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Un film aveva previsto (quasi) tutto: le premonizioni in "Contagion" di Soderbergh

Il film del 2011 diretto da Steven Soderbergh è un vero gioiello del thriller catastrofistico che, rivisto oggi, ha un ché di incredibilmente profetico e vicino alla nostra realtà

Nicoletta Fersini
Giornalista e fotografa
  • 23 aprile 2020

Quante volte ci è capitato di esclamare che tutto quello che stiamo vivendo sembra quasi un film. In effetti non è un'affermazione del tutto sbagliata se pensiamo che esiste una fetta di cinematografia che negli anni ha fatto di catastrofi ed epidemia la sua cifra vincente.

Il caso più lampante è "Contagion", film del 2011 diretto da Steven Soderbergh, un vero gioiello del thriller catastrofistico che, rivisto oggi, ha un ché di incredibilmente profetico e che non a caso in queste settimane è stato rispolverato dalle videoteche private di molti che hanno deciso di rivederlo a distanza di qualche anno.

Con un cast stellare che vede protagonisti attori del calibro di Marion Cotillard, Matt Damon, Laurence Fishburne, Jude Law, Gwyneth Paltrow, Kate Winslet e Bryan Cranston, "Contagion" sembra il perfetto ritratto della pandemia da Coronavirus.

Il film ha tanti punti in comune con la realtà che stiamo vivendo. Descrive uno scenario apocalittico in cui gli abitanti del Pianeta si ritrovano a dover fronteggiare il virus MEV-1, che inizia a sterminarli senza pietà colpendo il sistema respiratorio, provocando febbre alta e tosse. Vi ricorda nulla?



Certo, è pur vero che nel film gli infetti assumono uno strano colorito e sono destinati a morte certa, e non è per fortuna il nostro caso. Ma d'altronde fa scena e al genere dobbiamo pur concedere qualche "licenza cinematografica".

Ma le analogie con la realtà non finiscono qui: il virus di "Contagion" si diffonde da un casinò di Hong Kong (in Cina), inizialmente viene scambiato per una banale influenza e, come se non bastasse, nel corso del film si scopre che proviene da un pipistrello.

Come sta accadendo nella vita reale, anche nel film ci sono personaggi che si lasciano trasportare dalla scia del complottismo a tutti i costi (vedi il blogger interpretato da Jude Law) e si diffondono nel web teorie su potenziali cure miracolose che ricordano parecchio quelle dei nostri "laureati all'università della vita" che non fanno altro che aggiungere confusione alla confusione.

Il maestro Steven Soderbergh è andato ben oltre e per realizzare il film e renderlo quasi maniacalmente realistico ha persino consultato il virologo Ian Lipkin della Columbia University, non un esperto qualunque ma proprio uno di quelli che avevano lavorato sulle recenti epidemie di SARS ed Ebola, oltre al team del Centers for Disease Control and Prevention che è uno dei più importanti organismi di controllo sulla sanità pubblica degli Stati Uniti d'America.

Alla luce di questo non suona strano trovare in "Contagion" elementi come il distanziamento sociale, la corsa all'acquisto di mascherine protettive e guanti, l'assalto ai supermercati e ai beni di prima necessità o la diffidenza e la paura nei confronti di chi dà anche un piccolo colpo di tosse.

"Contagion" non è il primo caso di "preveggenza" nel mondo dell'arte e oltre al cinema anche in letteratura stiamo riscoprendo delle opere che di questi tempi ci lasciano a bocca aperta. In tempo di Coronavirus stiamo rispolverando dagli scaffali libri come "1984", l'indiscusso capolavoro di George Orwell premonitore della vita alla "Grande Fratello", oppure il più recente "Spillover" di David Quammen (ne abbiamo parlato qui) che segue le vicende dei "cacciatori di virus", creando una tensione e una paura tali da non farci dormire la notte.

Arte e vita, fantasia e realtà a volte si confondono, si superano a vicenda ma restiamo coi piedi per terra. Se c'è una cosa che film e libri hanno in comune è che la soluzione per uscire da tutto questo è cooperare, mettendo al centro la salute di ogni singolo abitante del Pianeta.

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