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Tra Casapound e l'etica: parlano gli editori siciliani alla vigilia del Salone del Libro

Non sono poche le polemiche intorno all'imminente Salone del libro di Torino: mentre si chiamano fuori grandi enti e autori noti cosa hanno da dire gli editori del sud?

Alessia Rotolo
Giornalista
  • 8 maggio 2019

Uno degli spazi dell'immenso salone internazionale del libro di Torino

«Se non si fosse alzato tutto questo polverone mediatico questa casa editrice vicina a Casapound che sta per pubblicare il libro-intervista di Matteo Salvini sarebbe rimasta nell’ombra e con un numero certamente inferiore di visitatori allo stand».

A parlare sono Francesco Armato e Nicola Leo, gli editori del Palindromo, una casa editrice palermitana indipendente che lavora da un anno intero per arrivare al Salone di Torino con i loro libri e le loro novità.

L'editore vicino a Casapound è Altaforte che dovrebbe arrivare alla nuova edizione della fiera dell'editoria con un nuovo libro su Matteo Salvini, tanti gli ospiti che, dopo la notizia, hanno disdetto la loro presenza al Salone (dal 9 al 13 maggio) tra questi anche Zerocalcare, il collettivo Wu Ming e lo storico Carlo Ginzburg.

Ma i piccoli editori dopo un lungo anno di preparativi e di soldi spesi non diserteranno: «Non partecipando faremmo un enorme danno solo a noi stessi – aggiungono Nicola e Francesco – l'investimento di migliaia di euro che abbiamo fatto di certo non ci verrebbe restituito, il passo indietro annunciato da certi ospiti (invitati al Salone) è una posizione rispettabile, ma dal nostro punto di vista non condivisibile. Non partecipando, e parliamo anche per molti altri colleghi editori, si otterrebbe esattamente l’effetto contrario: dare spazio e visibilità a chi altrimenti difficilmente ne avrebbe».

«Da un anno lavoriamo su delle anteprime da presentare al Salone ("Torino di carta. Guida letteraria della città"), - continuano - per noi è naturale partecipare alla più importante fiera dell’editoria italiana, definita il “tempio” della nostra cultura. Il problema sta a monte: ci sono libri nel catalogo di questa casa editrice che possono essere tacciati di apologia del fascismo? Se sì, allora per legge questi volumi non dovevano essere pubblicati e la casa editrice di conseguenza non avrebbe potuto partecipare al Salone».

«A una settimana dalla fiera internazionale - concludono i due editori -dopo una regolare iscrizione, certe polemiche sembrano intempestive e dannose per tutto il settore “di qualità” che lavora seriamente ogni giorno. In definitiva si doveva intervenire prima e non di certo per un libro-intervista a Matteo Salvini che oggi è Ministro degli interni, sostenuto da milioni di italiani. Non è certo il nostro rappresentante politico, ma noi siamo fermamente democratici e rispettiamo le istituzioni, anche quando i suoi rappresentanti sono lontani dalle nostre idee».

Tutti i piccoli editori palermitani parteciperanno comunque al Salone del libro di Torino, tutti con le idee abbastanza chiare.

«Io sono un pluralista se facessimo discriminazione cadremmo nel loro stesso errore, hanno il diritto di esserci visto che stiamo in democrazia, ma un discorso è esserci con le proprie idee un altro discorso è violare la Costituzione» -dice Renato Magistra di Edizioni Leima.

«C'è una disposizione nella nostra costituzione che vieta l'apologia del fascismo: è un reato - continua - e se ricadessero in questo reato andrebbero puniti. Da queste cose dipende anche il futuro della nazione. al salone c'è di tutto dai cattolici agli agnostici passando per gli anarchici, la pluralità di voci è importante, ma se si viola la costituzione non si parla più di dibattito mediatico ma di aule di tribunale in difesa della costituzione».

«Noi vogliamo esserci, perchè pensiamo che i libri illustrati siano un buon modo per contrastare storie brutte del passato e del presente. - dicono dal collettivo di autori Ideestortepaper - E il gioco del mondo, che è il tema di quest'anno, non può che essere la resistenza, che la forza della bellezza e la curiosità della conoscenza, mettono in campo contro l'oblìo, il revisionismo, l'odio, il fascismo di ogni derivazione e natura».

"Non si puo chiedere ai sopravvissuti di condividere lo spazio con chi mette in discussione i fatti storici che hanno portato all'Olocausto, con chi ripropone un'idea fascista della società. Usciremo dal Salone del libro per entrare nella città".

Questo è un abstract del contenuto la lettera firmata da una sopravvissuta al lager e dal direttore del museo di Auschwitz Piotr Cywinski che è arrivata al Comune di Torino.

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