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Sentieri, un museo, eventi e iniziative in natura: il Parco dell'Oreto sta per nascere

Il sasso nello stagno per cambiare Palermo: è stato approvato il progetto del parco dell’Oreto e a questo punto potrebbero bloccarlo solo le nostre ignavia e indolenza

Giovanni Callea
Esperto di marketing territoriale e sviluppo culturale
  • 24 ottobre 2019

Il progetto del "Parco Fiume Oreto" per Palermo

Il parco dell’Oreto nascerà in ragione dell’impegno fin qui profuso da decine di associazioni e migliaia di persone. Il parco dell’Oreto nascerà in ragione di un finanziamento di 6.800mila euro a valere sulla misura dei fondi europei destinata al recupero delle aree naturali in Sicilia.

Più volte abbiamo documentato sulla pagina di Salviamo l’Oreto e sulla pagina Fauna selvatica della città di Palermo che il Fiume Oreto è ancora oggi, nonostante il degrado, uno straordinario patrimonio naturalistico ed ambientale di Palermo.

In pochi sanno che alcuni tratti del fiume sono siti di interesse comunitario (SIC) e quindi protetti dal sistema naturalistico che fa capo all’Europa (Natura 2000).

Il progetto di risanamento del fiume è stato ritenuto ammissibile dall’Assessorato Territorio ed Ambiente, che gestisce la misura di finanziamento (6.5.1). Va anche precisato che non è stato ancora finanziato, ma il finanziamento dovrebbe essere un mero atto formale in quanto il bando prevede una copertura di 61 milioni di euro a fronte di progetti ammissibili per 50 milioni.



Il progetto è stato curato dall’Area Pianificazione ed Ambiente del comune di Palermo e nasce dal lavoro congiunto dell’Unità operativa Mare e Coste diretta dall’architetto Giovanni Sarta, e dalla Commissione valutazione ed incidenza diretta dall’architetto Giuseppina Liuzzo.

Ebbene sì, sembra quasi strano a raccontarlo, ma il progetto nasce dalla collaborazione di due uffici, che invece di farsi la guerra hanno deciso di collaborare.

Ricordo che oltre 80mila persone hanno sottoscritto perché il Parco dell’Oreto nascesse, e lo scorso anno, quando l’Oreto partecipò ai Luoghi del cuore del FAI, hanno fatto sì che si classificasse al secondo posto assoluto e primo nelle speciali classifiche web e luoghi d’acqua, in questo concorso nazionale che un po’ è stato da volano a questa bella storia.

Il progetto prevede interventi materiali nel tratto che dalla foce si estende fino al ponte Corleone, con la rimozione dei detrattori ambientali, discariche, manufatti abusivi. Interventi sulla flora con l’eliminazione di infestanti ed il ripristino ove necessario della flora autoctona.

La creazione di sentieristica e ponti per la fruizione dell’area. Ed il recupero di alcuni immobili abbandonati per la creazione di un museo naturalistico, un’area didattica ed un centro di accoglienza per i visitatori.

È previsto anche un investimento immateriale, la parte che io credo paradossalmente più sostanziale, e per la quale mi complimento particolarmente con i progettisti.

Oltre 900mila euro sono destinate ad attività di supporto per la creazione del parco, promozione, attività informativa e didattica. Perché sistemare un sentiero e non preoccuparsi di chi poi dovrà percorrerlo è il classico errore che si fa in questo genere di interventi e che è alla radice di tanti fallimenti in pur meritorie attività di recupero architettonico ed ambientale in Sicilia.

Molte associazioni, cittadini, istituzioni sono al lavoro per la stipula di un contratto di fiume, che dovrebbe essere la base per la nascita del parco. Personalmente ho variamente scritto che è una strada che non condivido. Il contratto di fiume nasce per coordinare le azioni di intervento su aste fluviali molto lunghe che attraversano più regioni provincie e comuni.

Nel caso dell’Oreto sono coinvolti solo tre Comuni, peraltro il comune di Palermo da solo ha il potenziale per avviare e gestire un ente parco. Il contratto di fiume è un accordo volontario. Un ente gestore invece ha la forma giuridica per gestire, pianificare, progettare e gestire risorse.

Ma le mie sono considerazione pragmatiche e tecniche, e ritengo comunque tutto questo movimento significativo. Ogni strada è meglio di nessuna strada.

Peraltro, se guardiamo l’insieme, fa tutto parte dell’idea che sia necessaria una fase di gestazione medio-lunga durante la quale la cittadinanza recuperi il suo rapporto con il fiume. Per cui ben venga anche il contratto di fiume se serve a smuovere le acque.

A volte un sasso lanciato in uno stagno può creare onde inaspettate. Se siamo qua oggi a festeggiare per questo significativo risultato, lo dobbiamo ai tanti che in questi anni hanno fatto tanto, ma lo dobbiamo anche e soprattutto a quello che ha lanciato un sasso, nel posto giusto al momento giusto.

In una città che dimentica sempre tutto a me piace ricordare che quel sasso fu lanciato con questo video da Igor d’India poco meno di due anni fa.

Gioisco per noi, per la mia città. Gioisco con lui e con tutti quelli che trovano sempre il tempo e la voglia di lanciare un sasso nello stagno

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