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Zaro va in pensione: storia di due "partner" che per 11 anni hanno lottato contro il crimine

Una vita intensa, ogni giorno a combattere il crimine e ripulire Catania dalla droga. Zaro e il brigadiere capo Paolo Mangiameli hanno passato 11 anni insieme. E questa è la loro storia

Marta Genova
Giornalista
  • 3 luglio 2021

Zaro e il brigadiere capo Paolo Mangiameli

Li vediamo nei film, li incrociamo negli aeroporti, li guardiamo con una certa ammirazione mista a timore (anche se siamo innocenti!), ma di fatto poi ne sappiamo davvero poco. Sono i cani dell'unità cinofila, coloro senza i quali tante operazioni antidroga non avrebbero avuto, e non avrebbero, gli stessi risultati.

Poco ne sappiamo, dicevamo, ed è per questo che vi raccontiamo la storia del cane Zaro, in servizio per 11 anni presso l'unità cinofila del comando provinciale della Guardia di Finanza di Catania e del suo collega, il brigadiere capo Paolo Mangiameli.

Collega, già, perché sono questo a tutti gli effetti «unità cinofila significa questo, cane e uomo – dice il conduttore Mangiameli – e per undici anni abbiamo lavorato insieme portando ottimi risultati di cui chiaramente vado fiero».

Addentriamoci per un momento in questo mondo sconosciuto ai "non addetti ai lavori", che porta alla costitutizione di un'unità cinofila e partiamo subito sfatando la convinzione assai diffusa che i cani antidroga della Guardia di Finanza siano dei drogati e che la loro ricerca di droga sia legata alla crisi di astinenza. Nulla di più falso, ci spiegano, anche perchè per il cane, il contatto con la sostanza stupefacente, potrebbe essere fatale.



Il Servizio Cinofili della Guardia di Finanza comprende unità antidroga, anticontrabbando/antiterrorismo, antivalanga e antivaluta (cash-dog). I cani appena nati vengono allevati al CAC, il centro addestramento cinoflio di Castiglione del Lago (Perugia), sul lago Trasimeno, struttura operativa dal 1955.

Si fanno giocare e socializzare con pallina o manicotto, poi viene fatta una selezione e scelti quelli più vivaci, che esprimono maggiormente la voglia di giocare. Questi poi vengono avviati a un percorso specifico per diventare cani antidroga: inizia così un corso a un corso di sei mesi, con prove addestrative.

«Al centro - spiega il sovrintendente Mangiameli - abbiamo una sorta di palestra, con dei nastri per simulare l'ambiente dell'aeroporto ad esempio e il cane inizia già a capire dove potrebbe trovare la droga. Li portiamo poi fuori, in luoghi in cui possono socializzare anche con le persone».

Ogni mese il cane viene addestrato a un particolare odore (gli stupefacenti vengono privati del principio atti e resi innocui) riconducibile a una diversa droga, in seguito viene fatto un esame e i cani che lo superano vengono "affidati" a un "conduttore". Ed è a questo punto che si torna al reparto e si costituisce la nuova unità cinofila.

Ed è così che è inziata la collaborazione tra Zaro e il brigadiere capo Mangiameli che all'epoca aveva 47 anni.

Il nome Zaro, seppur bello, non è il frutto di chissà quel riflessione o romanticheria, è piuttosto un nome scelto per praticità, un acronimo in cui ogni lettera corrisponde a qualcosa, ad esempio la Z indica l'anno di nascita, ovvero il 2010.

Se fai parte dell'unità cinofila, va da se, che devi avere una certa predisposizione agli animali e infatti è quella che ha il Mangiameli, che opera all'unità cinoflia da trent'anni: «il cane è un essere animato, e questo, sembra scontato, ma va tenuto sempre a mente. Come tale va considerato e per questo deve essere accudito e curato, è una responsabilità mia».

Per 11 anni, ogni giorno, arrivato sul posto di lavoro, lo ha pettinato, lavato, ha pulito il suo box, «dopo di che andavamo a lavorare. A fine giornata, lo rimettervo nel box, gli davo da mangiare, rispettando i suoi tempi e poi, quando era tutto a posto facevo una doccia e tornavo a casa dalla mia famiglia. E Zaro era sempre con me, anche se non fisicamente».

Già, perché quando lavori nell'antidroga e hai a che fare tutti i giorni con criminali, poi quando la sera torni a casa, con tua mogli e i tuoi figli non puoi e non vuoi certamente parlare di questo, ma del tuo collega sì, «Zaro era l’argomento di conversazione a tavola quasi sempre, un momento di gioia e di soddisfazioni, da condividere».

Il brigadiere capo non si sbilancia molto sul lato affettivo, rimane, come dire, "composto", ma da come ne parla si capisce chiaramente quando gli è affezionato. In 11 anni, chissà quante giornate pesanti avrà vissuto e passato e chissà quante volte Zaro, che fiuta e sente come solo i cani sanno fare, sarà stata una spalla per affrontare quei momenti difficili, inevitabili nella vita di ognuno di noi.

Ci racconta poi delle soddifazioni, tantissime, di questi anni. «Elencarle tutte sarebbe impossibile. Ogni risultato è gratificante. Un paio di episodi di certo mi sono rimasti impressi: una volta il cane ha individuato una famiglia che era sbarcata da un volo proveniente da Barcellona. La famiglia si trovava al ritiro bagagli; abbiamo chiesto loro di seguirci alla dogana e abbiamo iniziato la perquisizione. Sul momento non abbiamo rinvenuto nulla, eppure Zaro continuava a indicarmi che c’era qualcosa, piangendo.

La donna in spagnolo disse scuotendo la testa "No tengo nada" ed è a quel punto che Zaro, continuando a piangere, ha ripetuto lo stesso movimento della testa della donna, imitandolo potrei dire ed è così che abbiamo capito non solo che la droga l’aveva lei, ma che era nascosta nella sua "testa" o meglio, nei suoi orecchini».

Un altro episodio rimasto impresso per la sua particolarità è avvenuto in un magazzino completamente al buio, «siamo entrati in questo luogo – racconta – e il cane ha iniziato dapprima a fare dei salti gioiosi, poi si è fermato in un punto preciso e ha iniziato a piangere, è così allora che abbiamo puntato una torcia verso l'alto. C’era un neon ad un altezza di circa 4-5 metri. Proprio lì abbiamo trovato la droga».

Ci racconta questo intervento non solo per la capacità straordinaria di Zaro di trovare in un luogo buio e ad una altezza simile la droga ma per evidenziare un altro aspetto, ovvero il vero senso del concetto di unità cinofila «i cani addestrati non sono tutti uguali, ogni cane ha un suo modo "personale" di segnalare e sta al conduttore, al suo partner, capirlo. Unità, appunto».

Zaro, il pastore tedesco che "vede" quello che l'uomo non riesce a vedere, ha concluso la sua carriera portando a segno un altro bel risultato, ovvero scoprendo una partita di 7 chili di cocaina provenienti dall'Ecuador, che era nascosta in un container per il trasporto di frutta esotica.

«Il container era apparentemente vuoto dopo una prima ispezione, ma anche in quel caso i segnali di Zaro erano chiari. La droga c'era ed era occultata all'interno degli sportelli del motore di refrigerazione che erano stati svuotati del poliuretano, utilizzato proprio per gli isolamenti termici, e riempiti di cocaina».

Adesso Zaro si godrà la pensione e lo farà a casa del suo collega che ha richiesto di poterlo portare con se. «La Guardia di Finanza ha accettato. Non avrei potuto fare diversamente, il valore affettivo rimane, continua anche al di là del lavoro. Zaro era già uno di famiglia, mio figlio, quando l'ha conosciuto, aveva solo 8 anni, oggi ne ha quasi 20».

Eh già, era il 2010 quando Zaro e Paolo si sono conosciuti e sarebbero accadute cose bellissime e importanti, sia dal punto di vista lavorativo che da quello umano. Perché il cane si sa, è un compagno fedele, figuriamoci avercelo per collega.
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