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Una piccola Cinecittà nel cuore di Palermo: il nuovo progetto ai Cantieri alla Zisa

Un'officina creativa nel cuore del Mediterraneo. La città come capitale culturale del Sud, ma anche come piattaforma di produzione. L'assessore Cannella ci spiega il Cineporto

Federica Dolce
Avvocato e scrittrice
  • 3 marzo 2026

I padiglioni dei Cantieri Culturali alla Zisa

Palermo non è più soltanto uno scenario. Non è più solo la quinta teatrale perfetta per raccontare storie di mafia o drammi in costume. Palermo oggi accende i riflettori sul futuro e vuole diventare infrastruttura, laboratorio, visione. Vuole smettere di prestare il proprio volto al cinema per iniziare a produrlo, costruirlo, rifinirlo. Vuole essere officina creativa nel cuore del Mediterraneo.

Il progetto del Cineporto ai Cantieri culturali alla Zisa nasce proprio da questa consapevolezza: la città è cambiata, il suo posizionamento internazionale anche. E a spiegarlo è l’assessore alla Cultura del Comune di Palermo, Giampiero Cannella, che parla con la concretezza di chi vede un'occasione storica. «La realizzazione del Cineporto può essere sicuramente una grandissima opportunità che peraltro nasce in tempi recenti dal fatto che Palermo rispetto al passato è diventata sempre più una città scelta come luogo set ideale per una serie di produzioni che non sono più soltanto quelle legate ai film d’azione di mafia ma con produzioni internazionali su progetti importanti». Negli ultimi anni il capoluogo siciliano è stato attraversato da troupe, produzioni di rilievo, serie e film che hanno mostrato una città diversa, luminosa, stratificata, internazionale.

E questa crescente domanda ha acceso una riflessione: perché fermarsi alla fase delle riprese? «Altre produzioni che hanno visto Palermo come set certamente hanno stimolato questo tipo di attività e questa attenzione e possono costituire un importante volano di sviluppo professionale». La parola chiave è proprio questa: sviluppo. Economico, occupazionale, professionale. Perché se fino a oggi Palermo ha offerto location, atmosfera, suggestioni e bellezza architettonica, domani potrebbe offrire anche postproduzione, effetti speciali, servizi tecnici avanzati. Un salto di qualità che cambierebbe radicalmente il peso della città nella filiera audiovisiva.

«Palermo è diventata un luogo dove è facile fare cinema perché ci sono i luoghi, il clima, le suggestioni reali per fare cinema, ci sono le location che consentono di fare cinema bene e quindi riscontriamo una richiesta sempre crescente in questo senso». Già oggi alcune produzioni si appoggiano ai Cantieri per esigenze logistiche o per attività tecniche temporanee. Ma la visione dell’amministrazione è più ambiziosa: creare un centro stabile capace di imporsi almeno sul piano mediterraneo.

«La costruzione di un centro che possa consentire ad esempio la realizzazione di effetti speciali, la produzione e la postproduzione, tutto quello che c’è a supporto della recitazione vera e propria costituirebbe un polo d’eccellenza, perché noi puntiamo ovviamente a costruire qualcosa che si imponga sul piano quantomeno Mediterraneo, in una città che è al centro del bacino. Riteniamo che l’allure culturale di Palermo, la sua collocazione e quello che rappresenta possano, anche nel campo del cinema, rappresentare un attrattore importante». Non è soltanto un progetto tecnico. È una visione identitaria. Palermo come capitale culturale del Sud, ma anche come piattaforma di produzione creativa.


Un tassello che si integra naturalmente con le istituzioni già presenti ai Cantieri, dal Centro Sperimentale di Cinematografia all’Accademia di Belle Arti. «È sicuramente nelle intenzioni. L’idea di realizzare il Cineporto a Palermo è in dialogo naturale e fisiologico col Centro Sperimentale di Cinematografia, ma anche con l’Accademia di Belle Arti. Realizzare una struttura di questo tipo significa prevedere la formazione di nuovi operatori. Diventa un importante elemento che può attrarre interesse per quanto riguarda la formazione e poi l’ingresso nel mondo del lavoro di nuove professionalità».

Qui il progetto assume una dimensione ancora più strategica: trattenere i talenti, offrire opportunità ai giovani, evitare che chi studia cinema in Sicilia sia costretto a trasferirsi a Roma o Milano per trovare sbocchi lavorativi. «Certamente offre una finestra di opportunità per molti giovani che in questo momento sono stati costretti a misurare il loro talento in altre città».

Una notizia salutata con favore dalle realtà presenti all'interno dei Cantieri culturali: «Credo che si tratta sicuramente di un progetto molto utile per per lo sviluppo dell'area e per potenziare il sistema culturale dei Cantieri alla Zisa - dice Filippo Pistoia, coordinatore del Cre.zi.Plus e rappresentante delle diverse anime dei Cantieri Culturali - anche perchè negli anni sono già stati utilizzati come luogo di produzione cinematografica. È un modo per offrire maggiori servizi professionali alle società di produzione, spero che venga realizzato il prima possible».

Ma il Cineporto non si esaurisce nella produzione. L’ambizione è più ampia e guarda anche al turismo culturale. Se oggi i visitatori cercano i luoghi dei Florio, del Gattopardo o le atmosfere che hanno fatto grande la narrativa e il cinema ambientati in Sicilia, domani potrebbero visitare anche gli spazi dove quelle storie prendono forma. «È la nostra ambizione. Palermo è rappresentata nella cinematografia in tanti modi e oggi per fortuna è rappresentata anche al di fuori dei cliché tradizionali. Già notiamo che chi viene qui cerca di visitare i luoghi dei Florio o del Gattopardo, così come nel Ragusano accade con i luoghi di Montalbano. Il fatto che qui ci sarà il centro nel quale questi elementi vengono elaborati e realizzati, aggiungerà un ulteriore motivo di interesse per i viaggiatori».

Il cinema come motore di attrattività, dunque. Non solo set, ma esperienza. Non solo racconto, ma partecipazione. Palermo potrebbe diventare una piccola capitale mediterranea dell’audiovisivo, capace di unire creatività, formazione, turismo e innovazione. Il progetto si inserisce in una trasformazione più ampia dei Cantieri culturali alla Zisa, sempre più pensati come quartiere dell’innovazione e delle arti. E sul fronte delle partnership, l’assessore chiarisce l’approccio. «Non posso parlare di partner. Abbiamo avuto contatti con realtà che ci hanno suggerito questo tipo di utilizzazione dei Cantieri. Siamo in dialogo con varie realtà, ma tutto avverrà attraverso una manifestazione di interesse pubblico. Non c’è un partner che è arrivato e ha detto: mi prendo questo padiglione. Quello che noi stiamo mettendo è la visione».

E la visione, oggi, è forse l’elemento più potente. Perché senza una direzione chiara, ogni spazio rischia di restare contenitore vuoto. Con una visione, invece, può diventare simbolo. «Avremmo potuto non avere la visione di realizzare il Cineporto e inaridire ogni tipo di rapporto e di dialogo. Invece l’attenzione che si è suscitata nel mondo della produzione cinematografica nasce proprio dalla nostra visione». Palermo, allora, non aspetta più che il cinema la scelga. Si prepara ad accoglierlo stabilmente. A strutturarlo. A farne economia, lavoro, futuro. E forse è proprio questa la notizia più importante: una città che smette di raccontarsi solo attraverso la nostalgia e inizia a progettarsi come piattaforma di idee, innovazione e cultura. Una Palermo che guarda al Mediterraneo, ma con ambizioni globali. Una Palermo che non vuole più soltanto brillare sullo schermo, ma diventare il luogo dove la luce si crea.
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