Rosalia diventa la Santuzza: il video del brano in siciliano tra liberazione e rinascita
Rosalìa torna con un nuovo videoclip legato al brano in siciliano "Focu' ranni", dove costruisce un racconto visivo che richiama la storia di Santa Rosalia
Non solo parole ma immagini. Una dedica che arriva da una delle artiste più riconoscibili della scena globale alla Santuzza di Palermo. Ne avevamo parlato qualche mese fa, quando Rosalìa aveva pubblicato il suo album Lux, dove nell’edizione fisica compare anche Focu' ranni, brano cantato in siciliano che significa “grande fuoco”. Un’espressione che in Sicilia si usa quando qualcosa sorprende in modo improvviso, quasi travolgente. Nel linguaggio di Rosalia diventa altro. Un fuoco che pesa, che soffoca, da cui si prova a uscire per ritrovare libertà.
L’ispirazione dichiarata arriva proprio dalla figura di Santa Rosalia e dal suo gesto di rottura. Il passaggio da una vita agiata a una scelta di isolamento e rinuncia, come ricerca di senso e libertà personale.
Il brano, inizialmente disponibile solo nella versione fisica del disco, è oggi su tutte le piattaforme di streaming. Con l’uscita di LUX Complete Works, che raccoglie anche altri inediti tra cui Mio Cristo Piange Diamanti, è arrivato anche il rilascio ufficiale di Focu' ranni con un videoclip inedito.
Ed è proprio il video a dare una chiave ulteriore di lettura. Una narrazione che, se osservata con attenzione, si intreccia alla storia della Santa. Si apre con Rosalia in abito da sposa, gli occhi coperti da una benda bianca, chiusa in una stanza d’epoca ottocentesca, tutto in bianco e nero. Una preparazione silenziosa, quasi sospesa, che lascia intuire un destino già scritto. Alcune figure femminili sistemano l’abito mentre l’atmosfera resta immobile, finché un temporale rompe l’equilibrio e la scena cambia.
È un passaggio netto. Rosalia entra in uno stato di crisi e visione, lo sguardo rivolto verso l’alto, poi la decisione di fuggire. La stanza si lascia alle spalle e il bianco e nero si spezza nella città. Qui il racconto si apre a due piani, quello personale e quello simbolico. Nel momento del ritornello in spagnolo compaiono i motociclisti, richiamo evidente anche all’immaginario di Motomami, la sua fase artistica precedente. Un mondo più urbano e veloce, distante dalla dimensione spirituale di Lux. Rosalia sale su una moto e attraversa la città fino a lasciare tutto alle spalle.
Il viaggio la porta in un ambiente opposto. Natura, luce, acqua, elementi che costruiscono un’idea di purificazione. La moto viene abbandonata e sostituita da un cavallo bianco. In un piccolo lago avviene una sorta di rito collettivo, un battesimo condiviso con altre donne vestite di bianco. È il punto di arrivo del percorso, dove il brano si chiude con il ritornello in siciliano.
Nessun richiamo esplicito, ma una lettura che si lega chiaramente alla storia di Santa Rosalia. Come la Santa, anche nel video tutto nasce da una fuga da una vita matrimoniale già scritta, da una stanza chiusa e da un destino imposto, poi una visione e tutto si trasforma in una rinascita lontano da ogni vincolo, in uno spazio naturale e sospeso tra terra, cielo e mare. Un passaggio che diventa liberazione, proprio come nel gesto originario della Santuzza che abbandona la sua condizione per cercare un’altra forma di esistenza.
E in quel passaggio resta la frase che sintetizza tutto il percorso
"E l’amure senza liggi
È l’unicu c’accittassi
Mi jeccu nta lu nenti, prima d’abbruciarimi"
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