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Un viaggio d'altri tempi per il mare di Ustica: la storia di Ninì, l'ultimo pescatore

Il volto bruciato dal sole, il rispetto per il mare e le sue leggi: Ninì è l'ultraottantenne che trascorre la vita in acqua insieme a chi decide, per una notte, di fargli compagnia

Alessia Rotolo
Giornalista
  • 1 agosto 2018

Ustica è un'isola sola, non è in un arcipelago, non si fa compagnia con nessun altro lembo di terra e si trova a 64 chilometri a nord di Palermo.

La sensazione che si ha è che, come una bella donna caparbia, lei se la cavi benissimo da sola con il suo mare azzurro e pescoso, le sue montagne verdissime e, soprattutto, con la sua terra nera, bruciata (da qui deriva anche il suo nome).

Allo stesso modo Ninì D'Angelo ha la pelle bruciata dal sole e da quando era poco più che un ragazzino esce ogni mattina alle 4 con la sua barca per andare a vedere cosa c'è dentro le sue nasse lasciate a 3 miglia dall'isola, dal faro più precisamente, in una secca.

Ninì ha 81 anni ed è uno dei pescatori più anziani dell'isola insieme ad altri sette longevi lupi di mare come lui.

Sull'isola è l'unico che ha le autorizzazioni per fare pescaturismo, trovarlo è facile, basta scendere al porto e fare il suo nome, tutti diranno sorridendo: «Ma chi quel ragazzino vispo?», scherzando sulla sua età, e intanto sulla barca Ninì sembra tornare davvero un ragazzino, per quattro ore non si ferma quasi mai, e se bene negli ultimi anni si faccia accompagnare da un ragazzo, è lui il vero protagonista.

Prima guida per più di un ora la sua barca per raggiungere la secca dove ha lasciato le sue nasse a raccogliere i frutti del mare (gamberetti, con incursioni di viole e a volte anche di aragoste) durante tutto il giorno, poi le tira su e le svuota, le sistema con le nuove esche e ributta a mare, per altre due ore, e poi fa rotta per tornare verso il porticciolo attraccando verso le otto di mattina.

Non dorme quasi mai Ninì e dallo stesso giovane che lo accompagna è definito una forza della natura «Dormo una, due ore al massimo» racconta.

Sulla barca quando c'è mare grosso lui riesce a mantenere l'equilibrio, sebbene le cose intorno a lui si agitino ogni suo gesto è calmo, forte e paziente, come di chi conosce le leggi del mare e ci sa fare perfettamente i conti, tra le mille rughe sul suo piccolo viso scuro nasce spesso un sorriso rassicurante, un uomo d'altri tempi leale e giusto che ama condividere la sua passione generosamente con chiunque sia un po' curioso e umile.

Le difficoltà che si trovano a vivere i pescatori di oggi sono molte tra leggi europee e normative sulla navigazione, spesso dai suoi racconti sembra quasi che voglia rinunciare a fare questo lavoro perché stanco dei continui controlli e adeguamenti da fare alla barca e alle reti, eppure Ninì sembra rinascere sulla sua barca e ritrovare quella forza e quella volontà tipiche della gioventù, per questo è difficile immaginare che smetta.

Conosce i venti, si orienta in mare aperto, e come gli eschimesi hanno mille modi per spiegare il bianco della neve, lui ha mille modi per raccontare il mare, il suo mare che batte ogni giorno da più di sessant'anni.

Il contatto con la natura e avere la consapevolezza di vivere con quello che lei regala ogni giorno alle reti, rispettare il mare e le sue leggi, non arrabbiarsi mai ed essere pazienti, sono i grandi insegnamenti che un pescatore regala a chi decida di andare per mare con lui, anche se per poche ore.

Anche quando le nasse sono quasi vuote a causa delle correnti e i gamberi sono pochi Ninì regala ai suoi ospiti un po' dei suoi preziosi gamberi, perché sa bene, come scrisse Hemingway nel "Il vecchio e il mare": Ora non è tempo per pensare a ciò che non hai. Pensa a quello che puoi fare con quello che c'è.

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