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Underground e Pop: le iconiche opere di Keith Haring per la prima volta a Palermo

La mostra Keith Haring "Party of Life" è allestita a villa Zito: l'opera dell'artista riassume gli anni Ottanta, tra il gioioso mondo della Pop art e l’ombra dell'Aids

Balarm
La redazione
  • 29 giugno 2018

Un'opera di Keith Haring (particolare)

A sessant'anni dalla sua nascita e a quasi trenta dalla sua morte, Palermo rende omaggio a Keith Haring (1958-1990), artista iconico e leggendario, pop per antonomasia, forse anche più del suo "padre spirituale" Andy Warhol.

La mostra Keith Haring "Party of Life" ospitata dal 29 giugno al 16 settembre a villa Zito a Palermo e organizzata da Contemporary Concept con la cura di Diana Di Nuzzo è visitabile dal martedì alla domenica, dalle 9.30 alle 19.30.

Il progetto prende il nome che dava alle gigantesche feste che organizzava per il suo compleanno e porta per la prima volta in Sicilia diverse opere dell’artista statunitense, provenienti da prestigiose collezioni pubbliche e private.

Spesso liquidato semplicisticamente come rappresentante di quel mondo underground fatto di graffiti, nel tratto infantile di Keith Haring c’è in realtà una grande consapevolezza, una profonda conoscenza della storia dell’arte e una geniale sintesi di concetti universali, quali la vita, la morte, la paura, l’amore, il sesso, la guerra, le convenzioni sociali, i drammi della collettività.

Nato a Reading, in Pennsylvania, il 4 maggio 1958, fin da bambino ha manifestato un grande amore per il disegno, passione assecondata dal padre fumettista, da cui apprende le competenze di base.

Dopo aver studiato grafica a Pittsburg, presto si trasferisce a New York per frequentare la School of Visual Arts.

Travolto dall’intensa energia dell’ambiente underground newyorkese, Haring si inserisce rapidamente nella comunità artistica alternativa che si stava sviluppando al di fuori dei sistemi museali, on the road, nelle vie del centro, nei sotterranei delle metropolitane, nei club e nelle ex discoteche.

Inizia a frequentare la Factory di Andy Warhol e stringe amicizia con gli artisti Kenny Scharf, Jean-Michel Basquiat, Donald Baechler, il gallerista Tony Shafrazi, ma anche Madonna e Boy George, tutti parte di una stessa comunità.

L'opera di Haring riassume la storia degli anni Ottanta, scintillanti e drammatici allo stesso tempo, la proliferazione dell’arte di strada, l'immaginario gioioso della Pop art, ma anche l’ombra dell’Aids.

In pochi anni realizza un vasto corpus di immagini e pioneristicamente riesce ad inserire il mondo della Street Art, con la sua forza espressiva, nel circuito dell’arte contemporanea, all'interno di gallerie e musei.

Col suo immaginario vasto e complesso, costituito da una ricca simbologia carica di valenze politiche e sociali, ha attratto l’attenzione del grande pubblico disegnando con il gessetto sui cartelloni pubblicitari della metropolitana di New York - e la facile accessibilità al suo alfabeto visivo con il messaggio positivo di amore universale ha costituito una scelta vincente per la diffusione della sua fama.

Fin dall’inizio ha voluto che la sua arte fosse accessibile a tutti e per tutti, “popular art” nel senso più stretto: nessun privilegio o business milionario.

Con facilità e naturalezza disegnava liberamente sulle magliette dei bambini e dei fan che lo fermavano per strada, senza chiedere nulla in cambio. Voleva che le persone si avvicinassero al suo mondo e che tutti potessero possedere una parte del suo lavoro, anche chi aveva pochi dollari e invece dei quadri poteva solo comprarsi una t-shirt.

Nell’aprile del 1986 apre a Soho il “Pop Shop”, un negozio dove vendeva magliette, giocattoli, poster, gadget che riportavano le sue immagini, per esaudire il suo desiderio di mettere le proprie opere a disposizione del più vasto pubblico possibile.

"Le mie opere entrarono nella cultura popolare prima che il mondo dell’arte si accorgesse che esistevo - ha detto - e così quest'ultimo non poté prendersi il merito di averle fatte conoscere alla gente".

A cominciare dai suoi “Radiant babies”, omini stilizzati, personaggi senza specifiche di razza o genere, protagonisti di un flusso grafico che ha creato un linguaggio visuale inconfondibile, emblema della cultura e dell’arte pop degli anni Ottanta. “Bambini radianti” come simbolo di vita, vitalismo, vitalità e speranza per il futuro.

Quei bambini che Haring ha amato molto, forse perché non è mai diventato grande e non ha avuto il tempo di diventarlo: "Quel che mi è sempre piaciuto dei bambini è la loro immaginazione, una combinazione di onestà e libertà che permette loro di esprimere qualsiasi cosa gli passi per la testa. E poi mi è sempre piaciuto il loro senso dell’umorismo e l’incredibile istinto nei confronti di ciò che li circonda e di sentire le energie che provengono dalle persone".

Ispirato dai geroglifici egizi, dalle incisioni rupestri e dai cartoni animati, ha creato un personalissimo alfabeto di pittogrammi, oltre che da tutti gli elementi della cultura del suo tempo.

La musica hip-hop, il rap, il funky, la breakdance, l’electric boogie; ma anche temi politico-sociali che ha sentito molto, come la sempre più forte diffusione dell’AIDS - che lo porterà alla morte il 16 febbraio 1990 all’età di 31 anni - lo stato d’emergenza dell’apartheid in Sud Africa, la guerra in Vietnam, e le stragi di innocenti da esse derivate; e ancora le tematiche che riguardavano le minoranze, le alterità e le differenze, come l’omosessualità.

Da lì a poco arriverà il riconoscimento internazionale, che lo porterà ad esporre in Australia, Brasile, Francia, Olanda e Germania.

Nel corso della sua breve ma generosa carriera Haring ha realizzato moltissimi lavori pubblici: tra il 1982 e il 1989 ha prodotto più di 50 opere in decine di città in tutto il mondo per beneficenza in favore di ospedali, centri diurni per bambini e orfanotrofi.

E anche questa prima mostra siciliana è arricchita dalla collaborazione con le associazioni no profit 4Children e NPS Italia onlus, nel rispetto dell’impegno dell’artista per il mondo dell’infanzia e della malattia, incarnate oggi dalla Fondazione istituita a suo nome.

“Party of Life” intende commemorare il valore profondo di questo artista, che ha lasciato un messaggio d’umanità, d’amore e di solidarietà, che parla a tutti gli uomini, indipendentemente dalle differenze di genere, razza, colore o status. Perfetta espressione del messaggio centrale di tutta l’arte di Haring.

Giorni e orari: dal 29 giorgno al 16 settembre, dal martedì alla domenica, dalle ore 9.30 alle 19.30. Chiuso il lunedì.

Biglietti: intero 8 euro (comprende anche la visita alla collezione permenente della pinacoteca), ridotto 4 euro (studenti, over 65, soci Fai e Touring Club). Per maggiori informazioni chiamare il numero 091.7782180.

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