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Uno scrigno del Liberty: a Palermo c'è un posto che conserva 50 anni di collezionismo

Tommaso Romano ha comprato il primo oggetto a 13 anni e poi non si è più fermato: nel 2021 festeggerà i 50 anni di una vita alla ricerca della "bellezza" e della memoria

Rosa Guttilla
Giornalista
  • 19 ottobre 2020

Un angolo della casa museo "Le Stanze di Thule"

C’è un posto a Palermo, un appartamento che si trova nel Palazzo Moretti-Romano (via Ammiraglio Gravina, 95), che nel 2021 celebrerà un compleanno importante: stiamo parlando de “Le Stanze di Thule”, una casa museo che conserva tracce di storia e oggetti d’arte da 50 anni.

Ad averlo nutrito in questi decenni è stato il professore Tommaso Romano, palermitano, cavaliere gran croce, scrittore, poeta e docente che ha ereditato dal prozio, Camillo, gli appartamenti del terzo piano, già da anni segnalati tra i più importanti in Italia in materia di collezioni Liberty.

Per il professore Romano, “Thule” significa soprattutto conoscenza a 360 gradi ed è su questa scia che nascono, nel 1971, le Edizioni Thule e nel 2001 l’Associazione Fondazione Thule Cultura.

Se per tutti Thule è l’isola bianca, l’ultima del Nord Europa indicata dalla mitologia iperborea, per Tommaso Romano invece simboleggia «un viaggio dello spirito verso l’alto, l’ignoto, l’indefinibile lontananza, verso l’inconscio».



Ma facciamo un passo indietro: oltre alla passione per i libri (se ne contano nell’appartamento oltre 15.000, oltre ai 5.000 già donati alla Biblioteca Francescana di Palermo e alle Biblioteche di Bolognetta e Ciminna), e per la storia è soprattutto il collezionismo che definisce in modo eccezionale la vita di Romano.

«Comprai il primo oggetto, una piccola potiche Liberty, all’età di 13 anni al Mercatino delle Pulci; al di là della sua bellezza ha un valore unico per me e non si sposta mai dalla sua collocazione a differenza degli altri oggetti».

Varcare la soglia delle Stanze di Thule, infatti, è sempre un’esperienza nuova: sia perché è impossibile con lo sguardo cogliere l’infinità di pezzi d’arte presenti, sia perché il professore Romano, volendo “far dialogare le opere”, li sposta di frequente anche per trovare la collocazione che dia giusta visibilità alla preziosità di ogni oggetto.

Mentre la piccola potiche, pietra miliare di un percorso personale, è sempre lì.

Chi è appassionato collezionista lo sa bene: non si tratta di accatastare pezzi, per quanto di valore, si tratta di rispondere al richiamo di ogni singolo oggetto ricercato, costantemente, negli angoli del mondo, facendo si che non perda la sua capacità comunicativa, al di là del valore intrinseco.

È un viaggio in un mondo sospeso quello che si può compiere entrando a Palazzo Moretti-Romano che comincia già dal prendere l’ascensore: un gioiello Liberty degli anni Trenta, perfettamente funzionate, che offre già i principali segni dell’Arte di quegli anni, che poi si ritroveranno nelle Stanze del terzo piano.

La casa museo, in perenne aggiornamento, è un eremo di bellezza - «nella città complessa per eccellenza quale è Palermo» - che tra oggettistica, mobili, quadri e non ultimi decori - le porte sono state recentemente dipinte con rappresentazioni floreali dall’artista Ilaria Caputo - raccontano di epoche culturalmente molto fertili del capoluogo e non solo.

A quanti avranno l’opportunità di visitarla, contattando direttamente Tommaso Romano tramite il suo profilo Facebook (la casa infatti non fa parte di nessun circuito che organizza incontri o visite guidate) si aprirà una finestra eccezionale dove cogliere, oltre all’arte in sé per sé, anche un aspetto simbolico conferito dall’accostamento personale che si ricopre, come in ogni collezione privata, di significati peculiari, soggettivamente conferiti dai “raccoglitori”.

Così si potranno ammirare quadri di Kiyohara Tama, la pittrice giapponese moglie del siciliano Vincenzo Ragusa, accanto a quelli di Domenico Quattrociocchi, Bruno Caruso, Croce Taravella e Pippo Bonanno, per citarne alcuni.

E poi ancora una collezione di firme autografe, più volte richieste da diversi enti, specchiere e lampadari, sculture tra cui una opera di Antonio Ugo, gli studi di stucchi di Giuseppe Giaconia, e anche il piccolo acquerello, opera del principe-mago Raniero Alliata di Pietratagliata, donato a Romano dallo stesso autore e che fu fonte d’ispirazione di un fortunato romanzo scritto da Bent Parodi.

Rispondendo all’esigenza di un “dialogo dialogico”, potremmo dire, tra oggetti e collezionista le numerose stanze dell’appartamento hanno ciascuna una propria denominazione.

L’ingresso è la Sala d’Autunno, segue la Sala Verde o d’Inverno, una sorta di giardino d’inverno caratterizzato da ampie vetrate di fine Ottocento e da un divano veneto con poltrone Liberty.

Proseguendo si incontra il Salone Primavera o della Musica, la stanza più grande, che accoglie diverse vetrine intagliate, oltre al pianoforte di inizio ‘900, sculture, porcellane, bronzi e tappeti, e, non ultimi, il Cavalletto da camera, in velluto rosso, appartenuto a Ettore De Maria Bergler oppure la Pendola da muro appartenuta ai Florio, ricca di simbologia esoterica.

La chicca, la sorpresa nella sorpresa, di questa stanza è la piccola Cappella che apre un altro scorcio ricchissimo di opere uniche, tra cui una statua della Vergine, ottocentesca, e una tela con il volto del Cristo in croce, attribuita a Giuseppe Patania.

Segue la Stanza dello Stemma o del riposo, lo Studio - Presidenza detto anche Estate, con molti dei testi scritti da Romano - tra cui l’ultimo “La casa dell’ammiraglio” - oltre ai ritratti e opere ad olio degli antenati.

Le ultime due stanze, infine, sono interamente arredate con i libri e formano la Biblioteca Minerva, dal simbolo di Thule, corredata da mobili disegnati da Ernesto Basile e realizzati dalla fabbrica Ducrot, e la Biblioteca-Emeroteca, che conta innumerevoli volumi datati tra il ‘600 e l’800, dedicata al simbolo dell’Ippogrifo.

«La Cultura non è erudizione è sempre confronto - ci ha detto Romano - gli oggetti hanno ciascuno una propria voce, senza andare lontano è la tesi dell’animismo; in questa casa museo si può percepire un’aura fuori dal tempo che risponde alla mia teoria del “mosaicosmo“, ovvero la ricostruzione di un microcosmo, fatto di Bellezza e ricerca, fuori dalla volgarità e dalla massificazione che caratterizza questo particolare momento storico.

Ho cercato di crearmi il mio genius loci, un’identità personale, con Le Stanze di Thule dove ho cercato di non far perdere la memoria, che non appartiene al singolo ma è dell’Uomo in generale. La vita di ciascuno è unica e irripetibile ma è fondamentale lasciare un segno che non sia personale ma comunitario».

Al momento la casa museo Le Stanze di Thule, a causa della pandemia, non offre la possibilità di essere visitata ma continua ad arricchirsi con preziosità, in attesa di essere al più presto, nuovamente, patrimonio di tutti quelli in grado di apprezzarne la sua “voce”.
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