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Un lembo di terra per 400 anime, Dario (a 25 anni): vi spiego perchè sono tornato a Linosa

Dario D'Emanuele non passa mai più di quattro mesi lontano dalla sua terra natia e da due anni torna per portare in giro i turisti alla scoperta del "sentiero delle turriache"

Alessia Rotolo
Giornalista
  • 6 settembre 2021

Dario D'Emanuele (foto di Roberto Isotti e Alberto Giambrone)

«Tra noi linosani quando siamo lontani dall'isola da qualche mese diciamo che: u scogghiu ti chiama» (lo scoglio ti chiama). E per questa ragione Dario D'Emanuele non passa mai più di quattro mesi lontano dalla sua terra natia.

Linosa conta 400 anime, ma ognuna di queste ha il cuore bene ancorato a quei 5,43 km quadrati sperduti in mezzo al Mediterraneo. Dario ha 25 anni è nato a Palermo solo perché a Linosa non c'è un punto nascite, ma ha trascorso sulle Pelagie tutta la sua infanzia.

«Fino al secondo liceo - racconta - ho seguito la prassi che fanno tutti i linosani. Te ne vai per studiare ma poi torni, tornano tutti». Linosa ha trasmesso a Dario il profondo amore per la natura, così all'Università frequenta Scienze Naturalistiche e alla prossima sessione di esami (covid permettendo) si dovrebbe laureare.

Da due anni a questa parte, da maggio a ottobre, torna a Linosa e porta in giro i turisti a conoscere il sentiero delle turriache, con un'esperienza di trekking scientifico alla scoperta del mondo delle Berte Maggiori gli uccelli che sull'isola hanno una delle più grandi colonie d'Europa.



Il mondo delle Berte (della stessa famiglia degli Albatros e dei gabbiani) è affascinante: sono monogame per tutta la vita, fanno viaggi per mezzo mondo alla ricerca di cibo, ma poi tornano sempre a Linosa, sempre nello stesso nido e sempre con lo stesso compagno per deporre un solo uovo.

La storia di questi uccelli assomiglia a quella che hanno molti linosani, che spesso vanno in giro per il mondo ma poi tornano sempre "allo scoglio".

Dario, che prima nasce come educatore ambientale nelle scuole, poi invece si appassiona di uccelli e di Berte diventa socio dell'associazione Ornis Italica, e con questa comincia la sua opera di ricerca e di studio proprio sulla colonia di Berte di Linosa.

Attualmente Dario vive sei mesi l'anno nelle Pelagie e per i restanti sei mesi a Palermo per studiare, a breve raggiungerà l'obiettivo della laurea e conta di continuare le sue ricerche, non sempre e non tutte solo a Linosa, ma di certo quello che da qualche anno è stato avviato sulla colonia di Berte linosane, lo continuerà a seguire con la stessa passione.

«Un tempo le uova delle Berte venivano predate dagli uomini per cibarsene, al contrario delle uova di gallina sanno di mare, anche io con mio nonno quando ero piccolo l'ho fatto, ma si faceva per fame, un tempo sull'isola non c'era granché - racconta - ma adesso le Berte sono diventate il simbolo di Linosa e nessun linosano si sognerebbe mai di disturbarle o di fare loro del male. Anzi sono molto protette e difese».

L'associazione Ornis Italica ha avviato una ricerca sulle Berte di Linosa, vengono studiati i loro percorsi con dei minuscoli gps e le loro immersioni con dei profondimetri, vengono inanellate e numerate e così anche i loro nidi, vengono fatte spesso le derattizzazioni (i topi sono i principali nemici delle Berte perché spesso mangiano le uova).

Un lavoro di monitoraggio che va di pari passo con quello divulgativo di Dario e dei suoi compagni dell'associazione ornitologica.

E dopo la laurea - ovviamente la sua tesi è un lavoro sperimentale sulle Berte - tra i tanti progetti, ha anche quello di avviare dei campi di volontariato e di ricerca insieme ad altre università del mondo a Linosa per studiare le Berte ma non solo loro.

«Qua oltre alle Berte - spiega - ci sono squali, tartarughe, è un laboratorio naturalistico a cielo aperto ricco di stimoli e punti d'osservazione per monitorare e salvaguardare il mondo degli uccelli ma anche quello marino. Linosa è un'immersione totalizzante dentro la natura».
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