Suspense e mistero nel romanzo "Tra i denti": il libro della siciliana Silvia De Luca
La scrittrice e giornalista ci racconta come nasce il suo primo romanzo ambientato tra Roma e la Sicilia, che intreccia storie di donne, violenza di genere e un misterioso delitto
La scrittrice e giornalista Silvia De Luca
Sullo sfondo Roma, Città Eterna e Palermo, dov'è nata e cresciuta l'autrice, la giovane giornalista e scrittrice Silvia De Luca. «Da grande appassionata della cronaca nera e dell'horror quale sono, scrivere un giallo è stato estremamente naturale per me - afferma -. Ne leggo moltissimi, dai classici di Agatha Christie, al Montalbano di Camilleri fino ai romanzi carichi di suspense di Stephen King e Donato Carrisi. Ma a darmi l'ispirazione e la spinta a cimentarmi in un genere simile, hanno certamente contribuito anche i tantissimi documentari e podcast "true crime" che divoro quotidianamente».
Una passione quella per la scrittura, che la accompagna da sempre. «Scrivo da quando ho memoria - aggiunge- che si trattasse del tema in classe o di una breve favola scritta per passare il pomeriggio, raccontare storie è sempre stata la mia più grande passione. Oggi sono riuscita a trasformarla nel mio lavoro e per me è un sogno che si avvera».
La storia del romanzo si apre a Roma, nell’appartamento di via Brunetti, dove Anita Venturi sta morendo assistita da Greta, infermiera che in sette anni di cure è diventata un’amica intima. Alla sua morte, l’eredità e il passato della donna ricadono sulla sua unica figlia, Viola, da anni in conflitto con la madre e segnata da un’infanzia fatta di violenze domestiche e abbandoni.
Nel suo testamento, lascia a lei la casa di via Brunetti e una vecchia abitazione in Sicilia. Il retaggio di Anita riapre ferite mai rimarginate: l’assenza del padre, la durezza della madre, il senso di tradimento. Viola, che ha appena chiuso una relazione con Shonda, la compagna di una vita, decide di indagare sul passato di Anita, mossa dalla rabbia e dal bisogno di dare le giuste risposte a domande insolute.
Un racconto in bilico sul filo sottile tra ciò che il senso comune indica come "giusto" o "sbagliato". «Non credo che esista sempre un confine netto tra bene e male ed esplorarlo è stato proprio il motore che mi ha portato a dare avvio alla storia. Dalla vicenda del giovane Alex Cotoia a quella di Betty Broderick, sono rari - ma esistono - i casi in cui le persone sono costrette dalle circostanze a compiere azioni estreme per amore di difendere la propria vita o quella di chi gli è più caro. Allo stesso modo, anche il legame con le proprie radici e il modo in cui la nostra famiglia di provenienza inevitabilmente ci condiziona, sono temi che mi incuriosiscono profondamente».
In questo senso l'autrice ha "studiato" e si è accuratamente preparata: «Cimentarmi nel racconto di psicologie complesse come quelle delle vittime di violenza fisica e psicologica - sottolinea - non è stato semplice, ma se gli anni nel mondo del giornalismo mi hanno insegnato qualcosa, è che tutto può essere raccontato, basta documentarsi adeguatamente. È così che ho approfondito l'argomento, anche attraverso la visione di processi reali dove erano centrali le dinamiche che ripropongo nel mio romanzo».
Sono tante le storie quindi che l'hanno ispirata: «Ne ho già citate alcune, ma non posso fare a meno di nominare anche Lori Kennedy. Oggi ricordata come una truffatrice americana, la storia di Lori Kennedy è molto più complessa e, allo stesso tempo, "semplice" nella sua tragicità. Mi ha lasciato un insegnamento: non smetteremo mai di conoscere le persone che abbiamo accanto».
Insomma un filo rosso lega la sua professione, la passione per la scrittura e i fatti di cronaca ed è certo che rivedremo Silvia De Luca cimentarsi in un secondo libro: «Ci sto già lavorando. Cambiare genere, però, non è nei miei piani. La componente di suspense e violenza rimarrà di certo ma declinata in modo diverso: voglio esplorare l'umorismo, il mio e quello del mondo che mi circonda, raccontando gli aspetti più grotteschi della nostra società».
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