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Palermo 2018 tra Manifesta e Unesco: ma forse (con l'arte) stiamo esagerando

Installazioni a Palermo che ne commemorano il Sacco, è l'arte per Manifesta, ok. Ma c'è molto altro da dire: Giovanni Callea in una riflessione sul patrimonio storico

Giovanni Callea
Esperto di marketing territoriale e sviluppo culturale
  • 18 giugno 2018

Christopher Buchel "Invest in Palermo"

Ferruccio Barbera, una delle poche persone veramente fuori dal coro che ho conosciuto, era solito dire, riferendosi a chi veniva da fuori Sicilia ad operare a Palermo, che secondo questi, noi nativi residenti abbiamo l’anello al naso.

Intendeva cioè mettere in evidenza un certo approccio paternalistico di chi viene dal continente con la convinzione di doverci educare, quando non redimere.

A questa tentazione non si è sottratto il sig. Christoph Büchel che, con una sua istallazione posta di fronte villa Deliella nell’ambito di Manifesta, denuncia il sacco di Palermo e con questo Lima e Ciancimino, due farabutti ormai certificati dalle cronache giudiziarie, utilizzando la distruzione di villa Deliella e la frase simbolo di quegli anni come elemento concreto di questa sua denuncia.

Personalmente credo l’opera mostri tutta la superficialità di cui l’arte contemporanea sa essere interprete, quando non è straordinariamente geniale. Quest’opera non è geniale, e da palermitano la considero anche offensiva.

Su villa Deliella due architetti di Palermo, Giulia Argiroffi e Danilo Maniscalco, un paio di anni fa hanno riaperto il dibattito cittadino. I riflettori sono tornati sull’area.

Quella speculazione bloccata è, oggi, nell’immaginario della città, la rappresentazione simbolica di una inversione di tendenza necessaria.

Si sono espressi sull’argomento tutti i più importanti architetti di Palermo, e la questione è stata lungamente oggetto di riflessione. Si discute di cosa e come, non certo sulla necessità di intervenire.

L’intervento di Büchel, messo in atto il giorno dopo l’infausta demolizione sarebbe stato geniale e probabilmente anche rischioso per la sua incolumità. Messo tre anni fa, prima della riflessione di cui ho accennato, sarebbe stato un importante stimolo.

Adesso mi pare rappresenti solo la protervia, denunciata da Ferruccio, dell’uomo del continente che si rivolge agli uomini delle caverne per spiegare come vanno le cose nel mondo.

Questa opera ha, in aggiunta, il grave torto di non sapere avviare alcuna riflessione critica sul presente, ruolo che a mio avviso dovrebbe sapere svolgere l’arte contemporanea.

Nella foto a corredo di questo articolo, abbiamo provato a immaginare come creativamente potesse e dovesse essere interpretato oggi il manifesto proposto da Büchel. La nostra riflessione è che il sacco di Palermo sia stata una violenza nella misura in cui rappresenta la perdita della memoria.

Nel caso specifico, la demolizione di villa Deliella avrebbe portato un grande arricchimento nel valore immobiliare di quell’area, se lì avessero potuto edificare un palazzo come auspicato.

Quella crescita di valore individuale, del proprietario della villa, ha avuto per la collettività il costo della perdita di un monumento costruito da Basile, il più grande architetto della città, e la perdita di identità di un’area così importante e centrale.

Sia chiaro, il diritto al valore immobiliare dei proprietari va garantito, ma in giusta misura rispetto all’assetto complessivo della città.

La mia convinzione è che il valore identitario dei luoghi sia un valore economico enorme e che possa avere anche ritorni nel medio tempo per i proprietari.

Se questi guardano ad una speculazione a breve, ovviamente non c’è alcuna compatiblità con l’interesse collettivo. Non a caso fu proprio il proprietario di villa Deliella ad abbatterla.

Büchel analizza criticamente cosa è accaduto nel 1959. Nello stesso tempo a Palermo un suo collega ha aperto una riflessione su quella che tra cinquanta anni verrà ricordata come la villa Deliella dei nostri giorni: la Vucciria.

Anche in questo caso la scelta dei nuovi proprietari è quella di cancellare la storia recente e passata della piazza, inclusa la sua vocazione storica di mercato, e la recente vocazione artistica, per rendere omaggio al solo uso abitativo, quello che nel breve garantisce il massimo ritorno dell’investimento.

Ora, come allora, la città dorme. E si sveglierà quando sarà troppo tardi. Per una inspiegabile anomalia del sistema sembrerebbe che questi interventi saranno anche finanziati da tutti noi. Quindi stiamo contribuendo con le nostre tasse alla demolizione della nostra storia. Almeno quelli di villa Deliella avrebbero fatto tutto di tasca loro.

Umilmente ci siamo permessi di vedere Palermo oggi, dando un senso allo stimolo di Büchel. Certo la sua è arte, la nostra banale cronaca.

Certo suona contraddittorio pagare, spero poco, un artista che ci ricorda quanto sono stati ignavi i nostri padri, mentre l’artista che ci ricorda quanto siamo noi ignavi adesso viene allontanato malamente dalla città.

Naturalmente riconosciamo a Büchel tutte le scusanti, sappiamo che è prezzolato da Manifesta e, quindi, da questa amministrazione, ragione per cui non potremo attenderci né da lui né da altri nessuna riflessione critica sulla città nel corso di Manifesta 2018. Di questo, direi, che possiamo farcene una ragione.

Però gradiremmo, nei mesi a venire, di non essere necessariamente trattati da selvaggi con l’anello al naso.

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