Studenti (coi caschetti) per dire stop ai crolli: la protesta in una scuola a Palermo
Dopo l'ultimo episodio in cui l'intonaco è crollato colpendo 2 studentesse, alunni e genitori hanno protestato davanti al liceo Dolci per chiedere più sicurezza nelle scuole
La protesta al liceo Danilo Dolci di Palermo
Sono passati appena pochi giorni dalla tragedia sfiorata al liceo Danilo Dolci di Palermo, quando pezzi di intonaco sono crollati dentro un’aula, colpendo due ragazze.
È scattata stamattina (lunedì 19 gennaio) la protesta degli studenti per porre l’attenzione sulle condizioni delle scuole fatiscenti della città di Palermo. Quello che chiedono è la prevenzione e la messa in sicurezza degli edifici, per fare in modo che episodi del genere non avvengano più né nella loro scuola, né altrove.
All’arrivo a scuola di questa mattina, infatti, i ragazzi hanno scelto di non entrare a scuola, saltando le lezioni e radunandosi davanti all’ingresso del plesso centrale dell’istituto, in via Natale Carta (via Fichidindia). Ad animare la protesta, non sono stati solamente i ragazzi che frequentano la centrale, ma anche gli studenti che studiano nelle succursali di via Elia e via dei Picciotti, a cui si aggiungono anche alcuni genitori preoccupati per le condizioni di sicurezza dell’istituto.
Centinaia di studenti si sono radunati davanti alla scuola e hanno aperto uno striscione con su scritto “Venite a studiare in Sicilia, dove il tetto a scuola ti crolla in testa” firmato a nome del Liceo Dolci e del Coordinamento Studenti palermitani.
«È assurdo quello che sta succedendo in questi giorni - dichiara Mattia Conte, uno dei rappresentanti d’istituto della scuola – un ambiente in cui dovrebbe essere garantita la massima sicurezza invece non è per niente sicuro. Oggi noi siamo qui perché vogliamo lanciare un segnale chiaro alle istituzioni: il Dolci non ha intenzione di restare fermo davanti alla situazione inaccettabile che stiamo vivendo».
Come atto simbolico durante la protesta, Mattia ha deciso di indossare un casco anti-infortunio: «La mia è una provocazione, oggi ho deciso di indossare questo casco, perché entrando in questa scuola, ma come anche nelle altre scuole di Palermo, c’è un rischio concreto che ti possa crollare qualcosa in testa mentre stai soltanto seguendo la lezione. È necessario che la città metropolitana agisca prima che le tragedie accadano e non soltanto con piani di emergenza».
Le centinaia di studenti che si sono radunati davanti all’istituto hanno le idee chiare, quello che chiedono è di studiare in un posto che possa realmente garantire loro sicurezza.
«È inaccettabile dover frequentare le lezioni in un plesso in cui non possiamo stare tranquille– dichiara Denise Casamento, una studentessa della scuola – l’intonaco ci è letteralmente caduto in testa durante le lezioni, finora non c’è stata alcuna prevenzione».
Ma non è solo la caduta dell’intonaco il problema dell’istituto: «ci sono tantissimi problemi, come ad esempio il fatto che ogni giorno siamo chiusi dentro aule con la muffa, che ci impedisce di respirare aria pulita - aggiunge Melissa Favarò, un’altra studentessa - oppure quando anche una leggera pioggia diventa una tragedia, perché l’acqua entra dentro l’aula».
Gli studenti, stanchi di una situazione in uno stato di perenne immutabilità, si rivolgono alla Città Metropolitana: «Questo ente dovrebbe garantire sicurezza all’interno delle nostre scuole, non vogliamo essere trattati come studenti di serie z» dichiara uno studente.
Alla fine della protesta l’incontro col dirigente scolastico: «La dirigenza ci ha assicurato un intervento tempestivo – dichiara Desirèe Iemma, una relle rappresentanti d’istituto presenti all’incontro – ci hanno rassicurato, garantendoci che c’è già stato un controllo e sono stati presi tutti i provvedimenti necessari, come l’inizio dei lavori di messa in sicurezza, che sono già partiti sabato 17 gennaio.
Ci sono state date le risposte che cercavamo, speriamo che le cose cambino. Il preside ha mostrato disponibilità e ci è stato assicurato che il problema dovrebbe essere risolto del tutto in poche settimane».
Sono stati inoltre presi provvedimenti per permettere agli studenti senza classe di poter svolgere le lezioni: «Il preside ha anche garantito altri spazi sicuri, come l’aula magna e la palestra interna, dove far svolgere le lezioni agli studenti che momentaneamente sono rimasti senza classe perché le aule sono chiuse per i lavori - conclude Desirèe - Siamo soddisfatti dell’incontro, ora tocca alla città metropolitana prendersi carico della situazione e fare in modo che non accada più né al Dolci, né in nessun'altra scuola di Palermo».
È scattata stamattina (lunedì 19 gennaio) la protesta degli studenti per porre l’attenzione sulle condizioni delle scuole fatiscenti della città di Palermo. Quello che chiedono è la prevenzione e la messa in sicurezza degli edifici, per fare in modo che episodi del genere non avvengano più né nella loro scuola, né altrove.
All’arrivo a scuola di questa mattina, infatti, i ragazzi hanno scelto di non entrare a scuola, saltando le lezioni e radunandosi davanti all’ingresso del plesso centrale dell’istituto, in via Natale Carta (via Fichidindia). Ad animare la protesta, non sono stati solamente i ragazzi che frequentano la centrale, ma anche gli studenti che studiano nelle succursali di via Elia e via dei Picciotti, a cui si aggiungono anche alcuni genitori preoccupati per le condizioni di sicurezza dell’istituto.
Centinaia di studenti si sono radunati davanti alla scuola e hanno aperto uno striscione con su scritto “Venite a studiare in Sicilia, dove il tetto a scuola ti crolla in testa” firmato a nome del Liceo Dolci e del Coordinamento Studenti palermitani.
«È assurdo quello che sta succedendo in questi giorni - dichiara Mattia Conte, uno dei rappresentanti d’istituto della scuola – un ambiente in cui dovrebbe essere garantita la massima sicurezza invece non è per niente sicuro. Oggi noi siamo qui perché vogliamo lanciare un segnale chiaro alle istituzioni: il Dolci non ha intenzione di restare fermo davanti alla situazione inaccettabile che stiamo vivendo».
Come atto simbolico durante la protesta, Mattia ha deciso di indossare un casco anti-infortunio: «La mia è una provocazione, oggi ho deciso di indossare questo casco, perché entrando in questa scuola, ma come anche nelle altre scuole di Palermo, c’è un rischio concreto che ti possa crollare qualcosa in testa mentre stai soltanto seguendo la lezione. È necessario che la città metropolitana agisca prima che le tragedie accadano e non soltanto con piani di emergenza».
Le centinaia di studenti che si sono radunati davanti all’istituto hanno le idee chiare, quello che chiedono è di studiare in un posto che possa realmente garantire loro sicurezza.
«È inaccettabile dover frequentare le lezioni in un plesso in cui non possiamo stare tranquille– dichiara Denise Casamento, una studentessa della scuola – l’intonaco ci è letteralmente caduto in testa durante le lezioni, finora non c’è stata alcuna prevenzione».
Ma non è solo la caduta dell’intonaco il problema dell’istituto: «ci sono tantissimi problemi, come ad esempio il fatto che ogni giorno siamo chiusi dentro aule con la muffa, che ci impedisce di respirare aria pulita - aggiunge Melissa Favarò, un’altra studentessa - oppure quando anche una leggera pioggia diventa una tragedia, perché l’acqua entra dentro l’aula».
Gli studenti, stanchi di una situazione in uno stato di perenne immutabilità, si rivolgono alla Città Metropolitana: «Questo ente dovrebbe garantire sicurezza all’interno delle nostre scuole, non vogliamo essere trattati come studenti di serie z» dichiara uno studente.
Alla fine della protesta l’incontro col dirigente scolastico: «La dirigenza ci ha assicurato un intervento tempestivo – dichiara Desirèe Iemma, una relle rappresentanti d’istituto presenti all’incontro – ci hanno rassicurato, garantendoci che c’è già stato un controllo e sono stati presi tutti i provvedimenti necessari, come l’inizio dei lavori di messa in sicurezza, che sono già partiti sabato 17 gennaio.
Ci sono state date le risposte che cercavamo, speriamo che le cose cambino. Il preside ha mostrato disponibilità e ci è stato assicurato che il problema dovrebbe essere risolto del tutto in poche settimane».
Sono stati inoltre presi provvedimenti per permettere agli studenti senza classe di poter svolgere le lezioni: «Il preside ha anche garantito altri spazi sicuri, come l’aula magna e la palestra interna, dove far svolgere le lezioni agli studenti che momentaneamente sono rimasti senza classe perché le aule sono chiuse per i lavori - conclude Desirèe - Siamo soddisfatti dell’incontro, ora tocca alla città metropolitana prendersi carico della situazione e fare in modo che non accada più né al Dolci, né in nessun'altra scuola di Palermo».
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