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Tra documenti originali e opere d'arte: Santa Rosalia in una mostra a palazzo Reale

Un racconto del culto della Santa sotto forma di allestimento: oltre alle carte, trentotto opere d’arte tra cui i dipinti di Pietro Novelli, Mattia Preti e Anton Van Dyck

Sofia Li Pira
Contemporary Art Lover
  • 5 settembre 2018

Antoon Van Dyck "Saint Rosalia" (particolare)

Si celebra Santa Rosalia il 4 settembre a Palermo, ma quest’anno anche il giorno tradizionalmente dedicato al culto spirituale, con la celebre "acchianata" al santuario di Monte Pellegrino, si trasforma in una grande festa che anima il cosidetto "piano del Palazzo", oggi piazza del Parlamento, cuore della città storica.

Palermo festeggia due importanti avvenimenti: la grande mostra "Rosalia eris in peste patrona" dedicata alla Santa (dal 4 settembre 2018 al 5 maggio 2019, visitabile da lunedì a sabato dalle 8.15 alle 17.40 domenica e festivi dalle 8.15 alle 13) e l’apertura del Portone Monumentale Vice Regio.

Chiuso da tempo immemore e dopo un restauro lungo dieci anni, il nuovo ingresso consente l’accesso dalla porta principale del palazzo direttamente sul cortile Maqueda, offrendo un nuovo percorso turistico ai visitatori che possono ammirare luoghi da tempo celati al pubblico.

Insieme ai palermitani fa il suo ingresso anche la Santa, che ritorna idealmente nel Palazzo nel quale ha vissuto da fanciulla, con il nome di Rosalia Sinibaldi nobile figlia del conte Sinibaldo de' Sinibaldi.

La mostra "Rosalia eris in peste patrona" è promossa dalla Fondazione Federico II, in sinergia con l’Assemblea Regionale Siciliana e con la collaborazione del Dipartimento Regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, la Soprintendenza per i Beni Culturali e l’Arcidiocesi di Palermo.

Un racconto tra arte e narrazione del culto della Santa con trentotto opere più disegni preparatori e materiali a stampa e d’archivio che ripercorrono uno dei momenti più critici della storia di Palermo: il lasso di tempo di cinquant’anni che vede la città colpita da due terribile pestilenze.

Dinnanzi a queste la città inerme cercò conforto nei santi tradizionali fino al 1624, quando allo scoppio di una pestilenza ancor più devastante, il ritrovamento dei sacri resti sul monte Pellegrino di Rosalia e la contemporanea cessazione del morbo fecero sì che a lei vennero riconosciuti speciali poteri taumaturgici.

Su tali presupposti, la mostra si snoda attraverso un percorso che partendo dalla devozione ai Santi Patroni tradizionali, esemplificata da una serie di importanti sculture e dipinti cinquecenteschi, arriva sino al trionfo del culto di Rosalia quale unica patrona, configurato da opere e pale d’altare commissionate da noti artisti come Anton Van Dyck, Pietro Novelli, Vincenzo La Barbera e Mattia Preti.

Spiccano nel percorso espositivo le opere di Mattia Preti provenienti dal Museo di Capodimonte e quelle di Pietro Novelli che giungono da Como svelando che la devozione a Santa Rosalia non è un fatto esclusivo della storia e delle tradizioni siciliane.

«Oggi la Patrona di Palermo torna a Palazzo Reale dove ha vissuto e da cui è fuggita - afferma il presidente dell'Ars Gianfranco Miccichè - Santa Rosalia ci ha salvato dalla peste nel 1624 e oggi le chiediamo di liberarci dalle pesti moderne: intolleranza verso i migranti, odio, razzismo e cattiveria verso gli altri».

I biglietti hanno un costo di 6 euro (intero), 3 euro (ragazzi tra i 14 e i 17 anni), 1 euro (studenti in visita didattica scolastica) e si possono acquistare al botteghino di Palazzo Reale, altre informazioni sul sito della Fondazione Federico II.

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