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Sei tappe per 125 km in Sicilia: il cammino tra monti, golfi e paesaggi pazzeschi

Si inizia dal monte Dinnammare, nel cui nome dal latino bimaris era racchiuso il programma perché si è trattato di spostarsi dal lato ionico a quello tirrenico

Santo Forlì
Insegnante ed escursionista
  • 2 maggio 2026

Ruderi del castello di Tripi

Il 18 Aprile a Messina nell’auditorium di Santo Stefano Briga è stato proiettato il docufilm di Matteo Arrigo sul Cammino dell’Anima giunto alla sua decima edizione e cresciuto d’importanza. È stata un’occasione per rivivere alcune emozioni e per ricordarmi gli aspetti più significativi poiché vi ho partecipato. Si è trattato di compiere ben 125 chilometri suddivisi in sei tappe iniziando dal monte Dinnammare sopra Messina 1.128 s.m., nel cui nome dal latino bimaris era racchiuso il nostro programma perché si è trattato di spostarsi dal lato ionico a quello tirrenico. Abbiamo fatto percorsi di cresta per progredire nel nostro cammino utilizzando antichi sentieri e mulattiere e scendendo invece più a valle per avvalerci delle strutture ricettive dei borghi, rifocillarsi e pernottare.

Durante il giorno camminavamo per circa sette ore zaino in spalla con le provviste di acqua e di cibo, ma dissetandoci e riempendo le borracce alle fonti presenti durante il tragitto. Gli occhi intenti oltre a dove mettere i piedi a godere della varietà naturale e paesaggistica dei monti Peloritani. A Fiumedinisi zona particolarmente ricca d’acqua abbiamo ammirato alti e maestosi pioppi col loro tronco perfettamente rotondeggiante e col fogliame verde tenue, mentre a Mandanici abbiamo visto interi versanti ricoperti del colore argenteo degli oliveti.

Per lungo tratto finché eravamo sul versante ionico non potevamo non ammirare l’argentea sagoma rocciosa del monte Scuderi 1.253 s.m. che quadrangolare come una fortezza al tramonto del sole nel tardo pomeriggio assumeva colori rosati. Più in avanti spostandoci verso il tirreno abbiamo visto predominare foreste di conifere di un verde un po’ cupo.

Trovandoci sulla cresta abbiamo incominciato a intravedere l’esile striscia del golfo di Milazzo e le isole eolie sullo sfondo. Su questo lato a dominare la scena in modo quasi regale la Rocca Salvatesta e la vicina Rocca Leone ergersi sul crinale come uno stemma gentilizio su un palazzo nobiliare, con la sagoma come una torre la prima e appunto somigliante a un leone accovacciato la seconda. Si ergono su Novara di Sicilia inserita nel circuito dei borghi più belli d’Italia, costruita largamente in pietra e dove è ancora attivo e in funzione un antico mulino ad acqua. Superata Novara la nota dominante del paesaggio è costituita dalla vista su una larga e chiara fiumara e da quella del castello di Tripi situato su una cuspide a forma di triangolo.

La conclusione del nostro cammino è la meta davvero splendida di Tindari che custodisce un ricco patrimonio archeologico fra cui un teatro greco e che ha ispirato il poeta Quasimodo che così l’ha dipinta: "Nell’itinerario del cammino vi si perviene attraverso il suggestivo sentiero Coda di Volpe che dal mare dai laghetti di Marinello attraverso una lunga scalinata con transenne di legno arriva ai piedi del santuario per “ Vertici, aerei, precipizi” per dirla ancora con il poeta.

Antistante il santuario c’è una piazzetta con una balconata a strapiombo e con una vista pazzesca sulle lingue di terra dei laghetti e sul più vasto mare. Il santuario di Tindari è davvero di una bellezza da togliere il respiro. Visto dal basso, dalla piazzetta, appare maestoso, imponente con la sua sagoma chiara e motivi policromi sui mosaici del frontespizio ergersi verso l’azzurro cielo. Lo si potrebbe definire una costruzione neoclassica. Al suo interno è quanto mai ricco e sfarzoso con colonnati e con bassorilievi di oro brunito.
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