo ha annunciato il suo addio alla poltrona da direttore artistico del Teatro Biondo, e lo ha fatto proprio dal proscenio del palco che tanto gli sta a cuore, alla fine della prima di un suo spettacolo: "Chi vive giace".

Non si sa ancora chi lo sostituirà, il Consiglio di amministrazione ha da poco aperto le buste con le varie candidature dei candidati arrivate dopo l'avviso per la ricerca di un direttore artistico.

Molte sono le ipotesi fatte sulla non riconferma dello scrittore-giornalista, ma ancora non trapela niente dalle segrete stanze del Cda del Teatro. Il mondo della cultura è in subbuglio, e così abbiamo chiesto a qualcuno di loro che idea si sia fatta a tal proposito.

Alfio Scuderi, direttore artistico del Festival delle Orestiadi di Gibellina: «Ho condiviso il suo progetto e la sua ricandidatura. Già questa scelta di fare un avviso per la manifestazione di interesse per un nuovo direttore faceva pensare che c'era la volontà di cambiare la sua figura altrimenti lo avrebbero riconfermato. Ho rimesso piede in questo teatro dopo tantissimo tempo, la prima volta ci entrai nel 1996 con Roberto Andò, ero suo assistente, poi ci fu il grande distacco e una enorme distanza, rientrai al Biondo grazie e con Roberto, felicemente».

«La sua bravura è stata la grande apertura alla città e agli artisti di questa città - continua Scuderi- Ha aperto porte e finestre di un luogo che per tanto tempo fu inaccessibile, in tanti siamo stati lì in questi cinque anni, da Briguglia, Emma Dante, Vincenzo Ferrera, Vincenzo Pirrotta, tantissimi artisti si sono riappropriati di quello spazio. Infatti in tanti pur potendo partecipare all'avviso del Teatro Biondo non abbiamo voluto partecipare perchè abbiamo condiviso la direzione di Roberto. Una cosa che mi auguro per il Biondo è che il candidato che seguirà ad Alajmo sia di un profilo oggettivamente alto».

«Era nelle corde che lui si tirasse indietro, credo che abbia maturato in questo periodo lungo e doloroso per lui la scelta di ritirarsi -conclude - Per me rimane la storia di questi cinque anni che hanno segnato un nuovo corso di questo teatro e un dialogo fondamentale e molto aperto con la realtà creativa di questa città».

Emma Dante, regista teatrale: «Mi dispiace perché secondo me ha fatto molto bene al Teatro Biondo e mi dispiace che non sia stato ricandidato, ci sono tantissimi motivi e lo ha rilanciato, ha istituito la scuola di teatro che ha portato il nome del Biondo in giro per il mondo, adesso una classe andrà a marsiglia a fare una residenza lì, per esempio».

«A me personalmente ha dato l'opportunità di tornare a fare spettacoli nella mia città e ha anche prodotto i miei spettacoli - commenta - È stato tanto presente, un direttore così presente raramente si trova. Mi dispiace che lui non sia stato riconfermato ma contestualmente auguriamo al prossimo direttore di essere altrettanto lungimirante».

Claudio Collovà, regista e autore teatrale: «Evidentemente il Cda vuole cambiare linea, non vedo altra ragione se non questa, altrimenti non ci sarebbe un motivo valido».

«Il teatro vuole iniziare un percorso nuovo, una volontà precisa del consiglio di amministrazione che magari vuole diventare Teatro Nazionale, o magari semplicemente vuole cambiare linea artistica - spiega il regista -Altrimenti non ci sarebbero problemi, Alajmo godeva della massima stima del cda e del presidente, aveva ottenuto buoni risultati col pubblico, non è una bocciatura alla sua direzione ma probabilmente si vuole avere un altro progetto, speriamo che sia sempre di spessore qualitativo alto».

«Spero non ci siano altre motivazioni che riguardano le istituzioni sarebbe terribile se la ragione fosse politica. Comunque credo che ogni cambiamento porti ad una rinascita e una conferma porta una continuità, tutto è positivo, posso solo esprimere apprezzamento per quello che ha fatto Roberto ma anche chi lo sostituirà sarà il benvenuto e spero possa lavorare in serenità. Mi piacerebbe che ci sia un "benvenuto" per chiunque venga e ringrazio Roberto per quello che ha fatto - e conclude - Penso che Roberto volesse continuare ma annunciare prima che il Cda si esprimesse ed aprisse le buste la sua scelta di rinunciare vuol dire evidentemente che il Teatro gli avrà comunicato che voleva cambiare strada, non è una tragedia».

Giorgio Pace, è stato fino a pochissimo tempo fa il sovrintendente dell'Orchestra Sinfonica Siciliana: «Io sono vittima di ciò che ha subito Alajmo».

«È accaduto a me e sta succedendo a Roberto: la politica vuole mettere le mani sul mondo della cultura, considerando i teatri e il mondo dello spettacolo come luoghi per "impostare" i propri adepti a prescindere dai risultati portati da chi ha fatto bene».

«Io e Roberto Alajmo abbiamo raggiunto risultati incontrovertibili dal punto di vista artistico e dal punto di visto del consenso di pubblico, abbiamo apportato ricavi extra alle casse degli enti che abbiamo gestito, che sono serviti per migliorare l'offerta e l'attività artistica, ma ancora una volta la politica cieca non vede i risultati e non vede l'ora di mettere le mani su questi enti».

«Nel mio caso ci sono state prese di posizioni molto forti: l'opinione pubblica si è schierata con me, sono state raccolte più di 2000 firme per il mantenimento di un percorso virtuoso che ha fatto uscire dalle sabbie mobili l'Orchestra Sinfonica Siciliana, lo stesso adesso è capitato a Roberto».

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