Trovate 51 anfore fenicie che "profumano di casa": la straordinaria scoperta in Sicilia
Questi composti sono notoriamente impiegati per la produzione di unguenti aromatici dall’alba dei tempi, con funzioni cosmetiche, rituali o preservative

Un gruppo di archeologi dell’Università Complutense di Madrid e dell’Università di Tubinga ha condotto uno studio interdisciplinare pionieristico su cinquantuno contenitori di profumo di origine fenicia, rinvenuti sull’isola di Mozia, al largo della costa occidentale della Sicilia.
Lo studio-intitolato Scents of Home: Phoenician Oil Bottles from Motya - è stato pubblicato il 6 agosto 2025 sul Journal of Archaeological Method and Theory ed è stato ripreso anche dalle principali riviste divulgative come Phys.org.
Mozia fu uno dei principali insediamenti fenici dell’età del Ferro in Sicilia, prima della fase cartaginese-punica dell’isola.
Gli archeologi hanno selezionato per l’analisi un campione significativo di queste anforette, dell’altezza compresa tra 15,5 e 18,5 cm, che sono stati datati tra l’VIII e il VI secolo a.C. e ritrovati sia all’interno di tombe, sia all’interno degli scafi di diverse imbarcazioni affondate al largo dell’isola.
Attraverso analisi petrografiche, isotopiche e geochimiche, il gruppo di ricerca ha rilevato che la maggior parte dei vasi presentano un’alchimia ceramica compatibile con la tradizione della Fenicia meridionale, mentre l’analisi dei residui all’interno di otto vasi ha evidenziato componenti organiche di origine vegetale.
Nello specifico, sono state identificate tracce di lipidi vegetali e di resine, provenienti dal lentisco e da diverse specie di pini.
Questi composti sono notoriamente impiegati per la produzione di unguenti aromatici dall’alba dei tempi, con funzioni cosmetiche, rituali o preservative, e il Libano è ancora oggi noto per le sue importanti conifere, tra cui il famoso Cedro divenuto simbolo del paese, presente anche all’interno della bandiera nazionale.
Secondo i ricercatori, questi oli profumati erano dei veri e propri "connettori culturali", che permettevano ai mercanti fenici di rievocare la loro casa, una volta giunti nelle colonie.
Lo studio ha anche un valore metodologico importante, in quanto rappresenta la prima analisi sistematica su un campione così ampio di "oil bottles" fenicie tramite approccio interdisciplinare.
Non a caso i risultati mettono in luce il persistente ruolo culturale ed economico delle pratiche aromatiche fenicie - dalla produzione fino alla circolazione lungo le rotte di scambio del Mediterraneo – che sarebbe stata tramandata ai posteri tramite il popolo romano.
Queste scoperte ricordano inoltre l’importanza degli studi degli archeologi Vincenzo e Sebastiano Tusa, che hanno dedicato la loro vita allo studio dei tesori sepolti e sommersi della Sicilia.
Lo studio-intitolato Scents of Home: Phoenician Oil Bottles from Motya - è stato pubblicato il 6 agosto 2025 sul Journal of Archaeological Method and Theory ed è stato ripreso anche dalle principali riviste divulgative come Phys.org.
Mozia fu uno dei principali insediamenti fenici dell’età del Ferro in Sicilia, prima della fase cartaginese-punica dell’isola.
Gli archeologi hanno selezionato per l’analisi un campione significativo di queste anforette, dell’altezza compresa tra 15,5 e 18,5 cm, che sono stati datati tra l’VIII e il VI secolo a.C. e ritrovati sia all’interno di tombe, sia all’interno degli scafi di diverse imbarcazioni affondate al largo dell’isola.
Attraverso analisi petrografiche, isotopiche e geochimiche, il gruppo di ricerca ha rilevato che la maggior parte dei vasi presentano un’alchimia ceramica compatibile con la tradizione della Fenicia meridionale, mentre l’analisi dei residui all’interno di otto vasi ha evidenziato componenti organiche di origine vegetale.
Nello specifico, sono state identificate tracce di lipidi vegetali e di resine, provenienti dal lentisco e da diverse specie di pini.
Questi composti sono notoriamente impiegati per la produzione di unguenti aromatici dall’alba dei tempi, con funzioni cosmetiche, rituali o preservative, e il Libano è ancora oggi noto per le sue importanti conifere, tra cui il famoso Cedro divenuto simbolo del paese, presente anche all’interno della bandiera nazionale.
Secondo i ricercatori, questi oli profumati erano dei veri e propri "connettori culturali", che permettevano ai mercanti fenici di rievocare la loro casa, una volta giunti nelle colonie.
Lo studio ha anche un valore metodologico importante, in quanto rappresenta la prima analisi sistematica su un campione così ampio di "oil bottles" fenicie tramite approccio interdisciplinare.
Non a caso i risultati mettono in luce il persistente ruolo culturale ed economico delle pratiche aromatiche fenicie - dalla produzione fino alla circolazione lungo le rotte di scambio del Mediterraneo – che sarebbe stata tramandata ai posteri tramite il popolo romano.
Queste scoperte ricordano inoltre l’importanza degli studi degli archeologi Vincenzo e Sebastiano Tusa, che hanno dedicato la loro vita allo studio dei tesori sepolti e sommersi della Sicilia.
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