Un murale al posto delle baracche alla Stazione: il nuovo progetto a Palermo
Il muro rimasto è degradato, il marciapiede ancora pericoloso. E il lavoro non è finito: nell'articolo l'intervista al vicepresidente della I Circoscrizione Antonio Nicolao
Stazione Centrale a Palermo
Centottantamila euro di soldi pubblici per fare, dice lui, l'ordinario. Il muro rimasto è degradato, il marciapiede ancora pericoloso. E il lavoro, dice chi ha seguito la vicenda da vicino, non è finito. La storia comincia a gennaio 2025, quando le strutture vengono sequestrate e dichiarate fuori uso. Da quel momento, invece di essere messe in sicurezza nell'attesa della demolizione, restano aperte e incustodite. Nel giro di pochi mesi diventano rifugio per senzatetto, luogo di spaccio e prostituzione.
«C'è chi andava a fumare crack, c'è chi dormiva - qualche senzatetto trovava riparo lì, c'è chi addirittura si prostituiva, era diventata una situazione pesante - racconta Antonio Nicolao, vicepresidente della I Circoscrizione di Palermo -. A giugno 2025 la circoscrizione inizia a denunciare pubblicamente la situazione, chiedendo almeno la chiusura delle strutture con delle griglie metalliche in attesa della demolizione.
Non succede nulla. Ad agosto la denuncia viene ripetuta attraverso i media locali, insieme ai cittadini. Non succede nulla». A settembre scoppia un incendio all'interno delle baracche.
«Si poteva evitare - dice Nicolao -. È stato sprigionato dell'inquinamento che sicuramente non fa bene alla salute». Solo dopo l'ennesima protesta, quella di dicembre 2025, organizzata insieme alla parrocchia Sant'Antonino con residenti, commercianti e la scuola del quartiere, e a cui ha partecipato anche padre frate Gaetano Morreale, il Comune si muove. A gennaio 2026 inizia la rimozione.
Per chi abita in zona, tredici mesi non sono stati pochi: «Il marciapiede era di fatto interdetto - spiega Nicolao -. Chi è della zona preferiva non passare soprattutto dopo le 18.00, dopo che faceva buio, perché era pericoloso». I turisti, ignari, ci passavano lo stesso.
Il vicepresidente della circoscrizione non usa mezzi termini nel valutare l'intervento del Comune: «Il Comune ha semplicemente fatto l'ordinario. Non era mica il ponte sullo Stretto di Messina. Togliere quello che crea fastidio, mancanza di decoro, pericolosità, non è straordinario, è ordinario - e aggiunge -. Magari qualcuno pensa che sia stata fatta l'opera più grande e più importante a Palermo. No. Solo ordinarietà».
Ora le baracche non ci sono più, ma la situazione non è risolta del tutto. Il muro rimasto è in cattive condizioni, il marciapiede presenta avvallamenti e crepe che lo rendono pericoloso per anziani e persone con disabilità visive: «Se uno pensa come era prima, adesso è paradiso, è chiaro - ammette Nicolao -. Ma il lavoro è ancora in itinere».
Sul posto sono state posizionate alcune sedute, che Nicolao non si trattiene dal commentare: «Io non le chiamerei nemmeno panchine, per me sono sgabelli. La panchina è un'altra cosa. E prima di mettere panchine, fioriere e cestini, andava ripristinato quel marciapiede che è intransitabile. Si dovrebbe delimitare, perché qualche anziano, qualche cieco ci può finire a terra».
Si sarebbe preferito, al posto delle sedute, due pensiline per chi aspetta l'autobus. Nel frattempo, dalla circoscrizione e dall'associazione culturale Calapanama è partita una proposta concreta per trasformare quel muro in qualcosa di diverso. Il 5 marzo, la circoscrizione insieme all'associazione e alla parrocchia Sant'Antonino incontrerà l'assessore alla Rigenerazione Urbana Maurizio Carta per presentare il progetto.
Si chiama Cartoline Culturali ed è un murale, o meglio, una serie di raffigurazioni, pensato per accogliere i turisti che arrivano in treno e si trovano davanti a quello stesso muro.
«Il progetto prevede la realizzazione di un murales che accolga i turisti e che racconti la Palermo multiforme, frutto di millenni di stratificazioni culturali, artistiche e sociali - spiega Caterina Trimarchi dell'associazione Calapanama -. Andremo a rappresentare la Palermo delle bellezze storico-monumentali, la Palermo dei mosaici bizantini, la Palermo arabo-normanna, la Palermo barocca di Giacomo Serpotta.
E poi i mercati storici, un accenno al Teatro dei Pupi, le bellezze naturali come il mare di Mondello, il fascino della Cala sovrastata dal Monte Pellegrino».
Al centro del murale ci sarà il Genio di Palermo: «Nella parte centrale sarà rappresentata la figura mitologica del Genio di Palermo, simbolo di accoglienza», dice Trimarchi. Verranno inserite anche figure di spicco della cultura palermitana, collocate nel contesto tematico delle singole cartoline. Il progetto è gratuito per il Comune.
La circoscrizione ha però inserito nella proposta la richiesta che il Comune ripristini prima il muro, renderlo liscio e pronto per la pittura, con una spesa stimata di pochi migliaia di euro. «Si sono spesi 180mila euro per levare le baracche - osserva Nicolao -. Se aggiungono 2, 3, 4mila euro per il ripristino, lo rendono liscio, bianco, pronto, e loro arrivano e dipingono».
Se l'incontro del 5 marzo andrà a buon fine, il progetto dovrà passare al vaglio della Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Palermo. Solo dopo le autorizzazioni ci sarà una presentazione ufficiale. I tempi di realizzazione, se tutto andrà liscio, non saranno brevi: «Non si possono stabilire esattamente - dice Trimarchi -. Per un lavoro ben fatto occorreranno, in maniera del tutto ottimistica, non meno di tre mesi».
Il bozzetto del murale è ancora in fase di sviluppo. Il direttore artistico dell'associazione, Salvatore Calò, sta lavorando alla versione definitiva in vista dell'incontro con l'assessore.
Calapanama non è nuova a questo tipo di interventi: ha già realizzato i murales sulle saracinesche del mercato storico di Ballarò, il Muro della Legalità in piazza degli Aragonesi al Capo, diventato nel tempo meta turistica inserita nei tour di Costa Crociere e delle agenzie locali, più di recente, i murales dedicati al missionario laico Biagio Conte in via Archirafi.
Il muro dove fino a poco tempo fa c'erano le baracche resta una problematica da risolvere: «E ora, davanti a un muro degradato e un marciapiede ancora pericoloso, si chiama vittoria ciò che è semplicemente ordinarietà», conclude Nicolao.
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