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Un castello (in Sicilia) costruito sui ruderi: nasconde passaggi segreti e sovrasta la costa

Simbolo della cittadina forzese fu edificato, tra l’XI e il XII secolo, su iniziativa del conte Ruggero il Normanno. Fu lui ad attribuirgli il nome di "Fortilicium D’Agrò"

  • 2 maggio 2023

Castello Forza d'Agrò

Ubicato sui ruderi di una fortificazione preesistente, il castello di Forza D’Agrò (in provincia di Messina) è un monumento di grande rilievo storico.

Simbolo della cittadina forzese fu edificato, tra l’XI e il XII secolo, su iniziativa del conte Ruggero il Normanno. Secondo le fonti pervenute, fu proprio lui ad attribuirgli il nome di "Fortilicium D’Agrò".

Non a caso, prestando fede a quanto tramandato, il toponimo attuale del paese deriva da questo appellativo. L’accesso al maniero è inquadrato da una ripida scalinata in pietra che si inerpica a ridosso della rupe. Intorno ad essa, secondo le ricerche condotte in situ, si sviluppava l’antico insediamento.

Il fortilizio, pianificato in funzione dell’orografia circostante, sovrastava l’abitato consentendo di vigilare sulla valle e sulla costa. Oltre a ciò, il complesso monumentale risulta essere legato al sagrato della chiesa di Sant'Agostino. Questo legame strutturale è caratterizzato dalla presenza di una poderosa cinta muraria, realizzata per buona parte in pietra calcarea.
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L'intera struttura, dunque, assume i connotati di una vera e propria fortificazione militare. Incuriosisce, altresì, notare come la fortezza sia stata edificata in ragione delle esigenze militari e, contemporaneamente, in funzione di un vantaggioso sfruttamento territoriale. Il portone d’ingresso, invece, è costituito da grandi blocchi di pietra bianca locale.

Questi ultimi, a loro volta, sono sormontati da mensole di caditoia. Di grande pregio anche l’iscrizione che decora l’architrave, indicante la data di ristrutturazione del fortilizio medesimo.

L’epigrafe riporta la seguente frase: "Fu riedificato in li: 1595; per Philippo di Oliveri: Simone Ranieri: Bernardo Crisafulli: Domenico Di Mascali: Domenico Garufi: Lixandro Mano: et Matheo Pagano Deputati".

In più, al di là dell’ingresso si scorgono due muri difensivi a forma di "L", rivolti rispettivamente a nord ed est. Sul crinale, inoltre, si erge un’altra cinta difensiva che racchiude un variegato complesso di corpi edilizi e, al contempo, due ambienti a pianta rettangolare.

Presumibilmente, si trattava di spazi riservati agli alloggiamenti dei soldati e ai magazzini per le granaglie. Nella medesima area figurano pure i resti della cosiddetta chiesa del Crocifisso, sovrastata da una torre campanaria. In aggiunta, varie testimonianze riportano che dentro la roccaforte era presente una fitta rete di passaggi segreti.

Difatti, le numerose grotte rinvenute in loco sembrano confermare tale ipotesi. A giudizio di alcuni studiosi, anticamente, gli antri rocciosi erano utilizzati dagli eremiti come luogo di rifugio.

Nel 1676, durante la Rivolta antispagnola di Messina, sappiamo che il "forte" fu assediato e conquistato da parte dei francesi. Nello stesso periodo si colloca un feroce massacro ordito da don Antonio de Hox, nobile francese che bramava divenire signore di Forza D’Agrò.

Da quel che si racconta pare che abbia teso un inganno al fratello Giacomo, legittimato ad ottenere il potere sulla fortezza. Infatti, dopo averlo invitato a cena con dei finti ossequi, Antonio ordinò alle sue guardie di uccidere Giacomo e i suoi figli.

L’indomani, per non destare sospetti, sparse in giro la voce che il fratello aveva deciso di rimettersi in viaggio nottetempo. Da quel giorno, tuttavia, non si ebbe più notizia delle povere vittime vigliaccamente trucidate.

Siamo pure a conoscenza che, dal 1876 al 1976, il maniero fu adibito a cimitero comunale. Per di più, tutt'ora, molte tombe sono incustodite, aperte e prive di manutenzione.
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