Sperimenta terapie contro le malattie rare: Dario Balestra vince la sfida a Palermo
A Palermo la ricerca genetica arriva a un punto di svolta: ce lo racconta il professore Dario Balestra dopo aver vinto il "D'Agostino Prize", nell'articolo l'intervista
Dario Balestra
Non si tratta di una terapia genica comune, ma di una tecnica di “Prime Editing” cioè capace di riparare chirurgicamente il Dna difettoso. Con un'efficienza di correzione del 20% già testata in laboratorio, questa scoperta apre le porte alla guarigione definitiva, superando la necessità delle infusioni a vita per i pazienti.
Dario Balestra è un professore di Biologia Molecolare al Dipartimento di Life Science e Biotecnologia dell'Università di Ferrara che ha condotto lo studio “Base and Prime Editing: Precise DNA Tools Opening New Paths for Treating Hemophilia A”, col contributo di Alessia Cucci, Antonia Follenzi, Francesco Bernardi e Mirko Francesco delle Università di Ferrara e del Piemonte Orientale.
Il lavoro ha dimostrato per la prima volta l'efficacia delle tecniche di Base Editing e Prime Editing nel correggere con precisione le mutazioni genetiche causa di Emofilia A.
Secondo la Fondazione Cutino, la Sicilia, con il 7-8% della popolazione portatrice sana di beta-talassemia (anemia mediterranea, ndr) e 2.500 pazienti talassemici su 7.000 totali in Italia, guarda con particolare attenzione a queste scoperte. La storia genetica dell'Isola, caratterizzata da un'elevata prevalenza di malattie ematologiche rare, giustifica l'impegno della Fondazione Cutino nel sostenere ricerche d'avanguardia in questo campo.
«L'approccio è innovativo perché noi utilizziamo le tecniche di Base e Prime Editing - spiega il professor Balestra - queste tecniche, a differenza della terapia genica classica, che prevede l'aggiunta di una copia del gene all'esterno, permettono di andare a correggere in maniera precisa la mutazione che causa la malattia direttamente nel genoma del paziente. Quindi è una correzione chirurgica, se vogliamo, del difetto genetico».
Il riconoscimento premia, secondo la giuria internazionale, il «valore scientifico e l'eccezionale carattere innovativo della prima ricerca di correzione genetica dell'Emofilia mediante la tecnica di Prime Gene Editing, un risultato che rappresenta un passaggio storico nella ricerca ematologica e apre nuove prospettive terapeutiche per una patologia rara ad alto impatto clinico».
Come evidenziato dalla Fondazione Cutino, quelle che vengono definite "forbici molecolari" hanno permesso al team di riparare, con un'efficienza fino al 20%, il difetto in modelli cellulari in laboratorio, ripristinando l'espressione del fattore VIII coagulante mancante.
«Il 20% è un risultato estremamente importante, una solida prova di principio - precisa Balestra -. Nell'emofilia, infatti, non è necessario correggere tutte le cellule: è sufficiente che una piccola percentuale di queste ricominci a produrre il fattore VIII per trasformare una patologia severa in una forma lieve o addirittura asintomatica.
Questo cambierebbe radicalmente la vita dei pazienti, perché si passerebbe dalle infusioni croniche, che devono fare per tutta la vita, a una potenziale cura definitiva».
«Siamo profondamente onorati di conferire il Premio D'Agostino al professore Balestra – afferma il presidente della Fondazione Cutino Aurelio Maggio -. La designazione da parte di un comitato internazionale di così alto profilo scientifico testimonia l'autorevolezza di una ricerca capace di coniugare rigore metodologico, visione innovativa e potenziale impatto clinico.
Questo Premio conferma inoltre l'impegno costante della Fondazione nel sostenere la ricerca più qualificata, nella convinzione che l'eccellenza scientifica sia la chiave per migliorare concretamente la vita dei pazienti affetti da malattie rare».
Il risultato rappresenta una solida prova di principio per una terapia curativa definitiva, superando i limiti delle attuali cure che richiedono trasfusioni a vita. La ricerca prosegue ora con la validazione su cellule endoteliali derivate da pazienti e in modelli animali.
«È un passaggio cruciale e obbligatorio prima di poter pensare a una sperimentazione clinica sull'uomo - sottolinea Balestra a Balarm -. È difficile dare dei tempi certi, perché la scienza richiede rigore e passaggi precisi per garantire la sicurezza, ma i risultati ottenuti finora ci rendono molto ottimisti.
Questo prestigioso riconoscimento è un incoraggiamento fondamentale per il nostro team a proseguire con determinazione verso l'obiettivo di una terapia curativa per i pazienti». Il Premio D'Agostino riconosce il potenziale traslazionale di questa strategia, che apre nuove strade per la guarigione non solo dell'emofilia ma anche di altre malattie genetiche del sangue.
Un momento di profondo orgoglio anche per chi è stato vicino al professore a cui è stato un tempo dedicato il premio, tra cui il figlio Giuseppe D'Agostino: «Siamo profondamente riconoscenti al network internazionale di scienziati dell'ematologia di Garden per il tributo, con l'ideazione di un premio annuale alla ricerca sulle malattie rare del sangue, alla figura professionale di nostro padre.
Fu un innovatore per vocazione nel campo della sanità pubblica siciliana, ostinatamente “contro” l'inerzia e le consuetudini, paradossalmente, per rendere ordinario ciò che riteneva doveroso: assicurare servizi sanitari pubblici di qualità. Questa iniziativa, ideata da Aurelio Maggio, presenta due meriti essenziali.
Il primo riguarda il riconoscimento del ruolo di figure professionali, come il direttore sanitario di un ospedale pubblico, essenziali nel creare condizioni organizzative e modelli di servizio sul territorio che consentono a medici specialisti e personale paramedico di svolgere al meglio attività di elevata responsabilità clinica e assistenziale.
Il secondo grande merito dell'iniziativa consiste nell'aver introdotto un sistema di incentivi a sostegno di una ricerca medica applicata di interesse pubblico e di elevato profilo, in ambiti complessi nei quali i risultati non sono immediati e il metodo di lavoro è la perseveranza nell'esplorazione di aree della conoscenza scientifica ancora poco illuminate, come talune malattie rare del sangue. Di questo mio padre sarebbe stato certamente molto felice».
Il team, secondo quanto dichiarato dalla Fondazione Cutino, è un chiaro esempio concreto della loro missione rappresentata dal «sostenere la scienza d'avanguardia per migliorare la vita e raggiungere la guarigione dei pazienti con malattie ematologiche rare».
Il Premio è stato attribuito da un comitato internazionale di esperti di malattie rare ematologiche di cui fanno parte Alok Srivastava, Senior Professor del Dipartimento di Ematologia al Christian Medical College Vellore in India e membro del Board della World Federation of Hemophilia, Khaled Musallam, Group Chief Research Officer di Burjeel Holdings e Direttore del Thalassemia & Sickle Cell Center di Abu Dhabi ed Emanuele Angelucci, già Direttore di strutture di ematologia a Cagliari e Genova e Coordinatore del Gruppo Italiano per il trattamento del paziente talassemico trapiantato.
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