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Spettacoli, in Sicilia si punta in alto: c'è una federazione che unisce tutte le maestranze

Tecnici audio, video, ingegneri del suono, costumisti, sarte, fornitori di bagni chimici ed esperti in giochi pirotecnici si uniscono per portare avanti il loro futuro nell'Isola

Vassily Sortino
Giornalista
  • 21 luglio 2020

Damiano Bianco, Luciano Muratore, Alessandro Albanese e Roberto Fontana

La carica degli oltre 70 tecnici siciliani, contro l’abusivismo e l’improvvisazione del lavoro nel mondo dello spettacolo. Il mondo del lavoro che gestisce il “dietro le quinte” degli show ha deciso di unirsi come categoria e punta a fare da gruppo di pressione sulla politica.

Tecnici audio, video, ingegneri del suono, costumisti, sarte, fornitori di bagni chimici ed esperti in giochi pirotecnici. Persone “invisibili” e che non vedremo mai su un palco – in genere chi si esibisce si dimentica pure di ringraziarli – quando andiamo a vedere un concerto, o un balletto o una sfilata a teatro o in piazza, ma che adesso chiedono di essere riconosciuti come categoria lavorativa.

In Sicilia, da questo punto di vista, sta lavorando la sezione regionale della Fedas, la neonata Federazione italiana aziende dello spettacolo, associazione nazionale, che vede nell’isola il suo leader in Roberto Fontana, 51 anni, dal 1992 proprietario di Avl produzioni e tecnico audio. La federazione è raggiungibile attraverso il sito internet.



Proprio Roberto recentemente ha fatto fare un passo avanti alla federazione che rappresenta, permettendogli di entrare in Sicindustria, «che è un po’ come infilare la nostra casa – spiega – dentro una casa più grande – per proteggere tutti noi, tecnici del mondo dello spettacolo, che siamo stati i primi a chiudere e gli ultimi a ripartire dopo l’emergenza Coronavirus».
Lavoratori quindi, con una immensa voglia di ricominciare, tutelati in tutto ciò che fanno, nei concerti pubblici, così come nei matrimoni privati.

Il programma di Roberto è semplice: «Anzitutto il riconoscimento come categoria d’impresa, perché per lo Stato esistiamo solo per pagare le tasse, senza sapere che lavoro facciamo in realtà. Noi siamo le vere imprese del mondo dello spettacolo, che investono sul tangibile: impianti, strutture, luci, computer e nuove tecnologie. Chi governa sembra riconoscere e di conseguenza finanziare solo i teatri o gli organizzatori di eventi. Non ci stiamo più».

Settanta sono le persone a oggi iscritte alla Fedas regionale, che punta alla cifra tonda dei 100 e oltre, permettendo l’iscrizione tramite il sito www.fedasregionesicilia.it, dove saranno forniti tutti i moduli da compilare. La federazione è attiva anche su Facebook a questa pagina.

Già, la Sicilia, dove Roberto lavora, è spesso un “Vietnam dei regolamenti”. Anche per questo Fontana sta combattendo. «La legge c’è ed è necessario mettere dei paletti. Spesso privati, Comuni e Regione fanno gare d’appalto dove chiedono servizi mirati, dove fanno vincere o coinvolgono dei non professionisti. Il nostro obiettivo è combattere il sottobosco. C’è tanta gente che dice di lavorare e nella realtà lo fa improvvisandosi, senza seguire i parametri di sicurezza e senza avere alcuna carica professionale. Questo modo di fare è diventato inaccettabile».

Ci crede Fontana quando dice queste parole: «Io ho sempre contato nell’aggregazione. Lavoro da trent’anni in questo campo e mi rendo conto che unirsi è fondamentale. In nome della equità, tutti devono sottostare alle stesse regole. È un modo per lavorare tranquilli e, assicuro, avere anche una soddisfazione personale».

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