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Un sogno chiamato Unesco per Mondello: un esempio virtuoso che rischia la scomparsa

La bonifica dell'area paludosa e la costruzione in forma di città-giardino della borgata palermitana è un esempio virtuoso di riqualificazione che oggi rischia la dissolvenza

Danilo Maniscalco
Architetto, artista e attivista
  • 5 maggio 2020

La spiaggia di Mondello fotografata dal Monte Pellegrino

Da qualche tempo, quando cerco di ricostruire le atmosfere belle époque ormai perdute tra le vie Libertà e Notarbartolo nel tentativo di suggerire il valore di quella bellezza saccheggiata e dispersa nel secondo Novecento, fa capolino nella narrazione l'esempio virtuoso della costruzione in forma di città-giardino della località balneare di Mondello seguita alla bonifica dell'area un tempo paludosa.

Immaginata a principio del secolo scorso come meta turistica d'eccellenza per il turismo balneare, vi si giungeva dalla città
prevalentemente con il Tram, in vaporetto o a dorso di mulo, e nella sua costruzione si partì dalla cosciente consapevolezza della necessità pianificata di un piano urbanistico assestante in cui calare dimensioni dei lotti, prescrizioni formali, indicazioni progettuali inderogabili per la costruzione di circa 300 villini unitamente a strutture-servizi come il Kursaal e il Grand Hotel.

Senza voler scendere nel mistero che ancora avvolge il passaggio tra l'idea progettuale dell’ing. Luigi Scaglia e quella della Società Italo-Belga, sotto la spinta propulsiva del Principe Francesco Tasca Lanza di Scalea, parte la trasformazione di un intero ambito territoriale caratterizzato ancora oggi da un’irripetuta e virtuosa partnership pubblico/privato.



Una speculazione edilizia "virtuosa" e capace di migliorare le condizioni di vivibilità del luogo legandosi alla preesistenza del borgo marinaro, ridisegnando in poco meno di trent'anni il nuovo volto Liberty fortunatamente scampato alla furia iconoclasta del sacco di Palermo.

Di questo nuovo volto “felice” sono testimoni silenti prevalentemente le vie Regina Margherita e Regina Elena le vie Principe Umberto e Principe di Scalea, le vie Piano Gallo e degli Argonauti, delle Sirene e dei Pioppi attraverso le opere floreali ed eclettiche prevalentemente ma non solo degli allievi della Scuola palermitana di Ernesto Basile.

In parallelo con quanto avveniva nelle arterie urbane della città borghese, anche Mondello vide i più talentuosi progettisti a lavoro per la costruzione del nuovo skyline a due piani con le torrette svettanti dei villini posti al centro di rigogliosi giardini. Giardini che unitamente alla semplicità del disegno della sezione stradale integrata ad ampi marciapiedi e grandi alberature in prossimità della spiaggia, contribuivano alla salubrità dell'intero eco-sistema.

Non credo esista in tutto il Mediterraneo, un luogo dalla fortissima vocazione ricettiva e così trasversale rispetto ai segmenti di utenza, con un potenziale così alto fortemente legato al lessico del Modernismo europeo ma purtroppo oggi così malridotto.

Un potenziale estetico e turistico che rischia la dissolvenza. I runner corrono su marciapiedi che sembrano essere stati bombardati, non esiste un minimo design di decoro urbano e tanto meno omogeneo, la bellezza degli edifici di Basile, Caronia Roberti, Bonci, Francois, Manetti Cusa, Mineo, Palazzotto, Scibilia, Stualker è abbandonata e assolutamente priva di un piano corale di restauro come se quella bellezza “costruita ” non appartenesse a noi tutti.

Ma come si potrebbe uscire da questa situazione di inutile stallo che non conviene a nessuno? Serve sicuramente una regia unica e competente riunita in equipe, capace di riprendere in mano il destino di un luogo ormai icona stessa del gusto belle époque facendone volano di sviluppo sostenibile per dodici mesi all'anno alla ripresa di questa surreale stagione pandemica che stiamo tutti subendo.

Ma l'obiettivo stavolta deve e finalmente essere la nomina del Liberty di Mondello ad ennesimo sito del patrimonio Unesco.

Tale conquista, unita alla ricostruzione della qualità dello spazio pubblico pubblico ciclopedonale, al potenziamento del verde a scapito delle automobili, alla valorizzazione di servizi per lo svago e lo sport, alla mitigazione dall'impatto sul paesaggio del condominio "amore di mare", nel costruire nuovo valore i termini di bellezza, salverà i villini e quelle atmosfere di cui si è persa la memoria, contribuendo all'economia locale non solo durante la stagione estiva.

Mondello non è soltanto il suo volto Liberty ma attraverso le opere di Samonà, Caracciolo, Ugo, Di Stefano, Villa, Arici, Di Cristina possiede preziosi tasselli di contemporaneità. Mondello è i suoi circoli velici e l'arco di spiaggia che da punta Celesi arriva a lambire la Torre della Piazza con le barche dei pescatori.

Mondello è il suo mare e i suoi approdi verso e da le circostanti borgate marinare. Manca forse un museo, ma non è già esso stesso un museo a cielo aperto con il suo sistema di relazioni spaziali e sociali, incorniciate dall'orizzonte costante del mare?

Ecco che il volto floreale della Mondello del primo Novecento che diventa patrimonio Unesco, nel farsi catalizzatore del concetto di bellezza sociale dell'arte, rappresenta un potenziale altrimenti inesprimibile, generatore di cultura ed economia locale ma soprattutto di senso e spirito di comunità. Futuro.

Mondello, quella del Liberty e della Tramvia, fu ambizione e sviluppo economico, qualità spaziale e arte, fu visione in prima istanza ma, senza la volontà politica di costruire valore e la lungimiranza di imprenditori e politici non si sarebbe mai concretizzata e oggi avremmo forse un anonimo litorale abusivo come tanti brani di costa.

Serve allora buona politica e Palermo si arricchirà di una nuova stagione creativa e di nuovi racconti felici. Se la politica continuerà ad esser sordo apparato autoreferenziale, spetterà a noi cittadini raccogliere firme per chiedere ascolto e una nuova stagione di progettualità e bellezza per tutti.

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