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Un manipolo di grano che pochi conoscono: il simbolo perduto degli arbëreshë di Piana

Ci sono cose di cui non ci si accorge, eppure stanno lì da sempre, negli stessi luoghi, come ad aspettare che qualcuno le scopra per riportare in vita la loro ragion d’essere

Mario Calivà
Scrittore e drammaturgo
  • 17 febbraio 2021

Il simbolo degli Arbëreshë di Piana degli Albanesi

Ci sono cose di cui non ci si accorge, eppure stanno lì da sempre, negli stessi luoghi, come ad aspettare che qualcuno le scopra per riportare in vita la loro ragion d’essere. Sono cose obliate nell'indifferenza quotidiana, sebbene in passato abbiano rappresentato qualcosa di molto importante.

Nella fattispecie stiamo parlando di un simbolo arbëresh che dovrebbe essere molto caro agli abitanti di Piana degli Albanesi: il manipolo di grano, posto sopra una delle entrate secondarie della chiesa di San Giorgio Megalomartire.

Secondo alcuni studiosi rappresenta il simbolo originale degli arbëreshë, i quali devono il loro nome al grano, poiché pare che ne fossero grandi produttori. Come simbolo dunque, avevano scelto le spighe. Poiché il grano necessita di terre fertili, per indicare i loro territori scelsero il termine Arbëria, una parola composta da due lemmi Arë e Burí. Arë significa, appunto, "terra fertile", mentre con Burì, si indica "abbondanza".



Quindi, seguendo questo ragionamento, Arbëria significherebbe "terre fertili abbondanti". Papas Lifteri Skiadà, ex parroco della chiesa di San Giorgio, quando era ancora in vita, ha rilasciato al sottoscritto una intervista allo scopo di offrire maggiori informazioni circa il significato di questo simbolo antichissimo utilizzato, probabilmente, nei primi anni della fondazione di Piana degli Albanesi che avvenne nel 1488.

In quel periodo gli arbëreshë per conservare le proprie specificità identitarie decisero di chiudere le porte della loro comunità ai latini per timore di contaminare la propria cultura con quella siciliana.

L'ingresso ai siciliani era permesso soltanto durante i primi giorni di settembre, durante i festeggiamenti in onore della Vergine Maria, protettrice di Piana. Alla domanda sulla genesi del simbolo Papas Lifteri rispose che "Era il simbolo originale degli arbëreshë.

Il simbolo dell'aquila bicipite è stato assunto solo tardivamente, dopo il nostro esodo" e che molte persone non lo conoscono forse per semplice disinteresse.

«Se vuoi fare due passi puoi andare a vederlo anche nella fontana di Fusha e Pontit. Gli arbëreshë giunti in Sicilia alla fine della seconda metà del XV sec. provenivano dalla Morea. Ovvero il Peloponneso. Verso la fine del 1200, vista la scarsa densità di popolazione della regione greca vi emigrarono popolazioni originarie del nord della Grecia e dal sud dell’Albania odierna.

Quindi, la Morea del canto tradizionale Moj e Bukura More si riferisce al Peloponneso. Durante l'avanzata turca del XV sec., agli arbëreshë per mantenere la propria identità, fuggirono verso le coste italiane.

Successivamente alla loro comunità diedero il nome Piana dei Greci per via della loro provenienza. Infatti, nel nostro dialetto vi sono molti termini greci: diganis (friggere), haristis (ringraziare), dhrosis (ristorare), gajdhur (asino). I cognomi di origine greca quali sono invece Schirò, Schiadà, Stassi.

Un doveroso ringraziamento va a Papas Lifteri, sperando che questo articolo possa accendere la curiosità e, perché, no spingere le nuove leve a scavare nel passato della Comunità Arbëreshe di Piana degli Albanesi per far riemergere la storia di un popolo che mantiene le proprie specificità culturali dopo più di 530 dal suo esodo, privilegiando, però, anche il dialogo e il rispetto delle altre culture.
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