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"Tiraciatu" o "cuocciu i sarda": miti e leggende del (piccolo) drago siciliano

La storia di un piccolo rettile, molto diffuso in Sicilia e conosciuto con vari nomignoli, derivanti da leggende che lo vedono protagonista. Ma non tutto è come sembra...

Balarm
La redazione
  • 8 febbraio 2022

Due esemplari di gongilo "tiraciatu". Fonte: Wikipedia

Per secoli, addirittura sin dai tempi dei greci, è stato l'incubo delle giovani mamme. La notte la sua presenza misteriosa non le lasciava dormire sonni tranquilli. Stiamo parlando del "tiraciatu", così come è chiamato il gongilo, rettile abbastanza diffuso in Sicilia.
Forse per la sua natura o per il suo aspetto un po' goffo (certo, a guardarlo non è l'animale domestico che tutti sognano), è stato oggetto di leggende davvero meschine.

A partire dal nome. Il "tiraciatu" (termine che già non lascia intendere nulla di buono) è un rettile a metà fra una lucertola e un serpente. Ha quattro zampette, corpo cilindrico e testa piccola. Gli esemplari più grandi possono raggiungere anche 30 centrimetri di lunghezza. Predilige le zone soleggiate e aride e per questo, è un rettile molto diffuso nelle campagne siciliane.

Probabilmente perchè molto comune, è diventato oggetto di diverse leggende che gli hanno assegnato i soprannomi più strani. Tiraciatu è forse quello più diffuso (e il più malvagio). Così chiamato, perchè secondo un'antica diceria, che risalirebbe addirittura ai greci, il gongilo andrebbe ghiotto di latte. Di notte o nelle ore di quiete si avvicinerebbe alle culle dei neonati per tirargli il fiato e succhiare loro il latte dallo stomaco.
Probabilmente, una spiegazione popolare (e per nulla attendibile) delle morti in culla. Così per generazioni di contadini, questo piccolo rettile rappresentò un mostro da cacciare e uccidere.
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In realtà, il gongilo è un rettile assolutamente innocuo per l'uomo. Diffuso prevalentemente in Sicilia, Sardegna, Nord Africa e Grecia, ha una funzione importantissima per l'ecosistema. Oltre che predare varie specie di insetti, contribuisce alla dispersione del fico d’India, attraverso l'espulsione dei semi di cui si nutre.

Siccome in Sicilia i soprannomi non sono mai abbastanza, oltre che come tiraciatu, il gongilo è conosciuto anche come "cocciu i sarda". Nomignolo utilizzato soprattutto nel Ragusano, per via del colore della sua pelle, azzurro-verde argentato, che ricorda quello delle sardine. Dalle sue dimensioni piccole, deriva anche il modo di dire "cocciu i sarda" per indicare una persona di statura esile.

Per dare una migliore reputazione a questo simpatico rettile, è bene ricordare che ci sono anche leggende, legate al mondo contadino, che lo dipingono come un animale positivo. Una di queste sostiene che con la sua coda sveglierebbe le persone in caso di eventi pericolosi, come incendi e terremoti.

Insomma, è proprio il caso di dire: paese che vai "tiraciatu" o "cocci i sarda" che trovi. In qualsiasi modo lo si voglia chiamare, l'importante è lasciarlo vivere in pace nel suo habitat.
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