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Un corto in memoria di Rosario Livatino: il giudice siciliano che disse no alla mafia

Il titolo del corto ideato da Angelo Maria Sferrazza è “Il Giovane Giudice”, dentro appaiono scenari suggestivi di una terra dai forti contrasti, la Sicilia

Balarm
La redazione
  • 30 novembre 2019

Lavorò per contrastare la mafia proprio come Falcone e Borsellino e per il suo impegno fu ucciso nel 1990. Era il giudice Rosario Livatino che ora viene ricordato grazie ad un cortometraggio che ne racconta i frammenti più intimi della sua vita.

Il titolo del lavoro cinematografico è “Il Giovane Giudice”, dentro appaiono scenari suggestivi di una terra dai forti contrasti, la Sicilia, che si intersecano alle emozioni e alla quotidianità del giovane giudice, a testimonianza di una vita onestamente vissuta.

L’ideatore del progetto, Angelo Maria Sferrazza, è anche l'attore che veste i panni del giudice Livatino, suo concittadino. «Il lavoro che è stato fatto dal punto di vista attoriale è stato non solo estetico - allisciando i capelli, prendendo peso e togliendo la barba - ma anche vocale e timbrico per adattare la voce alla personalità del giudice».

Le scene sono state realizzate ad Agrigento e in provincia, specialmente a Naro e a Canicattì, nei luoghi in cui ha vissuto Livatino: in particolare nella casa dove abitava e utilizzando la macchina che guidava poco prima dell’assassinio.

Simona Schembri, che insieme a Sferrazza ha redatto la sceneggiatura, dichiara: «l’obiettivo principale che ci siamo prefissati è quello di raggiungere soprattutto il pubblico più giovane. Grazie al linguaggio breve tipico del cortometraggio, in pochi minuti si possono trasmettere messaggi forti ed educativi che portano alla riflessione».

Il cortometraggio infatti sarà distribuito nei principali festival e nelle scuole. Prodotto grazie alla generosità dei commercianti del territorio in cui sono state effettuate le riprese, ringraziamo in particolare Aldo Corbo e il suo staff per il sostegno.

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