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Via delle Sedie Volanti, piazza Sette Fate e le altre: i misteriosi nomi delle vie di Palermo

Nomi evocativi, antichi come la stessa città di Palermo e ricchi di mistero per turisti e cittadini: un breve punto che racconta le leggende e le storie dietro la toponomastica

Caterina Damiano
Giornalista e Coordinatrice di redazione di Balarm
  • 2 gennaio 2018

Via delle sedie volanti a Palermo (foto: Helena Carì)

Chi, abitando a Palermo, non si è mai chiesto perché alcune strade avessero dei nomi tanto particolari? Camminando per il centro storico o percorrendo alcuni tratti in auto capita di soffermarsi su una o un'altra lastra e a volte i nomi sono così curiosi che vorremmo davvero saperne di più.

Alle spalle del teatro Massimo, traversa di via Saverio Raimondo, tra le vie dai nomi più singolari c'è sicuramente via delle Sedie Volanti. Le spiegazioni sono tante e sembrano cambiare a seconda della persona che le illustra al passante incuriosito.

Queste vanno dal paranormale al criminale: si va dall'episodio perso nel passato di Palermo che racconta l'apparizione di alcune sedie sospese in aria, si dice per via dei fantasmi, a quelle che ricordano una mega rissa in quel crocevia, durante la quale gli abitanti di quella strada erano così arrabbiati che iniziarono a lanciarsi delle sedie.

La verità? È molto più semplice: in questa strada si fabbricavano le portantine usate dai nobili. Sedie appoggiate su sbarre che i servi portavano a spalla e da qui l'appellativo di "volanti". Niente di paranormale o violento, insomma.

La stessa cosa non si può dire per via Scippateste, toponimo che ha un retroscena piuttosto cruento: pare che questo vicolo alle spalle dell'Accademia di Belle arti abbia preso il nome dopo un fatto di cronaca - e di corna - non si sa bene risalente a che epoca.

Di fatto un uomo sorprese la propria moglie con l'amante e decise bene di staccare le loro teste per poi appenderle all'inizio della strada: una vendetta rabbiosa che impressionò e impaurì talmente tanto i vicini e i conoscenti da dissuaderli dal parlare del fatto.

Poco più a sud, vicino alla Cattedrale, ecco una storia totalmente diversa: quella di via Gioiamia, che invece racconta della benevolenza verso qualcuno - probabilmente una donna - che passava spesso lungo questa strada e che veniva chiamata appunto "gioia mia", nomignolo affettuoso tipicamente palermitano spesso riservato agli affetti più cari.

Legati ai mestieri sono invece i nomi di alcune traverse del Cassaro: le vie dei Candelai, dei Chiavettieri, dei Biscottari e dei Caldomai. Nelle rispettive strade si trovavano esclusivamente botteghe e artigiani che avevano a che fare, rispettivamente, con le luci, piccole fabbriche di chiavi, antichi forni - alcuni ancora esistenti - e specialisti della caldume (quarume in siciliano).

A queste vie si aggiunge via dei Credenzieri, in via Alloro, che però non rievoca la principale attività commerciale della zona: in questa strada infatti non si trovavano le botteghe specializzate in mobili e credenze, bensì gli alloggi di chi praticava un mestiere più antico, quello di servire in famiglie e palazzi.

Maggiordomi, cameriere, servi e serve, domestici e tate: persone che insomma godevano di una assoluta "credenza" (fiducia) da parte degli aristocratici che li assumevano.

Sebbene ci siano ancora tanti nomi particolari, chiudiamo con un luogo di rara magia che si trova a Ballarò: piazzetta Sette Fate.

ll nome di questa piazza, dove si trova anche una torretta a forma di castello, è legato a una leggenda resa nota anche da diverse testimonianze raccontate dallo scrittore e antropologo Giuseppe Pitrè.

Stando ad antichi racconti, è in questa piazza che apparivano sette donne bellissime e magiche che erano in grado di riconocere e poi premiare o punire chi capitava lì per caso, passanti e cittadini, a seconda dei meriti o dei peccati.

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