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La "zuppa d’imprescia" si prepara senza usare il forno: il dolce siciliano dimenticato

Perché le monache chiamavano così un delizioso dessert al cucchiaio con pan di Spagna o savoiardi, zuccata a pezzi e bianco mangiare. Vi diamo la ricetta

Maria Oliveri
Storica, saggista e operatrice culturale
  • 10 maggio 2026

La "zuppa d'Imprescia"

La zuppa d’imprescia è uno di quei dolci di una volta, che nel tempo è caduto purtroppo in disuso fino a sparire dalle tavole e persino dai ricettari. Si ritrova invece spesso annotato nei quaderni di spesa di diversi monasteri di Palermo: si tratta di una sorta di dolce al cucchiaio, di rapida esecuzione, realizzato con ingredienti “di riciclo casalingo” diremmo noi oggi, quali fettine di pan di Spagna - o savoiardi siciliani -, zuccata a pezzetti e bianco mangiare.

Le monache del Santa Caterina la chiamavano sia “zuppa d’imprescia”, “che piatto di prescia”, che “zuppa papale” e ne prepararono ad esempio un bel piatto nel 1896 “pel protettore” del monastero. Le monache della Martorana, ne diedero nella Pasqua del 1825 alle educande, insieme ai pupi cu’ l’ova. Nei primi decenni del Novecento a preparare la zuppa d’imprescia erano anche alcune rinomate pasticcerie palermitane.

In un libricino pubblicitario dei primi decenni del Novecento, della premiata pasticceria del cav. Salvatore Gulì e figli, tra le cassate, i cannoli, le teste di turco, i cialdoni alla panna, i trionfi della gola al fior di latte, le paste genoises al rhum e il bianco mangiare alla vaniglia …compare anche “la zuppa all’infretta”, con terminologia più elegante.

Il nobile palermitano Michele Palmieri di Miccichè, esiliato a Parigi, ci racconta uno strano caso di avvelenamento di massa, causato dalla disattenzione delle monache della Pietà: uno spiacevole imprevisto che rovinò una serata di gala e di divertimento alla nobiltà cittadina. Dopo aver esaltato le qualità delle monache dolciere di Palermo, Palmieri si sofferma sulla zuppa all’imprescia, dolce che le domenicane della Pietà preparavano con pan di Spagna – specialità in cui eccellevano - e una crema a base di latte, a cui aggiungevano zucchero, cioccolato, zuccata e pistacchi, per decorare il piatto.

Accadde però che una volta, dopo aver preparato la crema, dimenticarono di toglierla dal paiuolo di rame e la lasciarono lì a riposare tutta la notte, rendendola altamente tossica. “Il latte si raffreddò, imbevendosi di una grande quantità di verderame, e trasformò in un potente veleno il delizioso piatto destinato al piacere dei sensuali palati della nobiltà palermitana… . L’azione del veleno cominciò a farsi sentire soltanto tre o quattro ore dopo essere stato ingerito verso sera, e precisamente quando tutti erano riuniti in società.

Gli effetti tragicomici del dramma non si possono descrivere. Quella sera mi trovava in un salotto dove si faceva musica: una signora ed un signore della compagnia cantavano un duetto, non ricordo più quale. “Caro mio bene” diceva la donna, e poi, “Signore, abbia pietà di me!” mettendosi le mani sullo stomaco. “Idolo mio” replicava l’altro “muoio” aggiungeva. Il caro mio bene cadde da una parte, l’idolo mio dall’altra, furono portati ognuno a casa sua e la musica finì lì.” (M. Palmieri di Miccichè, pensieri e ricordi storici, 1830).

Se volete preparare la zuppa d’imprescia, ecco di seguito la ricetta.

Ricetta
Per il Pan di Spagna
Battete 6 uova intere con 180 g di zucchero per almeno venti minuti con lo sbattitore elettrico, devono incorporare molta aria per montare bene e gonfiare. Unite con un setaccio a poco a poco, mescolando bene 240 g di farina. Mescolate con attenzione, senza “smontare l’impasto”. Versate il composto in teglia coperta con carta forno del diametro di 24 cm. Cuocere in forno caldo preriscaldato a 180 gradi per circa mezz’ora. Fate raffreddare. Meglio se lo preparate il giorno precedente, potrete tagliarlo anche meglio.

Per la crema: A freddo unire ad un litro di latte 250 g di zucchero, 40 g d’amido, sbattere bene perché tutto si amalgami e aromatizzare con la vaniglia. Porre sul fuoco dolce e mescolare, e appena inizia ad addensare (non deve bollire) togliere dal fuoco. La zuppa va servita semiliquida, ancor tiepida, in piatti sul cui fondo sono sistemati pezzetti di morbido pan di Spagna (o savoiardi) imbevuti di liquore dolce. Per decorare: Decorate con pezzettini di zuccata, pistacchi tritati, scaglie di cioccolata fondente,cannella a piacere. Servite fredda.
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