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Si chiamava Flamma ed era ricco e potente: chi era il gladiatore che fu sepolto a Palermo

Vi siete mai chiesti come fosse la vita in Sicilia nel periodo Romano? L'affascinante storia di un gladiatore come Russel Crowe ci riporta non solo a quell'epoca ma anche in Sicilia

Gianluca Pipitò
Ricercatore storico e dell'Arte
  • 27 maggio 2020

Il dipinto "Pollice Verso" di Jean-Léon Gérôme del 1872

L’articolata storia di Palermo ci propone sempre nuove curiosità ed approfondimenti culturali che abbracciano non solo gli eventi storici generali ma anche la vita giornaliera di una cittadina operosa e fiorente.

Tutti conosciamo gli eventi importanti e cruciali del capoluogo della Regione Siciliana e soprattutto quello riguardante il periodo “Arabo – Normanno”, anzi, per precisione più che arabo è da definire “Berbero – Normanno”, grazie anche alla presenza di un lascito architettonico e artistico non indifferente.

Ma c’è un periodo storico, per molti un po’ oscuro ed anche anonimo per certi versi, che in realtà è stata la spinta per le successive conquiste da parte di popoli stranieri (tra cui gli arabi) ed è il periodo Romano che a livello divulgativo non è mai stato molto approfondito pur avendo lasciato interessanti tracce architettoniche ed artistiche che ancora oggi possiamo ammirare a Piazzetta Sett’Angeli e a Piazza della Vittoria (Villa Bonanno), con Ville Romane e pavimenti musivi di un certo interesse e splendore, decorati da quel sottile decadentismo tipico dell’abbandono da parte delle amministrazioni responsabili, passando dalla Cripta della Cattedrale, con gli splendidi sarcofagi Romani riutilizzati successivamente dai Cristiani e terminando all’interno dell’atrio del magnifico museo Archeologico “Salinas”, contenitore di bellezze inestimabili delle antichità pre-arabe.



Eppure la Sicilia, considerata da molti “solamente” come il granaio di Roma, era invece un luogo dove convergevano diversi interessi strategici, soprattutto mercantili, che sfociavano anche nella duplicazione dei “sollazzi” dell’impero.

Vi siete mai chiesti come fosse la vita in Sicilia nel periodo Romano? Se ci fossero i “munera gladiatoria”? Se ci fossero delle scuole per Gladiatori con “lanisti (cioè proprietari di Gladiatori e procacciatore di incontri) di fama?

Durante le ricerche ho avuto tra le mani un bell’articolo dello studioso Sebastiano Barresi dal titolo “Gladiatori in Sicilia”,
pubblicato sulla rivista Agorà, che ne ha riportato i nomi di atleti, lanisti e degli anfiteatri Greci risistemati per le occasioni.
Le scuole più importanti si trovavano a Roma nei pressi del Colosseo e quelle della Campania, prima fra tutte la scuola di Capua gestita da Lentulo Batiato che possedeva il “Tracio” e “ribelle” Spartaco.

Ma anche in Sicilia troviamo delle Scuole, come rinvenuto in una iscrizione funeraria a di epoca flaviatraianea, e si trovavano a Thermae Himeraesae, (Termini Imerese) dove un certo “Spec(i)es, eques, cioè gladiatore a cavallo, per Callistus, gladiatore trace a sua volta servo di un certo Treb(onius) “il quale visse (ovvero vinse!) per venti anni (ovvero in venti combattimenti!) oppure il lanista di Cephaloedium (Cefalù).

Ma scorrendo l’articolo tra i vari nomi sorge prepotente quello di Flamma. Un gladiatore famoso e importante di Roma che verosimilmente morì nell’anfiteatro Flavio (Colosseo) e che fu sepolto a Palermo.

Ma chi era Flamma? Da un documento di Gabriele Lancillotto Castello Principe di Torremuzza dal titolo “Le antiche iscrizioni di Palermo raccolte e spiegate” edito nel 1762 si descrive la lapide ahimè ormai persa di “Flamma” secutor sepolto a Palermo e che riportava questa dizione: FLAMMA SEC VIX. ANN. XXX. PVGNAT. XXXIIII. VICIT. XXI. STANS. VIIII. MIS. IIII.

Flamma fu un soldato siriano catturato dai Romani e costretto a combattere da gladiatore diventando il più famoso e ricco tra di essi; Il suo stile era il Secutor (l’inseguitore) e combatteva contro il retiarus (Gladiatore con rete e tridente) ed ebbe una lunga carriera a Roma che durò per ben 13 anni.

Combatté un totale di 34 battaglie, ne vinse 21, 9 finirono in parità, 4 volte venne graziato e per 4 volte rifiutò il rudis (la spada di legno simbolo di libertà); ma egli amava troppo la notorietà, la ricchezza e l’adulazione delle donne Romane (soprattutto delle nobili matrone). Divenne talmente famoso che si dice che la sua faccia fu impressa sulle monete romane. Flamma morì a 30 anni, durante la sua 34ª battaglia al Colosseo, cioè da vero Gladiatore.

Il suo corpo fu presumibilmente sepolto a Palermo, poiché Delicatus Coarmio (suo compagno d’armi) fece scolpire la lapide dedicata alla sua memoria e alle sue gesta.

Ma la domanda che ci poniamo è questa, come mai un Gladiatore famoso, Siriano di origine, venne sepolto a Palermo? La sua presenza è dovuta a degli spazi o anfiteatri in città dedicati alle lotte tra gladiatori? Il suo corpo doveva raggiungere il suo paese natio?

Tutto è avvolto nel mistero ma resta comunque il fascino di un atleta insuperabile (poiché il Secutor doveva avere una grande forza muscolare e alta resistenza fisica) che scrisse un pezzo di storia Gladiatoria di Roma e che venne sepolto nella nostra città che ci riserva continue sorprese.

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