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Si scrive Lotus, si legge “leggerezza”: è la nuova Elisa

TITOLO: “Lotus”<br>ANNO: 2003<br>ETICHETTA: Sugar – Universal

  • 22 gennaio 2004

Attraverso questa recensione vorremmo passasse un messaggio: questo è un disco bellissimo. È un disco ammaliante, suggestivo, intimo, fatto per sognare e viaggiare. È un lavoro ricco di chicche, dalla splendida “Hallelujah” di Cohen (in apertura) alla “Femme fatale” di Lou Reed, passando da una versione voce e chitarra di “Almeno tu nell’universo” a una manciata di inediti come il singolo “Broken”, giustamente uno tra i più trasmessi del momento. Un disco che dà spazio anche ad alcune rivisitazioni del repertorio della cantautrice (lasciando fuori alcune hit, giusto per evitare l’effetto “best of”) che lasciano piacevolmente sorpresi per questi loro nuovi vestiti; parliamo di “Gift”, “Luce (tramonti a nord est)”, “Sleeping in your hand”, “Labirynth”.

È un disco realizzato in presa diretta con chitarre, pianoforte e percussioni in primo piano assieme alla splendida voce di Elisa, che si riconferma una delle proposte più interessanti e musicalmente complete della scena italiana. Nell’atmosfera complessiva si avvertono le influenze (quasi le presenze) di Jeff Buckley e Joni Mitchell e colpiscono positivamente anche le armonizzazioni vocali della cantautrice (uniche sovraincisioni dell’intero lavoro) sempre più padrona anche delle sue splendide doti vocali. Un plauso va anche alle sapienti mani di Pasquale Minieri, che assieme ad Elisa ha confezionato l’album. Un disco che una recensione non può rendere soltanto a parole. Va comprato, ascoltato e riascoltato… (www.elisaweb.net)

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