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Una storia locale come metafora universale: cinque motivi per cui leggere "Pane amaro"

Schiavitù, entroterra siciliano e migranti: è di Salvatore Nicosia l'attuale "Pane Amaro – la coltivazione del frumento nei latifondi della Sicilia interna" (Navarra Editore)

Grazia La Paglia
Giornalista e blogger
  • 14 ottobre 2018

La copertina di "Pane Amaro"

Perché leggere il saggio "Pane amaro" (2014, Navarra Editore) di Salvarore Nicosia?

Perché è la nostra storia
È un salto nel passato della nostra isola. Più precisamente dell'entroterra della Sicilia.
Lì dove la terra era l'unico mezzo di sopravvivenza: si lavorava seguendo i suoi ritmi, si era schiavi di chi – della terra - era padrone.
E si era anche schiavi delle intemperie.

Perché parla di schiavitù tra i campi.
Le condizioni di lavoro, estreme, non sono poi così diverse da quelle vissute oggi dai migranti che per pochi euro rischiano (e alle volte) muoiono sotto il sole cocente estivo.
Il libro narra della mietitura, di uomini giovani e non uccisi dal caldo, dalla fame, da pasti non adeguati.

Perché parla di migranti alla ricerca di un tozzo di pane.
I siciliani dell'entroterra (ma anche della costa) alla ricerca di un lavoro si spostavano da una provincia all'altra, vendendosi ai proprietari terrieri.
Tra loro c'era anche chi restava senza occupazione e viveva (o sopravviveva) con i rimasugli e le scorie lasciate sulla via dagli altri contadini. Vi sembra così diverso da oggi?
Un oggi in cui si è disposti a sfidare il mare per poter avere un lavoro o, almeno, una prospettiva di vita diversa.
Per poi vendersi anche nel Vecchio Continente al miglior offerente. Ma anche al peggiore.

Perché il pane è ancora amaro.
Dalla mietitura al pane nero, che sfamava tutta la famiglia. Un pane "amaro" non solo per il suo sapore.
Ma ci si sedeva intorno a una tavola, si faceva il segno della croce e si mangiava. Non ne andava buttato nemmeno un tozzo.
Perché dietro quel pane c'erano sofferenze (anche fisiche) di tutta la famiglia.

Oggi, forse, dimentichiamo troppo facilmente cosa c'è dietro un abito low cost o dietro una passata di pomodoro che ci permettono di vestirci e mangiare con pochi euro.

Perché la storia è locale ma è una metafora universale.
Il libro tratta in particolar modo dell'entroterra siciliano e dei suoi paesi, raccontati anche con una ricca documentazione fotografica.
E possiamo vedere uomini, giovani e meno giovani, distesi nelle piazze in attesa del passaggio dei proprietari delle terre.
Lì si sarebbero fermati per scegliere i corpi migliori da impiegare nei campi.
Li si sarebbe tenuto il mercato dei corpi.

"Pane Amaro – la coltivazione del frumento nei latifondi della Sicilia interna" di Salvatore Nicosia, è edito da Navarra Editore in collaborazione con l'Istituto Gramsci Siciliano.
Salvatore Nicosia (Vallelunga Pratameno, 24 giugno 1940) è grecista ed ex preside della Facoltà di Lettere all’Università di Palermo, dove oggi è professore emerito.

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