SCUOLA E UNIVERSITÀ

HomeAttualitàScuola e Università

6.000 sì per l'educazione sessuale a scuola, ma Palermo ancora fa fatica: che succede

Era estate quando a Palermo sono state consegnate al Comune più di 6000 firme per l'inserimento dell'educazione sessuale nelle scuole, ma il progetto fa fatica a insediarsi

Alice Marchese
Giornalista
  • 17 febbraio 2026

Banchi di scuola

Era martedì 1 luglio quando si è tenuta a Palermo l’assemblea pubblica in cui la comunità di “Piacere di conoscerci” ha consegnato più di 6000 firme al Comune per l'inserimento dell'educazione sessuale e affettiva nelle scuole, atteso da troppo tempo e reclamato dal basso, pensato da chi non accetta più che si verifichino tragedie per colpa di un "no" o di una storia finita.

Ma purtroppo ancora ad oggi ancora il progetto fa fatica a insediarsi nelle scuole del capoluogo. L’intento di questa campagna è quello di chiedere al Comune di Palermo di introdurre in maniera curricolare in ogni scuola di ogni grado l'educazione sessuale non con un approccio "medico", ma che si focalizzi sulla conoscenza di sé e degli altri per prevenire di problematiche sociali.

«Dopo l'assemblea che abbiamo fatto a luglio e la consegna delle 6mila firme al Comune di Palermo con "Piacere di conoscerci" - racconta a Balarm Giulia La Barbera di "Piacere di conoscerci" - verso settembre 2025 è stato annunciato proprio dal Comune che si sarebbe avviato un tavolo tecnico chiamato “Il Comune che promuove salute” per il benessere delle nuove generazioni.

Il focus era appunto la creazione di percorsi sul tema generale della salute all'interno delle scuole e noi veniamo convocati per dare un contributo. Il primo (tavolo tecnico, ndr) si è tenuto a ottobre in cui non si è discusso di nulla, perché è stato un tavolo di insediamento all'interno del quale noi abbiamo esposto la nostra prospettiva sul tema di educazione sessuo-affettiva complessivo e abbiamo invitato ad ampliare il tavolo sul tema, coinvolgendo psicologi pedagogisti ed enti del terzo settore.

L'8 gennaio viene fatto un secondo tavolo senza ordine del giorno - prosegue Giulia -. Durante la seduta ci viene detto che l'Asp tramite consultori avvierà questa progettualità nelle scuole secondarie di Palermo (terza media, poi primo, secondo anno di liceo), ma con un istituto per Circoscrizione per iniziare e poi che avrebbe organizzato laboratori di qualche ora, senza coinvolgere il terzo settore. Non rispecchiava quello che avevamo proposto.

Ci viene chiesto di dare un contributo e allora noi abbiamo richiesto di vedere questi progetti. Dopo qualche settimana ci mandano il resoconto della seduta e i moduli di convenzione delle scuole. Abbiamo ribadito di dover visionare i progetti e a questa nostra richiesta ufficiale via email non c'è stato alcun tipo di seguito.

Non vogliamo che la salute delle nuove generazioni si basi su degli slogan, la co-progettazione col terzo settore è una cosa che è prevista per legge almeno dal 2019».

Una situazione che ha fatto discutere tutti: «Il tema della salute, del benessere e dell’educazione affettiva delle giovani generazioni non può essere affrontato con il tergiversare o con una gestione fatta di annunci senza seguito - dichiarano le consigliere comunali Mariangela Di Gangi e Giulia Argiroffi -. È una questione urgente, che interpella le istituzioni e chiama in causa la responsabilità politica di chi governa la città.

Da tempo dalla società palermitana arriva un appello chiaro: servono interventi strutturati, trasparenti, verificabili, capaci di incidere davvero nella vita delle scuole e delle comunità educanti. Continuare a rimandare, o a trattare questi temi come marginali, significa non riconoscerne la gravità e l’attualità.

Se l’Amministrazione comunale non ritiene, spontaneamente, che sia il momento di assumere una posizione chiara e di dotare la città di uno strumento pubblico stabile su educazione alle relazioni, all’affettività e prevenzione della violenza, allora il Consiglio comunale deve fare la propria parte.

Per questa ragione depositeremo una proposta di deliberazione di iniziativa consiliare per l’istituzione di un Programma comunale per l’educazione alle relazioni, all’affettività e alla prevenzione della violenza e delle discriminazioni nelle scuole del Comune di Palermo.

È l’azione che rientra pienamente nelle nostre prerogative istituzionali e che siamo chiamati a compiere: un atto dovuto, che nasce dal senso di responsabilità civica e dal mandato che ci è stato affidato, e che risponde al dovere di tradurre l’impegno politico in scelte concrete, pubbliche e verificabili.

Non si tratta di un terreno inesplorato: altre grandi città, come Roma, hanno già approvato regolamenti e strumenti pubblici stabili su questi temi, dimostrando che è possibile intervenire in modo serio, strutturato e rispettoso delle competenze istituzionali.

La salute e l’educazione delle nuove generazioni non possono dipendere dall’inerzia o dall’occasionalità. Richiedono scelte, atti e assunzione di responsabilità. Il Consiglio comunale non può restare spettatore».

Palermo purtroppo ancora resta indietro, ma il panorama in Sicilia non sembra così disastroso. Proprio ieri (16 febbraio) Messina ha preso una strada diversa. Con la delibera di Giunta n. 114 del 13 febbraio 2026 e su proposta dell’Assessora alle Politiche giovanili e alle Pari opportunità, Liana Cannata, l'Amministrazione comunale di Messina ha approvato lo schema del Protocollo d’Intesa per promuovere l’educazione affettiva e sessuale, la parità di genere, il benessere psico-fisico e il contrasto a ogni forma di violenza e discriminazione nelle scuole del territorio metropolitano.

Il Protocollo prevede interventi differenziati per grado di istruzione: educazione emotiva e relazionale nelle scuole secondarie di primo grado; educazione all’affettività e alla sessualità consapevole nelle scuole secondarie di secondo grado, nel pieno rispetto della normativa vigente e previo consenso informato dei genitori per gli studenti minorenni.

«Abbiamo voluto un percorso fondato su evidenze scientifiche e su un approccio multidisciplinare, capace di affrontare con competenza i temi della prevenzione della violenza, anche digitale, e del contrasto agli stereotipi - dichiara l'assessora Cannata -.

Il Protocollo è stato realizzato anche grazie al contributo e al supporto tecnico di Stello Vadalà, esperto del Sindaco per i Rapporti Comune-Scuola, che conosce profondamente la realtà scolastica della città e ha collaborato alla stesura e all’articolazione dei percorsi educativi e delle linee guida operative. La rete istituzionale che oggi formalizziamo rappresenta un passo concreto verso una cultura del rispetto e della responsabilità condivisa».

L’educazione sessuale a Palermo resta un progetto molto atteso che però viene rimandato e la domanda che arriva dalle scuole, dalle famiglie e dalle associazioni è chiara e non più rinviabile, anche se ogni ritardo purtroppo continua a pesare sulle nuove generazioni.
Ti è piaciuto questo articolo?
Seguici anche sui social
Iscriviti alla newsletter
Cliccando su "Iscriviti" confermo di aver preso visione dell'informativa sul trattamento dei dati.

GLI ARTICOLI PIÚ LETTI