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«Un piccolo punto nero apparve sul Monte Pellegrino»: nel 1917 a Palermo arrivò il primo idrovolante

Nei primi decenni del '900 viaggiare non era facile. Per le grandi distanze il mezzo più diffuso era il treno ma le città che si affacciavano alle coste potevano essere raggiunte anche dagli idrovolanti

Mario Calivà
Scrittore e drammaturgo
  • 9 giugno 2021

Una foto storica dell'ammaraggio del primo idrovolante arrivato a Palermo nel 1917 (foto dalla pagina Fb di Enrico Ciulla)

Durante i primi decenni del Novecento viaggiare non era facile e nemmeno economico. Per le grandi distanze il mezzo più diffuso era il treno. Tuttavia stiamo parlando di un periodo in cui le ferrovie ancora non collegavano in maniera capillare i principali centri del paese e spesso bisognava scendere nella città più vicina alla propria destinazione per poi proseguire a piedi o, se esisteva, tramite un autobus di linea.

Le città che si affacciavano alle coste erano avvantaggiate perché potevano essere raggiunte, altresì, a bordo di navi, imbarcazioni e… idrovolanti. E una di queste città era Palermo dove, negli Anni Trenta del Novecento, era possibile giungervi a bordo del sopra citato velivolo dopo che questi aveva sorvolato il mare azzurro del Tirreno.

La S.A.N.A. (Società Anonima di Navigazione Aerea di Genova) gestiva la linea area che collegava Palermo a Genova con scalo a Ostia e Napoli. Quando l'idrovolante partiva dalla città partenopea giungeva tre ore dopo nel capoluogo siciliano.



La mattina del giorno successivo al suo arrivo, precisamente alle 9, l'idrovolante ripartiva alla volta di Genova per giungervi alle 16. Il prezzo della tratta era pari a 300 lire. Molti palermitani, per il timore di affidare la propria sorte ad un mezzo così leggero che sembrava sfidasse il vento e il mare allo stesso tempo, sceglievano di ammirarlo soltanto alla partenza o all'arrivo all'idroscalo di Santa Lucia.

Come successe quel 29 giugno 1917 quando a Palermo per la prima volta arrivò da Napoli il tanto atteso idrovolante. Erano le 9 e 25 del mattino quando «Un piccolo punto nero apparve sul Monte Pellegrino. Man mano esso si ingrandì fino a che ben si delinearono le forme dell'aeromobile. L'idrovolante, dopo un ampio ed elegante volteggio sul golfo, ammarò nello specchio d'acqua antistante il Foro Italico.

La folla impazzì per l'entusiasmo, le bande cittadine intonarono l'inno nazionale. La prima posta venne sbarcata sulla rotonda dello stabilimento balneare dei fratelli Messina, una costruzione in legno che allora sorgeva quasi di fronte al palchetto della musica. Il delegato dell'Aero Club, prof. Giordani, consegnò al sindaco Tagliavia un messaggio del sindaco di Napoli che subito venne letto alla popolazione».

Grazie alle preziose parole di Rosario La Duca, potete, facilmente, immaginare l'emozione della gente presente quella mattina. In quel periodo l'avvenimento sopra descritto era stato qualcosa di storico. Le grandi distanze che dividevano il nord e il sud erano diminuite grazie all'intraprendenza della S.A.N.A. e, soprattutto, dei passeggeri impavidi che, nonostante la scarsa sicurezza, senza alcun timore salivano a bordo di quel velivolo affrontando la gravità e la concezione tradizionale di viaggio. Per l'evento venne, persino, stampato un francobollo con una tiratura di 100.000 esemplari.

Successivamente sorsero altre linee. La Sam collegava giornalmente Palermo a Napoli e Ostia. Mentre una volta alla settimana si poteva andare a Tunisi. Il tutto continuò fino alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale.

Nel febbraio del 1934 dall'aeroporto di Bocca di Falco si assistette al decollo di un "apparecchio Breda" che collegava Palermo agli altri capoluoghi siciliani di provincia. Ma l'avvenimento fu utilizzato dal regime fascista a scopo di propaganda. Le parole di un cronista dell'epoca non lasciano spazio all'immaginazione: «Il nostro pubblico sentirà la bellezza di questa iniziativa che doterà Palermo di una linea aerea e aderirà entusiasticamente alla necessità di una nuova vita che si svolge col ritmo dinamico impresso dal Duce».

Quindi, allora come ora, ogni occasione era buona per alimentare i discorsi politici. Cosa che succede ancora oggi, in piena democrazia.
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