STORIA E TRADIZIONI

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Uno dei primi presepi in Sicilia: la (perduta) "montagna di corallo" con 25 giochi d'acqua

I primi personaggi furono creati dai corallai, seguiti dagli scultori in avorio, dagli intagliatori in legno chiamati nell’Isola "pasturara". Tela e colla i materiali più usati

Elio Di Bella
Docente e giornalista
  • 3 dicembre 2023

Un presepe di corallo in Sicilia (foto coralli e preziosi)

ll presepe in latino praesipium (stalla) è ancora oggi la più efficace figurazione plastica della «Natività». Quest’anno celebriamo un importante anniversario: gli ottocento anni da quel fatidico 1223, quando su iniziativa di San Francesco, in una fredda notte del dicembre di quell’anno, a Greccio, nacque il presepe vivente.

Ancora oggi, dopo otto secoli, continua ad essere la più tradizionale ed efficace forma celebrativa della grande festa della Cristianità. Come dalla figurazione francescana del sec. XIII si sia passato a quella moderna, con la rappresentazione dei presepi artigianali, non ci è noto.

Il primo presepe nella forma attuale venne allestito dai Gesuiti nel 1560 nella loro Chiesa a Praga. In Italia si ricordano i presepi di Tonno Ciappa (Sec. XVII) e Giuseppe Sammartino (Sec.XVIII) e il grande impulso dato dal Re Carlo III di Borbone che – si racconta - andava personalmente nelle botteghe degli artigiani, e, insieme a loro, impastava l'argilla creando statuine che rivestiva con elegante vestiario in seta ed oro.
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La Sicilia ha anch’essa una antica tradizione in fatto di artistiche figure da presepe. Questa tradizione sarebbe nata a Trapani. Le prime figurine furono una creazione dei corallai trapanesi, seguiti dagli scultori in avorio, dagli intagliatori in legno chiamati nell’Isola "pasturara". Tela e colla i materiali allora più usati.

Un documento pubblicato dallo storico di tradizioni siciliane, Salamone Marino, descrive il rinomato presepe detto “Montagna di corallo”, del 1570, prodotto con coralli trapanesi.

La famosissima (ma perduta) la Montagna di Corallo, era così chiamata per le sue dimensioni e la complessità della composizione, che comprendeva due interi presepi, una fuga in Egitto, venticinque giochi d’acqua, quattro cappellette e molte figurazioni relative alla Passione, alla Crocifissione e alla Flagellazione. Venne acquistata dal Vicerè di Sicilia Ferdinando Avalos de Aquino per offrirla in regalo al re Filippo II.

Il siciliano Giovanni Matera raggiunse fama notevole per le statuine per il presepe, che creava utilizzando legno, tela, cartapesta, gesso e colla, e per questo motivo era noto come "Mastru Giovanni Matera lu pasturaru". Si ispirava a Giacomo Serpotta. “I suoi pastori sono piccole sculture in tecnica mista.

Sul corpo, appena sbozzato in legno di tiglio, egli incastrava la testa, gli arti e le calzature, scolpiti in legno separatamente – leggiamo su Wikipedia - Vestiva poi i suoi pastori di tela e di lana, sovrapponendo e morbidamente drappeggiando le stoffe che poi impregnava con una mistura di gesso e di colla di coniglio, per renderle dure e consistenti.

La tecnica di collanti a base animale, unita a nuove misture d'argilla, di stucco e di pastiglia, servì a realizzare la scenografia del presepe.

Faceva largo uso anche di conchiglie e di corallo trapanese. Le composizioni di Matera si ispiravano, con larga libertà, ai testi sacri e risentivano della tradizione orale e della devozione popolare locale”. Ben 397 suoi Pastori sono al Museo etnografico siciliano Giuseppe Pitrè, di Palermo.

Altre figurine prodotte dal Matera piacquero al Re Carlo III di baviera durante il suo viaggio in Sicilia nel 1817, ed il figlio Massimiliano II, fondando nel 1866 il Bayerisches National-museum di Monaco di Baviera, donò a quel museo i pastori del Matera, acquistati dal padre.

Nel secolo XVIII nel palermitano, Vito D’Anna tra il 1765 e il 1769, compose un presepe di carta con circa duecento figurine accuratamente disegnate su cartoncino, dipinte a tempera e ritagliate dall’artista stesso, ravvivato da un gioco di luci ed ombre. Le figure sono di diverse dimensioni: le più grandi di centimetri 80 e le più piccole di dieci. Gli abiti erano di foggia settecentesca. Lo realizzò per i frati Filippini dell’Olivella, che lo esponevano nel periodo natalizio.

Ad Agrigento esponeva nel secolo XIX il suo presepe lo scultore agrigentino Zirretta. Qualche anno fa in una chiesa della periferia di Agrigento, a Villaseta, è stata organizzata una Mostra del Presepe artigianale, comprendente oltre cento presepi artistici. Nella Città dei templi, molto visitato è il presepe della chiesa agrigentina di San Giacomo.

Gli stessi parrocchiani realizzano un presepe di cioccolato. Il sei gennaio viene mangiato dai partecipanti, a conclusione della Messa, durante un atteso momento di festa, che conclude il periodo natalizio.

Nel secolo XIX spiccano tra i pasturara siciliani i calatini Giacomo Bongiovanni e suo nipote Giuseppe Vaccaro, abili plastificatori di figurine da presepe in terracotta dipinta. Fece parlare di sé nel 1882 il presepe davvero eccezionale allestito a Modica, nella Chiesa di S. Maria di Betlemme, del ceramista Giacomo Azzolina da Caltagirone ed i pasturara Bongiovanni e Vaccaro.

Pasturara siciliani di minore importanza sono stati: Francesco Iuvara, Brugnano, Nicastro, Allegra e Salvatore Panebianco Concludiamo con il presepe di Acireale che nacque da una singolare vicenda.

Un sabato di fine estate del 1741, il sacerdote Don Mariano Valerio, di ritorno insieme ad altri suoi confratelli da un pellegrinaggio presso la vicina edicola mariana dedicata alla "Madonna dei Raccomandati", fu costretto a rifugiarsi in un anfratto lavico tutt'altro che accogliente, perché sorpreso da un violento temporale. Mentre gli ecclesiastici si trovavano all'interno dell'oscura caverna, il Valerio contemplando la profondità di quell'antro, fu come folgorato da un'ispirazione divina e maturò l'idea di realizzare di quel luogo "una grotta a somiglianza di quella di Betlemme".

Fu lo stesso Don Mariano Valerio ad occuparsi della realizzazione del progetto e all'alba del 24 dicembre 1752 il sogno di questo prete, si avverò: un tempio intitolato "Sancta Maria ad præsepe" ospitò un presepe siciliano, che ebbe un’ampiezza di circa sei metri, con pastori alti un metro, vestiti con abiti di seta.
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