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Tra i monti iblei c'è il borgo più dolce della Sicilia: qui si beve lo "Spiritu re fascitrari"

Un'antica tradizione legata a un prodotto simbolo di questo territorio, che non si mangia soltanto ma diventa una bevanda prelibata, fatta con il "cibo degli dei"

Federica Puglisi
Giornalista
  • 17 settembre 2022

Il comune di Sortino

Nel cuore dei monti Iblei si produceva sin dall’antichità quello che veniva definito “Il cibo degli dei”, il miele. Nel tempo si è reso necessario tutelare questa produzione che altrimenti rischiava di scomparire.

E in questa zona della provincia di Siracusa, il miele è una delle più pregiate specialità, decantata persino da grandi poeti latini come Virgilio e Ovidio.

Alle porte della riserva di Pantalica, tra i monti Iblei, c’è il comune di Sortino, che fa parte delle “Città del miele” italiane. In questo territorio, infatti, c’è un’antica tradizione legata alla produzione del miele.

Si racconta che la tradizione apistica degli iblei abbia origine dal periodo in cui la Sicilia orientale era una colonia greca. L’arte di allevare le api e di produrre il miele è stata trasmessa di generazione in generazione.

E nelle famiglie dei “fascitrari”, termine con cui in dialetto si chiamano i produttori di miele, la tradizione continua. Tanto che ogni anno, dagli anni Ottanta, a fine ottobre, Sortino si trasforma in una piccola "capitale del miele", con una grande sagra che per un fine settimana riunisce tantissimi visitatori pronti a gustare questa prelibatezza e i piatti preparati a base di miele.
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A Sortino, poi, c’è anche un museo dell’apicoltura, che nelle giornate della sagra generalmente si può visitare, per scoprire, attraverso un percorso tra ambienti e antiche attrezzature, l’antica arte dei “fascitrari”.

Il miele degli Iblei, inoltre, la variante al timo, è stata tutelata con il marchio di “Presidio Slow Food”, anche perché è rinomato che durante l’età classica era celebre e apprezzato tra i letterati e i nobili del tempo.

Tra luglio e agosto, infatti, si raccoglie il miele al gusto di questa particolare pianta aromatica, molto usata come spezia anche in cucina. E così il miele, una volta preparato, è pronto per essere assaggiato, in mille modi: semplicemente spalmato sul pane, o come ingrediente dei “pirietti”, biscotti secchi tipici di questo territorio.

E ancora sui dolci come le "sfingi", o nelle caratteristiche caramelle chiamate "sanfurricchi", preparate appunto con il miele. Tutte queste degustazioni di prodotti si possono apprezzare alla Sagra del miele, quarantesima edizione, quest’anno in programma a Sortino il 7, l’8 e il 9 ottobre.

Ma il miele non si mangia soltanto. Da queste parti si può anche bere. Infatti viene prodotto il cosiddetto Spiritu re fascitrari, un liquore, ricavato dalla distillazione dell’acqua di risulta dallo scioglimento della cera, a seguito della torchiatura dei favi.

Dunque un distillato di miele e cera d’api. A esso si aggiungono aromi e un decotto di miele. E queste antiche tecniche vengono raccontate ai visitatori che a Sortino fanno tappa alla "Casa do fascitraru", una Casa-Museo dedicata al miele, dove ci sono le antiche attrezzature e un laboratorio per una fedele ricostruzione storica di quegli ambienti usati dai "fascitrari" per la produzione del miele.

Per chi ama allora questo “cibo degli dei” una tappa a Sortino e sugli Iblei non può mancare.
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