A Palermo le nuove sfide del giornalismo: "Costruiamo il futuro della professione"
La Fondazione Giornalismo Mediterraneo ETS apre un dialogo con i cronisti alla Gam di Palermo, giovedì 9 aprile. L'intervista al presidente Giorgio Romeo
Giorgio Romeo, presidente della Fondazione Giornalismo Mediterraneo ETS
«I giornali sono in crisi, il giornalismo no». Sembra un gioco di parole ma in realtà è molto di più. Dentro ci sono termini come fiducia, servizio pubblico, rapporto con il territorio e le comunità. C'è un bisogno sempre crescente di informazione di qualità costruita e fondata sul rapporto con i cittadini, che però oggi entrano in contatto con le notizie in maniera diversa.
Dalla Sicilia oggi arrivano nuove spinte verso un altro approccio al mondo della comunicazione, che vuole trasformare l'Isola in un punto di riferimento per il giornalismo, aperto al confronto con i cronisti che ogni giorno operano nel locale, in sinergia con il settore a livello internazionale. Per questo la Fondazione Giornalismo Mediterraneo ETS apre un dialogo con i giornalisti alla Gam di Palermo, giovedì 9 aprile alle 17.00.
«Dopo otto anni di lavoro, abbiamo creato la Fondazione Giornalismo Mediterraneo ETS per costruire uno spazio di confronto e lavoro sul nostro mestiere - spiega Giorgio Romeo, presidente della Fondazione e direttore del Sicilian Post - . Una realtà senza scopo di lucro, indipendente, promossa da giornalisti e professionisti dell’informazione con percorsi diversi. Molto spesso sentiamo parlare di "crisi del giornalismo" ma nella sua funzione sociale il giornalismo è vivo e necessario. Le persone hanno bisogno di buon giornalismo, che è servizio e non solo storytelling o creazione di contenuti».
In questo contesto c'è un altro dato che non si può ignorare: il modo in cui spesso i giovani cronisti si approcciano all'informazione e che oggi, secondo la Fondazione, deve essere indirizzato verso nuovi strumenti e opportunità, verso orizzonti che mettano in sinergia realtà diverse ma connesse, dal locale al globale.
La Fondazione nasce per dare continuità a questo lavoro. È promossa da sei figure con esperienze diverse: Giorgio Romeo (direttore Sicilian Post), Giovanni Zagni (direttore Pagella Politica), Annalisa Monfreda (già direttrice di Donna Moderna), Laura Silvia Battaglia al-Jalal (coordinatrice scuola di giornalismo Università Cattolica di Milano), Guido Tiberga (già caporedattore La Stampa), Giuseppe Di Fazio (responsabile Avvenire Catania).
Ciò che è veramente in crisi, sottolinea il presidente della Fondazione, sono «i modelli di business dei giornali tradizionali. Oggi siamo davanti a sfide come il digitale o l'intelligenza artificiale e occorre trovare un nuovo approccio che ci consenta di vivere nel nostro tempo, senza snaturare la nostra professione ma trovare una sostenibilità, come ad esempio spiegare come accedere a dei fondi filantropici per farsi finanziare un'inchiesta. Con la Fondazione non vogliamo salvare un'industria, ma lavorare sulla funzione sociale del giornalismo, per fare in modo che si possa fornire un servizio alle persone che sia impattante, ovvero trasportare ciò che tradizionalmente fa parte del "buon giornalismo" in un contesto in cui la gente si informa diversamente».
La fondazione promuove il Workshop “Il giornalismo che verrà”, alla sua ottava edizione, che anche quest'anno continua a essere uno spazio di formazione e confronto per chi vuole entrare nel mondo dell’informazione o ripensarne pratiche e strumenti. Tra questi ci sono colleghi che hanno trovato lavoro, progetti editoriali nati lungo il percorso gratuito, costruito per tenere insieme metodo, sperimentazione e lavoro sul campo, in dialogo con professionisti del giornalismo e della comunicazione a livello nazionale e internazionale. Nel 2026 il workshop si articola in due percorsi distinti, pensati per accompagnare sia chi si avvicina al giornalismo sia chi già lavora nel settore e desidera approfondire strumenti, linguaggi e modelli con 30 borse di studio a copertura totale. Consulta qui i bandi.
«Pensiamo sia il momento di guardare avanti: non con un ottimismo ingenuo, ma con un’idea di futuro concreta, costruita insieme - aggiunge Romeo - considerato che ci sono molti giovani brillanti e tante idee per favorire scambi e contesti che possono far crescere progetti anche imprenditoriali. Il mondo dell'informazione dei giovani lettori è cambiato e lo è anche per molte persone che appartengono alle generazioni precedenti. Un punto da cui partire è che non abbiamo bisogno di più informazione, ma di più qualità, di un tipo di comunicazione che abbia un impatto concreto. Dobbiamo tornare a una dimensione in cui il giornalismo vive nel presente. Non possiamo ignorare, ad esempio, l'esistenza dell'Intelligenza artificiale ma dobbiamo capire come poterla mettere a servizio del lettore. Siamo un ente di terzo settore che intende dialogare con chi fa informazione, una realtà totalmente aperta al confronto e allo scambio».
Accanto a questo, la Fondazione ha promosso momenti di confronto internazionale come la 10 Points Unconference, che ha riunito a Catania decine di professionisti da diversi Paesi. «Una non-conferenza, appunto, con 40 partecipanti che si sono ritrovati in Sicilia a lavorare attorno a un tema comune come il giornalismo locale, elaborando un manifesto di 10 punti chiave. Una cosa analoga all'appuntamento che si tiene a Palermo giovedi prossimo dove vorremmo confrontarci coi colleghi in che modo da fare "massa critica", metterci a servizio delle persone e riportare la Sicilia al centro del Mediterraneo».
L’idea è «contribuire a costruire nel Mediterraneo una zona franca per i giornalisti, una sorta di hub - conclude - perchè operino in modo sereno in uno spazio complesso, tra popoli in conflitto, penso al Libano, e popoli che dialogano tra le due sponde. Ma anche lavorare qui, in Sicilia, con chi questo mestiere lo fa ogni giorno».
Dalla Sicilia oggi arrivano nuove spinte verso un altro approccio al mondo della comunicazione, che vuole trasformare l'Isola in un punto di riferimento per il giornalismo, aperto al confronto con i cronisti che ogni giorno operano nel locale, in sinergia con il settore a livello internazionale. Per questo la Fondazione Giornalismo Mediterraneo ETS apre un dialogo con i giornalisti alla Gam di Palermo, giovedì 9 aprile alle 17.00.
«Dopo otto anni di lavoro, abbiamo creato la Fondazione Giornalismo Mediterraneo ETS per costruire uno spazio di confronto e lavoro sul nostro mestiere - spiega Giorgio Romeo, presidente della Fondazione e direttore del Sicilian Post - . Una realtà senza scopo di lucro, indipendente, promossa da giornalisti e professionisti dell’informazione con percorsi diversi. Molto spesso sentiamo parlare di "crisi del giornalismo" ma nella sua funzione sociale il giornalismo è vivo e necessario. Le persone hanno bisogno di buon giornalismo, che è servizio e non solo storytelling o creazione di contenuti».
In questo contesto c'è un altro dato che non si può ignorare: il modo in cui spesso i giovani cronisti si approcciano all'informazione e che oggi, secondo la Fondazione, deve essere indirizzato verso nuovi strumenti e opportunità, verso orizzonti che mettano in sinergia realtà diverse ma connesse, dal locale al globale.
La Fondazione nasce per dare continuità a questo lavoro. È promossa da sei figure con esperienze diverse: Giorgio Romeo (direttore Sicilian Post), Giovanni Zagni (direttore Pagella Politica), Annalisa Monfreda (già direttrice di Donna Moderna), Laura Silvia Battaglia al-Jalal (coordinatrice scuola di giornalismo Università Cattolica di Milano), Guido Tiberga (già caporedattore La Stampa), Giuseppe Di Fazio (responsabile Avvenire Catania).
Ciò che è veramente in crisi, sottolinea il presidente della Fondazione, sono «i modelli di business dei giornali tradizionali. Oggi siamo davanti a sfide come il digitale o l'intelligenza artificiale e occorre trovare un nuovo approccio che ci consenta di vivere nel nostro tempo, senza snaturare la nostra professione ma trovare una sostenibilità, come ad esempio spiegare come accedere a dei fondi filantropici per farsi finanziare un'inchiesta. Con la Fondazione non vogliamo salvare un'industria, ma lavorare sulla funzione sociale del giornalismo, per fare in modo che si possa fornire un servizio alle persone che sia impattante, ovvero trasportare ciò che tradizionalmente fa parte del "buon giornalismo" in un contesto in cui la gente si informa diversamente».
La fondazione promuove il Workshop “Il giornalismo che verrà”, alla sua ottava edizione, che anche quest'anno continua a essere uno spazio di formazione e confronto per chi vuole entrare nel mondo dell’informazione o ripensarne pratiche e strumenti. Tra questi ci sono colleghi che hanno trovato lavoro, progetti editoriali nati lungo il percorso gratuito, costruito per tenere insieme metodo, sperimentazione e lavoro sul campo, in dialogo con professionisti del giornalismo e della comunicazione a livello nazionale e internazionale. Nel 2026 il workshop si articola in due percorsi distinti, pensati per accompagnare sia chi si avvicina al giornalismo sia chi già lavora nel settore e desidera approfondire strumenti, linguaggi e modelli con 30 borse di studio a copertura totale. Consulta qui i bandi.
«Pensiamo sia il momento di guardare avanti: non con un ottimismo ingenuo, ma con un’idea di futuro concreta, costruita insieme - aggiunge Romeo - considerato che ci sono molti giovani brillanti e tante idee per favorire scambi e contesti che possono far crescere progetti anche imprenditoriali. Il mondo dell'informazione dei giovani lettori è cambiato e lo è anche per molte persone che appartengono alle generazioni precedenti. Un punto da cui partire è che non abbiamo bisogno di più informazione, ma di più qualità, di un tipo di comunicazione che abbia un impatto concreto. Dobbiamo tornare a una dimensione in cui il giornalismo vive nel presente. Non possiamo ignorare, ad esempio, l'esistenza dell'Intelligenza artificiale ma dobbiamo capire come poterla mettere a servizio del lettore. Siamo un ente di terzo settore che intende dialogare con chi fa informazione, una realtà totalmente aperta al confronto e allo scambio».
Accanto a questo, la Fondazione ha promosso momenti di confronto internazionale come la 10 Points Unconference, che ha riunito a Catania decine di professionisti da diversi Paesi. «Una non-conferenza, appunto, con 40 partecipanti che si sono ritrovati in Sicilia a lavorare attorno a un tema comune come il giornalismo locale, elaborando un manifesto di 10 punti chiave. Una cosa analoga all'appuntamento che si tiene a Palermo giovedi prossimo dove vorremmo confrontarci coi colleghi in che modo da fare "massa critica", metterci a servizio delle persone e riportare la Sicilia al centro del Mediterraneo».
L’idea è «contribuire a costruire nel Mediterraneo una zona franca per i giornalisti, una sorta di hub - conclude - perchè operino in modo sereno in uno spazio complesso, tra popoli in conflitto, penso al Libano, e popoli che dialogano tra le due sponde. Ma anche lavorare qui, in Sicilia, con chi questo mestiere lo fa ogni giorno».
|
Ti è piaciuto questo articolo?
Seguici anche sui social
Iscriviti alla newsletter
|
GLI ARTICOLI PIÚ LETTI
-
ARTE E ARCHITETTURA
A Palermo riapre il monastero di Santa Caterina: dopo 100 anni "torna" Van Dyck
di Maria Oliveri










Seguici su Facebook
Seguici su Instagram
Iscriviti al canale TikTok
Iscriviti al canale Whatsapp
Iscriviti al canale Telegram




