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Una prof dalla penna d’oro: la Ambrosecchio e quell'ispirazione trovata a bordo del bus

Oltre a essere un’autrice straordinaria, Vanessa Ambrosecchio è una docente preparatissima e innamorata della scuola e dei ragazzi

Francesca Maccani
Insegnante e scrittrice
  • 8 luglio 2020

La scrittrice Vanessa Ambrosecchio

Vanessa l’ho conosciuta in occasione della presentazione del suo romanzo “Cosa vedi” e la scorsa estate, a Scopello, ho avuto l’onore di dialogare con lei del mio romanzo, nell’ambito di una rassegna letteraria curata da Ernesto Melluso dal titolo “Degustazioni d’autore”.

Lì ho scoperto che oltre a essere un’autrice straordinaria, Vanessa Ambrosecchio è una docente preparatissima e innamorata della scuola e dei ragazzi. È una leonessa, umile e determinata ma con le idee molto chiare.

Abbiamo chiacchierato a lungo quella sera, non di libri ma di lei, della sua vita, del tempo che ruba a destra e a manca per poter scrivere. Fra donne ci capiamo, riuscire a conciliare lavoro, famiglia, figli e scrittura non è semplice.

«Sono timida e schiva, ma covo in me un grande spirito di avventura - mi racconta - Nel 2001 sono entrata di ruolo all’Istituto comprensivo Arenella: oggi insegno ancora lì. Per anni, la scuola è stata la moglie, mentre la scrittura era l’amante. E riesci a conciliare scrittura e lavoro? - le chiedo - perché io lo faccio ma rubo ore alla notte e mi costa grande fatica dedicarmi alla mia passione».



«Ho scritto dovunque e in qualsiasi situazione, ma soprattutto sulla 731 che mi portava a scuola e nel seminterrato del plesso nell’ora buca. Soltanto negli ultimi anni ho compreso che le due strade possono incontrarsi, che condividere con i miei alunni la mia passione entusiasma me e loro. Insegnare è divenuta una passione civile, il mio impegno “politico” lo espleto lì, tra i banchi.

All’Istituto comprensivo Arenella sono cresciuta, io per indole timida e schiva ho imparato ad assumermi responsabilità, ad affrontare un uditorio, a rivendicare diritti, e sono sempre più convinta di fare il mestiere più bello del mondo, ogni giorno diverso e sorprendente, capace di darmi la sensazione, ogni tre anni, di ricominciare».

Vanessa insegna in una scuola di periferia, esattamente come è successo a me i primi anni e le sue parole riecheggiano nella mia mente perché solo chi si è trovato in certi contesti può cercare di far capire agli altri cosa significhi lavorarci, le soddisfazioni immense ma anche la fatica, la lotta quotidiana.

«La scuola esercita sulla mia indole una meravigliosa violenza. Mi strappa alla torre eburnea, mi getta dentro il mondo senza filtri né ammortizzatori, mi fa entrare nella vita degli altri, mi fa capire meglio di qualsiasi trattato sociologico o programma di approfondimento dove sta andando il nostro Paese».

La scuola si sa, assorbe tutte le nostre energie, non ci permette di staccare mai la spina, richiede dedizione e abnegazione. Vanessa mi guarda coi suoi profondi occhi verdi, rassicuranti e muta espressione, trasognata.

«Quando torno alla scrittura torno a me stessa, alla stanza tutta per me, al mio silenzio interiore, alla mia indole schiva e solitaria. Per questo vivo la scrittura come una professione, ma non come un mestiere: nella scrittura c'è tutta la mia libertà, lì esprimo il mio spirito d'avventura, lì sperimento, azzardo, oso continuamente. Per cui se la vita attenta alla mia sistematicità, sono capace di scrivere in ogni circostanza: se ho il mio testo davanti, mi ci immergo come un palombaro, qualunque cosa mi accada intorno: ho vissuto momenti creativi esaltanti col mio tablet durante gli allenamenti di basket di mio figlio, sulle gradinate del Pala Uditore, col rumore di trenta palloni che rimbombano per la campata.

Scrivo in auto, in bus, in sala d'attesa, al tavolino di un bar, su una panchina, al volo al semaforo, in piedi per strada, se sono presa da un'idea o da una soluzione. Nulla dies sine linea. Ma tutto questo accade anche a compensazione del fatto che, se chi mi è caro ha bisogno, io ci sono sempre e subito. Ho una famiglia e pochissimi grandi amici, e per loro ci sono sempre. Ma ci sono per la collega che ha bisogno di essere ascoltata, come per il conoscente che mi chiede una mano. L'ascolto, il soccorso, l'attenzione all'altro è una mia assoluta priorità, è un altro modo di entrare nel mondo, un altro modo, come la scuola, come la scrittura, di viaggiare».

Io ho veleggiato sulle parole di Vanessa, complice la brezza serale e la bellezza del mare di Scopello e ho scoperto che dietro una grande scrittrice si cela una docente militante, una che ha scelto di insegnare per passione e che si impegna ogni giorno per far sì che la scuola sia quel meraviglioso mondo che prepara i ragazzi a essere adulti consapevoli e preparati.

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