A Palermo la pizza la paghi anche 28 euro: la classifica che (forse) non ti aspetti
Che la pizza non sia più solo un prodotto popolare e che si stia avvicinando al mondo gourmet? Nell'articolo vi sveliamo l'analisi di "Altroconsumo" sul capoluogo
Pizza
Se gli italiani non rinunciano al cibo e perché no, a una bella pizza in compagnia, figuriamoci i siciliani! Si sa, condividere una cena o un pranzo per noi è una grandissima forma di amore che esprimiamo con un "Hai mangiato?" e simili: è proprio vero, se ci si riunisce attorno a un tavolo gustando delle prelibatezze, si sta trascorrendo del tempo di qualità.
Però qualcosa negli anni sta cambiando, soprattutto se parliamo in termini di disponibilità economica e c'è chi rinuncia anche perché troppo dispendioso. E se anche mangiare una pizza a Palermo diventasse una richiesta su cui è opportuno pensarci anche più di due volte? Secondo un'analisi di "Altroconsumo", è quello che sta accadendo negli ultimi tempi.
Secondo la classifica dei prezzi in 30 città italiane, Bolzano è la città dove una pizza con bibita costa mediamente di più (15 euro), mentre a Palermo si registra la maggiore variabilità di prezzi (si arriva fino a 28 euro). Un dato mai visto prima e che è aumentato negli ultimi cinque anni (+60% rispetto al 2021), seguito da Napoli (+51%).
C'è poco da fare: è sempre più raro trovare un posto dove pizza e bibita si risolve con meno di 10 euro. I dati aggiornati dell’Osservatorio Prezzi e Tariffe del ministero delle Imprese e del Made in Italy fotografano con precisione questo cambiamento, mostrando non solo aumenti diffusi ma anche un’Italia profondamente diseguale, dove in una stessa città una pizza con bibita può costare anche il triplo a seconda del locale scelto.
Facendo un focus proprio su Palermo, il costo medio che si aggira intorno ai 14,56 euro nasconde ciò che è forse più interessante, cioè la variabilità di prezzo tra una pizzeria e l’altra in una stessa città. Palermo è il caso più clamoroso, dal momento che tra il prezzo minimo e quello massimo c’è una differenza vertiginosa: si va da 9 a 28 euro, praticamente più del triplo.
Che la pizza non sia più solo un prodotto popolare e che si stia avvicinando al mondo gourmet? Ad ogni modo, resta comunque difficile per le famiglie sostenere un costo simile settimanale e si gioca di astuzia e, purtroppo, spesso di rinunce.
Però qualcosa negli anni sta cambiando, soprattutto se parliamo in termini di disponibilità economica e c'è chi rinuncia anche perché troppo dispendioso. E se anche mangiare una pizza a Palermo diventasse una richiesta su cui è opportuno pensarci anche più di due volte? Secondo un'analisi di "Altroconsumo", è quello che sta accadendo negli ultimi tempi.
Secondo la classifica dei prezzi in 30 città italiane, Bolzano è la città dove una pizza con bibita costa mediamente di più (15 euro), mentre a Palermo si registra la maggiore variabilità di prezzi (si arriva fino a 28 euro). Un dato mai visto prima e che è aumentato negli ultimi cinque anni (+60% rispetto al 2021), seguito da Napoli (+51%).
C'è poco da fare: è sempre più raro trovare un posto dove pizza e bibita si risolve con meno di 10 euro. I dati aggiornati dell’Osservatorio Prezzi e Tariffe del ministero delle Imprese e del Made in Italy fotografano con precisione questo cambiamento, mostrando non solo aumenti diffusi ma anche un’Italia profondamente diseguale, dove in una stessa città una pizza con bibita può costare anche il triplo a seconda del locale scelto.
Facendo un focus proprio su Palermo, il costo medio che si aggira intorno ai 14,56 euro nasconde ciò che è forse più interessante, cioè la variabilità di prezzo tra una pizzeria e l’altra in una stessa città. Palermo è il caso più clamoroso, dal momento che tra il prezzo minimo e quello massimo c’è una differenza vertiginosa: si va da 9 a 28 euro, praticamente più del triplo.
Che la pizza non sia più solo un prodotto popolare e che si stia avvicinando al mondo gourmet? Ad ogni modo, resta comunque difficile per le famiglie sostenere un costo simile settimanale e si gioca di astuzia e, purtroppo, spesso di rinunce.
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